Intervista a Francesco Ghezzi

L’incontro del 27 Marzo.

Racconta Francesco Ghezzi: ‘Nella giornata del 27 Marzo è stato organizzato un incontro aperto a tutti, dalle 10.30 alle 11.30 del mattino, su Meet.
Durante l’incontro è stato fatto un lavoro di training teatrale di tipo immersivo (adatto a qualsiasi livello di partenza) e quattro chiacchiere sul teatro.
Accessibile a tutti perché abbiamo pensato ad una celebrazione della natura “collettiva” del teatro, della sua specificità come luogo di incontro e di scambio.

Questa data, che avrebbe potuto essere un’occasione straordinaria per pensare seriamente e con competenza alle futuro del teatro e, più in generale del comparto dell’arte in Italia, ha messo in luce, ancora una volta, la gravità della situazione: una delle battaglie indispensabili sarebbe pretendere attenzione ma anche competenza da parte delle istituzioni.
Crediamo che non sia più accettabile far ricoprire determinati ruoli – dal Ministro della Cultura fino all’Assessore dell’ultimo paesello – a chi sa poco o niente di come si producono e si creano arte e cultura.
Il Ministro, che ha promesso poco più di un mese fa la riapertura dei teatri proprio nella data del 27 marzo – senza mancare di sottolineare il carico di valore simbolico – immaginando che si sarebbe potuto in meno di un mese mettere in piedi un cartellone, con una capienza al 25% (lungi dal fare un favore a un settore ormai in ginocchio), ha dimostrato solo di non conoscere il meccanismo del settore teatro.

Potrebbe far anche sorridere, se la situazione non fosse ormai così seria, il fatto che pochi giorni dopo l’annuncio di Franceschini, si dichiarasse invece nuovamente la necessità di tornare tutti in zona rossa (come se un Ministro della Repubblica non avesse sentore delle decisioni che si stavano prendendo nell’ufficio accanto al proprio…).

La buona volontà non basta più, il mettercela tutta non basta più.
Occorre gente competente!
È questa situazione che, ancor prima della chiusura dei teatri, ha tolto ossigeno al futuro, perché ha avvilito tutti coloro che con grandi sacrifici e sforzi dedicano davvero la propria vita al teatro, all’arte, alla cultura.

E sembrerà retorico, ma anche ai più giovani che si avvicinano al teatro con passione, umiltà e speranza, cosa dovremmo raccontare?

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