Storie di donne straordinarie: Dagmar Meneghello e Palmizana – Un viaggio nel sogno della famiglia Meneghello attraverso cento anni di storia, cultura e arte

Palmizana è un’isola, una storia, una favola, un sogno. Ed una straordinaria  monografia, “Palmizana – La Saga della Quintessenza. La Pietra in Fiore”, unica nel suo genere che abbraccia la tradizione ultracentenaria di una famiglia, i Meneghello, le meraviglie della natura dalmata, l’arte e la poesia più rappresentative di questa terra: la Quintessenza del Mediterraneo tra passato e futuro. Tradotto anche in lingua italiana il volume è stato curato da Dagmar Meneghello, autrice, Tarin Meneghello, editore, Ivo Pervan, fotografo e Silvio Ziliotto, traduttore. 

La monografia non è  solo il racconto di un viaggio o lo spunto per un viaggio in una terra meravigliosa, ma la scoperta o meglio la riscoperta di una cultura dal forte passato e protesa verso il futuro.

Ho sempre cercato di avere delle belle intuizioni per offrire ai miei lettori delle proposte di viaggio diverse dalle solite, ho sempre cercato l’aspetto culturale, storico e artistico oltre a quello puramente turistico, ho sempre fortemente cercato l’aspetto umano nelle mie ricerche ed ho caratterizzato le mie esplorazioni con la sensibilità di un viaggiatore istruito, colto, profondo, particolarmente desideroso di portare a compimento, con il suo viaggio, una esperienza ricca ed indimenticabile. E’ stato un caso, è stata fortuna, è stata una felice, armoniosa, brillante intuizione o qualcosa di più, non lo so, eppure l’incontro con i Meneghello e con Palmizana è stato tutto ciò e molto altro ancora. Perché, ad esempio, non avevo previsto la magia e la meraviglia che hanno caratterizzato e completato la mia conoscenza, che mi hanno convinto a scrivere, parlare, raccontare una realtà che definisce un paese, una cultura, una identità, personaggi fortemente legati alla propria terra e alla propria tradizione che hanno difeso, tutelato e protetto a costo di enormi sacrifici, spogliando la propria anima a volte per vestire una coscienza popolare spesso impoverita e mutilata.

La monografia “Palmizana – La Saga della Quintessenza – La Pietra in Fiore” mi ha avvicinata ad una cultura che conoscevo poco, e sono molto lieta di essere stata proprio io, una giornalista italiana, a presentarla in Italia, perché credo fermamente nella necessità di noi italiani di avvicinarci o riavvicinarci al recupero di questo paese. Condividiamo una storia, una frontiera d’acqua, un comune destino. Il mediterraneo non è solo un luogo fisico né un confine, è una grande cerniera che ci unisce, è una ipotesi politica piena di fascino e certamente di futuro.

Viviamo in un unico spazio, con delle similitudini culturali molto forti, nonostante questo il bacino mi appare fermo, chiuso, immerso in tanti malintesi che occorre superare, e un volume come Palmizana di certo può agevolare, può contribuire ad una volontà di fare chiarezza e di ritrovarsi, una volontà che le nostre coscienze dovrebbero sentire l’urgenza di assecondare.

Questo il merito più grande che riconosco alla monografia, già interessante dal punto di vista narrativo, storico, fotografico, turistico, ma ancor più importante e significativa per il profondo messaggio che racchiude in sé, che comunica a chi se ne avvicina pur con altri intenti ed interessi. Il messaggio della monografia è quello di stimolare l’approfondimento di una cultura che in pochi conoscono veramente.

Ho avuto enormi difficoltà ad iniziare il mio reportage, poiché ci sono centinaia di modi differenti per parlare di questa importante monografia, così come ci sono centinaia di modi differenti per vivere Palmizana.

Io l’ho vissuta inizialmente attraverso le straordinarie fotografie di Ivo Pervan, inviatemi da Tarin Meneghello, il fotografo delle immagini contenute nella monografia, uno dei maggiori fotografi croati, documentarista, paesaggista. Espone in tutto il mondo, versatile, completo, un vero e proprio artista della luce, che spazia dalla macrofotografia ai controluce, alle panoramiche suggestive alla ritrattistica. Prezioso anche il grande impegno della cara amica di Dagmar Meneghello, Amra, artista di Sarajevo, art designer della monografia “Palmizana”.   

Ho proseguito la mia conoscenza di Palmizana attraverso i contenuti della monografia di oltre 400 pagine, tra saggi, scritti, contributi letterari di prosa e poesia donati dai più importanti letterati croati nell’arco di quarant’anni, attraverso la preziosa collezione di arte moderna croata di Dagmar Meneghello, l’ho vissuta in un appartamento di Milano durante l’intervista a Dagmar che continuava a ripetermi “E’ sbagliato in questo modo, è sbagliato perché questa intervista la stiamo facendo in un appartamento di Milano”, perché temeva io non sapessi e non potessi comprendere i colori, i profumi, gli odori di Palmizana. 

Eppure io conoscevo già l’isola, l’avevo vista già molto tempo prima del mio incontro con Dagmar, ero stata già molte e molte volte sulla terrazza di Palmizana, mentre ne leggevo la storia, mentre scrivevo il mio reportage, mentre qualcosa stava accadendo ed io non comprendevo bene cosa né la motivazione. 

Ho conosciuto una donna intelligente, di una terra intelligente, di una famiglia intelligente, di una cultura intelligente, e ne ho fatto tesoro per trovare spunti di riflessione, per approfondire la mia conoscenza, per arricchire il mio animo.

Volevo scrivere un reportage turistico per un settimanale di viaggi e mi sono ritrovata a chiedermi il perché di mille cose, con il desiderio fortissimo di comprendere meglio un linguaggio a me sconosciuto, quello della poesia, della letteratura, dell’arte croata.

Io vedo in questo un incredibile risultato comunicativo, di una famiglia che da oltre cento anni ha voluto, attraverso il turismo, portare la ricchezza culturale della sua terra, in tutto il mondo, oltre i confini, oltre i limiti, le difficoltà, le censure e le brutture di un periodo storico delicato e complesso.

Questa monografia ci pone davanti ad una visione turistica rafforzata dall’aspetto culturale, un impegno quello della famiglia Meneghello per uno sviluppo turistico intelligente.

La storia dei Meneghello e di Palmizana, scrivevo, inizia molto tempo fa:

“Tanto, tanto tempo fa Poseidone si invaghì di una ninfa incantevole che danzava nei boschi e vicino alle sorgenti, nata dalle acque del cielo che cadevano su Palmizana”

Ma per tornare ai nostri giorni potremmo iniziare così

Tanto tanto tempo fa Venezia non era solo una città, ma il cuore del potere e della volontà di espandersi oltre l’estremo confine conosciuto del mondo. I veneziani partivano alla conquista di città esotiche, così i Meneghello lasciarono la città della laguna e si avventurarono in viaggi alla volta di terre inesplorate. Matteo conquistò una grande proprietà sulla piccola e desolata isola di San Clemente, posta di fronte a Hvar, pare per amore di una donna. Il suo nome divenne Palmizana. Era il 1700. Una sfida quasi impossibile già d’allora, quando la tenuta era praticamente inaccessibile, un’isola di terreno arido e sterile, abbandonata alle lunghe siccità estive ed alle piogge salate invernali. Inizia così l’avventura dei Meneghello.

Nel 1807 Gian Battista Meneghello lega per sempre il destino della famiglia a queste terre e ad un preparato miracoloso, denominato la Quintessenza, un balsamo a base di rosmarino, popolare medicina per oltre 200 anni, presente in ogni casa del mediterraneo come panacea di tutti i mali, per la guarigione delle pene dell’anima e del corpo, quasi una premonizione, l’anticipazione di ciò che Palmizana avrebbe rappresentato, non come preziosa essenza racchiusa in una bottiglietta di vetro, ma come luogo della nuova quintessenza quella creata dalla perfetta armonia tra natura e cultura, tra bellezza ed esoticità.

La prima attività turistica risale però al 1906 con il prof. Eugen Meneghello che creò un ambiente confortevole prima per i suoi amici e poi per gli ospiti. Si deve a lui la creazione dal niente di un giardino botanico sul terreno roccioso dell’isola. Con lui hanno inizio una serie di attività turistiche del tutto particolari salutate dalle guide internazionali dell’epoca come la rivoluzione copernicana del turismo. Lunghe passeggiate trasformate in vere e proprie lezioni di botanica, la pesca come ritorno alla civiltà perduta dell’antica Grecia, la caccia svolta secondo i precetti della cavalleria medievale, la produzione di champagne ecologico.

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