Intervista a Annamaria Spina

Annamaria Spina ha nei suoi occhi scuri e nei suoi capelli mossi i colori della sua Sicilia, il sole intenso di quella terra. Ed ha uno spirito solare anche mentre racconta il baratro buio dove si trovò anni fa.

Annamaria Spina (dal Web)

Quei suoi occhi, la sua bellezza mediterranea l’hanno portata fin da giovanissima nel mondo dello spettacolo e ha iniziato la sua carriera come attrice, di teatro prima o poi nel cinema. Prestando il volto a donne intense, combattive, come nel pluripremiato “Il Traditore” di Marco Bellocchio con Pierfrancesco Favino – giusto per citare uno dei più recenti.
Diversi i riconoscimenti per il suo impegno, come il “Premio internazionale Livatino per la lotta alla violenza di genere” ricevuto nel 2016 e il “Premio Giovanni Paolo II per la carriera e l’impegno sociale” nel 2018. Nel 2019 una nuova campagna di sensibilizzazione prende spunto da un cortometraggio che ha prodotto e poi presentato al festival di Taormina dal titolo “Sei Mia”. Un messaggio diretto e chiaro, condensato in due semplici parole. Tradotto anche in altre lingue e diventato un messaggio internazionale.
Ma partiamo dall’inizio. Insieme a lei.

Annamaria Spina (dal Web)

Grazie Annamaria per questa tua disponibilità e anche per la tua determinazione.
Raccontaci della tua carriera artistica. Com’è iniziata?

Posso dire che la mia carriera artistica è iniziata quasi al momento della mia nascita , nel senso che la passione per la recitazione è nata con me.
Sin da piccina, giocavo allo specchio a fare l’attrice e ricordo pure che una delle prime parole che ho pronunciato, a quasi due anni , fu proprio ” Attrice”. Un tuo collega, mi definì in un articolo” Attrice per vocazione”.
Ti ho chiesto dei tuoi inizi nel mondo dello spettacolo, perché è proprio in quel momento ti sei innamorata di un ragazzo. Un colpo di fulmine.
Come ti ho detto, ho iniziato a frequentare i teatri quasi da subito, addirittura all’eta’ di 4 anni, chiaramente è stato un crescendo di esperienze sempre più coinvolgenti. Nino l’ho incontrato quando avevo già circa 22 anni.All’inizio era un rapporto vissuto come tanti ragazzi : spensierato e sincero, ma il mio amore sviscerato per lo spettacolo mi portava a concentrarmi quasi esclusivamente su quello che era il mio desiderio più grande ovvero dedicarmi alla mia carriera  artistica. Ero determinata e ambiziosa. Lui era geloso e possessivo : era sbagliato come vestivo, come parlavo, come respiravo…io ero sbagliata , inadatta.

Le sue attenzioni però poi ad un certo punto si sono fatte soffocanti…Si. Le sue morbose attenzioni, le sue assurde richieste di lasciare il mio mondo diventavano sempre più incalzanti, ossessive, patologiche.
Compresi, dopo poco tempo, che il nostro rapporto non poteva avere un futuro e decisi di lasciarlo. Ciò mi costo’ quasi la vita.

Come hai avuto il coraggio, forza di reagire? Come hai fatto a liberarti dal tuo aguzzino?

Non ci si libera mai di un aguzzino. Chi subisce violenza, qualsiasi forma di violenza , spesso finisce quasi per accettarla passivamente, come fosse una malattia con la quale, nel tempo, sei riuscita a convivere. 
L’ “accettazione” in molti casi, per vari motivi, è inevitabile e anche quando pensi di esserci riuscita in realtà la violenza subita ti rimane dentro. Non puoi liberarti di ciò che è già accaduto, puoi solamente “ottimizzare” un’esperienza negativa, come ho fatto io.
Da anni, combatto per la tutela delle donne. Dove trovo il coraggio e la determinazione? Nella Fede in Dio e in me stessa . 

Lo Stato, la legge ti ha aiutato in quel momento. Ma successivamente?
Come può lo Stato aiutare le donne che si trovano in una situazione come la tua? Quando l’Amore Tossico diventa davvero un veleno dal quale uscire…
Sulla base della mia esperienza dico che Lo Stato deve proteggere meglio le donne. Necessitano strutture in grado di assisterle ai primi sintomi e poi occorrono pene certe e sicure. Una donna che denuncia violenza deve, immediatamente essere protetta, aiutata e seguita da tutti i punti di vista, morali, sociali ed economici. Già nel passato mi sono fatta portavoce di un disegno di legge presentato al Senato per la “certezza della pena” e continuo ad impegnarmi affinché qualcosa cambi. 
Per  quanto riguarda l’amore tossico, si può e si deve riconoscere subito: anche quando un uomo, soprattutto all’inizio, somiglia ad un principe, nei modi e nelle attenzioni, occorre maggiormente stare attenti ai piccoli segnali, il più delle volte rivelatori di un Mostro malefico. Il vero amore è sensibilità, disponibilità e ascolto, Non ossessione !

Questa storia incredibile, dolorosissima – non solo fisicamente, ma moralmente – l’hai riportata in una piece che hai scritto.Si, non subito ma negli anni, ho deciso che era giusto e doveroso raccontare questa mia dolorosa vicenda e ne ho costruito una pièce teatrale e cinematografica dal titolo “SEI MIA”.
Questo titolo è stato fortemente voluto da me ed è la sintesi non solo della mia storia ma di quella di tutte le donne che, come me, hanno subito violenza. L’esperienza che ho acquisito negli anni, ascoltando anche le storie di tante altre donne, mi ha portata ad essere determinata nella mia convinzione : l’Amore Vero è Essenza e non possesso.

Campagna “Mai dire Sei Mia” di Città Nuova (dal Web)

Questo messaggio è diventato internazionale: con la rivista “Città Nuova” legata al movimento dei focolari, stai facendo un percorso molto interessante.
In queste ultime settimane, insieme alla giornalista spagnola Candela Copparoni di “Città Nuova” (rivista legata al movimento del focolari, fondato da Chiara Lubich), sto sviluppando una nuova campagna sociale internazionale dal titolo “Mai dire sei mia” ispirata al mio cortometraggio.
Lo spirito è quello di invitare tutte le donne dei paesi del mondo a sostenere la campagna  per la difesa delle donne, mettendoci la faccia e facendosi  fotografare con lo slogan del progetto di prevenzione alla violenza così come ho iniziato a fare anche io.Credo che soprattutto in questo momento storico, dove molte famiglie sono costrette, a causa del covid, ad una convivenza forzata, e dove quasi ogni giorno muore una donna uccisa dal proprio carnefice, dobbiamo attivarci per smuovere le coscienze. Mai dire sei mia!.. Questo messaggio, mi auguro diventi slogan di riflessione introspettiva per tutta l’umanità….non solo per le donne. Desidererei, soprattutto, l’adesione degli uomini. Solo con una fitta rete di presenze maschili nella campagna, avrò contribuito alla pace nel mondo. Me lo auguro con tutta l’anima e voglio pensare in positivo perché sento che la presenza di Dio è perennemente vicino al mio percorso terreno.

Penso che interpretare una situazione così dolorosa, così toccante ti abbia veramente richiesto un lavoro su te stessa.
Cosa diresti alla Annamaria che eri allora?
Per quanto io sia un’attrice professionista, credimi che parlare della mia esperienza non è mai un’interpretazione. Quell’episodio provoca sempre in me un profondo sgomento, ma so bene che solo comunicando la mia sofferenza riesco a far capire il vero senso della vita. 
Guardandomi allo specchio rivedo me stessa anni fa.Provo tenerezza per quella giovane ragazza di nome Annamaria. Oggi Lei non esiste più, è stata uccisa l’ingenuità della sua giovinezza. La donna che sono oggi è forte e determinata ma soprattutto consapevole e innamorata dell’Essenza della Vera Vita. 

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