Storie di donne straordinarie: Dagmar Meneghello e Palmizana – Un viaggio nel sogno della famiglia Meneghello attraverso cento anni di storia, cultura e arte

Nei secoli e sino ad oggi Palmizana è stata passione e dannazione per la famiglia Meneghello che con lotte e sacrifici ha completato un verde paradiso ecologico, un santuario lontano dallo stress della civiltà moderna.

Il primo contatto con Palmizana è il profumo della sua vegetazione lussureggiante, la natura è indiscutibilmente l’elemento più prezioso, un miracolo se si pensa al sassoso possedimento acquistato da Matteo oltre 300 anni fa.

Piante esotiche importate da molto lontano che si sono adattate e sono mutate producendo varietà che è impossibile trovare altrove. Più di cento specie di piante rigogliose, oltre cinquanta piccole insenature, di spiagge e di scogli, un fondale marino ricco di pesci, coralli, laghi sottomarini e reperti antichi, baie e golfi, un paradiso incontaminato che possiamo osservare da ogni visuale possibile: questa è l’isola custodita da Toto Meneghello che continuò il sogno di suo padre, il Prof. Eugen, rimanendo legato all’isola per dedicarsi alla rinascita di quella ereditata tradizione all’ospitalità. Dalla pietra crea uno dei giardini esotici più belli e più ricchi dell’Adriatico, un rifugio per l’anima e per il corpo lontano da tutte le comodità della civiltà moderna. 

Sua moglie Dagmar, giornalista di Zagabria, una donna di azione e pensiero, dall’animo profetico, ed i suoi figli, Tarin, Romina e Djenko, ora curano la tenuta come un giardino dell’Eden con un stile personale, famigliare, accogliente e caloroso. Ogni mattina Djenko va in barca per comprare il pesce fresco che viene poi servito nella terrazza sulla spiaggia arredata con tovaglie colorate, sculture ricavate di legni portati dai flutti e dipinti donati dagli artisti in visita.

Nella pineta secolare sorgono bungalows, ville e appartamenti, tutte costruzioni differenti l’una dall’altra, case pittoresche decorate e arricchite con opere originali di arte contemporanea croata. 

La tenuta accoglie gli ospiti oggi come un tempo, offrendo un ambiente discreto e spirituale, intimamente in armonia con l’atmosfera delle Spalmadore, sebbene si sia reso necessario un tributo di base al modernismo. Grazie all’impegno di Toto Meneghello, ora l’isola, pur rimanendo sulla guida delle pensioni-oasi, permette di godere di qualche confort in più, legato alla necessità dei nuovi tempi: egli costruì cisterne per l’acqua, terrazze per la raccolta dell’acqua piovana, impianti sanitari, stanze con i bagni, una strada di pietra che collega le due baie di Palmizana, piccoli moli per l’approdo delle barche e si occupò della vegetazione esotica lussureggiante.

Ma l’isola rimane sempre un luogo selvaggio e poco adatto ai turisti troppo esigenti fisicamente: l’acqua, fornita tramite nave cisterna, viene razionata, l’energia elettrica è dosata da un generatore di corrente.

E’ dell’anima che si prende cura Palmizana.  

Palmizana è l’imprevedibilità della vita stessa, lo stupore e la meraviglia di ciò che accade inconsapevolmente, la possibilità di prendere altri itinerari, oltre a quelli prefissati, non solo itinerari fisici ma percorsi del sapere: mentre sulla terrazza Dagmar racconta un po’ di storia della sua famiglia e della sua terra, la narrazione si arricchisce, incalza, appassiona, e nel frattempo arriva un risotto ai frutti di mare, una gustosa aragosta, una zuppa di pesce, pranziamo senza smettere di dialogare in un’atmosfera surreale. Al tavolo vicino al nostro sta pranzando uno dei musicisti che ha appena eseguito il matineè, i concerti di musica classica. Si tratta di artisti di fama mondiale che in altra circostanza ed in altro luogo del mondo sarebbe difficile o addirittura impossibile ascoltare perché i loro concerti sono un evento esclusivo, spesso tutto esaurito. Avviene tutto con estrema semplicità e naturalezza.

La monografia racconta ancora la storia di Palmizana attraverso la Skorpion, la galleria alla fine del mondo, nata nel 1980, lo spazio espositivo creato da Dagmar Meneghello che ha arricchito Palmizana di una nuova dimensione figurativa, artistica e creativa, di un luogo che rafforza l’identità dell’unicità. La Skorpion non è solo una galleria d’arte, ma un luogo in cui passeggiando ci si accultura e ci si avvicina con semplicità alla cultura croata e mondiale. Dagmar dopo aver collezionato opere di valore indiscusso, ricordiamo Lesiak, Kulmer, Kurtovic, Murtic, Lipovac si è rivolta soprattutto alla gioventù, come scommessa per il futuro, ha ricercato la provocazione del nuovo e del meno conosciuto, opere nate fuori dall’isola e dalle ispirazioni isolane con un unico filo conduttore, il desiderio di collegare e completare, una collezione di oltre 600 opere che offre un validissimo spaccato della creatività artistica contemporanea croata con una serie di contributi di artisti internazionali, italiani, tra cui Andrea Piccini e Ferdi Giardini, contributi tedeschi, americani.

Palmizana è ancora oggi la perfetta armonia tra natura e cultura, il contatto primitivo tra l’uomo e la terra, la gente è felice non solo perché si sente a casa sua ma perché trova anche tutto quello che manca nella propria dimora.

Gli ospiti che diventano amici, le discussioni di arte, letteratura, musica, storia fino a tarda notte, l’equilibrio ritrovato e rafforzato, pacchi di libri che provengono da tutte le parti del mondo e che rendono l’atmosfera internazionale, i pensieri che raggiungono la pienezza, la terrazza abbellita da decorazioni, fiori, opere d’arte, la musica classica dei matineè che si diffonde sino ad arrivare in alto mare, per tornare più intensa nel cuore, gli artisti che arrivano, vanno via e poi ritornano.

La storia dei Meneghello e della Croazia raccontata nella monografia e personalmente da Dagmar che quotidianamente si intrattiene con i suoi ospiti con una passione che non conosce eguali, è la dimostrazione che l’uomo con la sua creatività, il suo spirito e la sua anima, può arricchire ogni dove, può far nascere paradisi laddove ci sono pietre e rocce, Palmizana racconta di sacrifici, rinunce, lavoro e generosità, e spiega come non è l’abbandono la scelta giusta, quando la propria terra e le proprie radici sono sentite come un tutt’uno irrinunciabile con il proprio essere.

Quando il prof. Eugen Meneghello iniziò la sua opera nella parte brulla del suo possedimento era ben consapevole che non avrebbe mai potuto godere della sua bellezza e non avrebbe mai potuto riposare all’ombra dei pini che aveva piantato. Questo piacere lo proviamo noi oggi, grazie al suo impegno e alla volontà di tutti coloro che hanno proseguito la sua opera.

La monografia non è un’autocelebrazione, ma è la proposta di un’altra visione possibile offerta dal turismo croato, l’Adriatico non è solo mare, sole, ma è l’altissimo valore del patrimonio culturale e l’attuale valido potenziale della creatività dei suoi artisti, così pregevole da non meritare certo di rimanere delimitato negli stretti confini di un paese di 4 milioni di abitanti. 

La tradizione del connubio turismo e cultura, che giace in ogni testimonianza di questa terra, non è stata rovinata nemmeno dalle difficili situazioni politiche e sociali.

Sono fiduciosa, dunque, anzi certa, rassicurata dal fatto che il governo croato comprenderà l’importanza dell’opera della famiglia Meneghello diretta ad esportare la Croazia nel mondo, con la sua cultura, la sua magia, la sua tradizione ed il suo futuro. E l’Italia accoglie a braccia aperte questo messaggio e vuole contribuire alla sua diffusione.

Il messaggio di Palmizana è infine racchiuso molto bene nelle parole di Dagmar nel corso della nostra intervista, un concetto di incredibile bellezza che fu per me un vero e proprio insegnamento di vita: “Ci sono occasioni in cui ci mettiamo a parlare tutta la notte sulla terrazza e ciò che io dico è vero, è giusto, ma anche quello che dicono gli altri è altrettanto vero e giusto, pur essendo l’esatto contrario di quello che ho appena espresso io, perché ci sono tante verità, e finchè non impariamo ad ascoltare gli altri sapremo solo una parte delle cose, e forse nemmeno la più interessante”. Mi parlava con semplicità, con il suo italiano stravagante, con gli occhi sempre lucidi, velati, lo sguardo verso un punto indefinito, probabilmente guardava dalla finestra del nostro appartamento di Milano la sua Palmizana, e mi sono chiesta cosa ci fosse in quegli occhi velati, la malinconia, il dolore, la fatica, le ingiustizie subite e mai temute, mai odiate, perché come ha aggiunto concludendo l’intervista: “Bisogna saper essere ottimisti, sempre”. Erano ottimisti gli occhi velati di Dagmar. Una donna straordinaria che alla morte di suo marito Toto Meneghello, si ritrova sola e con tre figli piccoli da crescere, su un’isola in cui tutto era ancora da fare. Sarebbe stato semplice lasciare tutto e tornare a Zagabria. “Era il sogno di mio marito, non potevo andare via”. Quel sogno di Toto Meneghello oggi è diventato il sogno di tutti. Chi visita Palmizana lascia un po’ di se e porta via un pezzo di un “tutto” diventato gigante e la voglia di ritornare diventa un bisogno. Siamo tutti un po’ migliori tornando a casa, per questo mi sento di dire che il sogno della famiglia Meneghello è stato pienamente realizzato.

Lascia un messaggio

La registrazione non è richiesta.