Kant

Immanuel Kant nasce a Konigsberg nel 1724.

La riflessione di Kant sulla morale viene affrontata nell’opera “Fondazione della metafisica dei costumi (1785)”. Con tale opera, Kant si pone il problema della fondazione della moralità.

La filosofia, per Kant, si divide in tre ambiti:

  • logica
  • fisica
  • etica.

La logica è strettamente formale ed è priva di un oggetto, in quanto è unicamente legata alle leggi del ragionamento. E’ compito, quindi, della filosofia indagare sulla fondazione della fisica e dell’etica.

Con l’opera “Critica della ragion pratica” vengono enunciate tre formule dell’imperativo categorico.

La prima formula recita: “Opera in modo che la massima della tua volontà possa sempre valere in ogni tempo come principio di una legislazione universale”. Con questa formula Kant ci fornisce un criterio per stabilire se il nostro comportamento è conforme alla morale.

Con la seconda formula afferma: “Agisci in modo da trattare l’umanità, sia nella tua persona sia in quella di ogni altro, sempre anche come fine e mai semplicemente come mezzo”. La formula che Kant enuncia vuole prescrivere di trattare sempre gli altri in modo da rispettarne la dignità, di rispettarli in quanto persone.

La terza formula dell’imperativo categorico precisa che la ragione garantisce anche l’autonomia della morale: “non compiere alcuna azione secondo una massima diversa da quella suscettibile di valere come legge universale, cioè tale che la volontà, in base alla massima, possa considerare contemporaneamente se stessa come universalmente legislatrice”. Le morali che non sono autonome (cosiddette morali eteronome) sono fortemente criticate da Kant. 

I motivi che determinano il nostro comportamento, afferma Kant, possono essere:

  • soggettivi (validi per il singolo individuo);
  • oggettivi (validi per tutti);
  • interni (ispirati dalla nostra interiorità);
  • esterni (relativi all’ambiente).

La morale kantiana è definita “morale dell’intenzione” in quanto, il bene e il male sono considerati non in riferimento all’azione e alle conseguenze da essa prodotte, bensì dalla volontà dell’individuo.Il suo pensiero è così mirabilmente descritto:”Due cose riempiono l’animo di ammirazione e venerazione sempre nuova e crescente, quanto più spesso e più a lungo la riflessione si occupa di esse: il cielo stellato sopra di me, e la legge morale dentro di me. Queste due cose io non ho bisogno di cercarle e semplicemente supporle come se fossero avvolte nell’oscurità, o fossero nel trascendente, fuori del mio orizzonte: io le vedo davanti a me e le connetto immediatamente con la coscienza della mia esistenza (Immanuel Kant, Critica della ragion pratica).

Lascia un messaggio

La registrazione non è richiesta.