Intervista a Massimo Papi

DermArt: l’incontro tra medicina, arte, scienza e tecnologia

Massimo Papi, il dottore dei sensi e delle immagini, racconta la sua originale intuizione 

DermArt, convegno “trasversale” di dermatologia nato dall’intuizione del dottore,  pittore e scrittore Massimo Papi, è giunto alla sua dodicesima edizione. Da oltre dieci anni  la manifestazione internazionale, che si tiene nei più suggestivi luoghi della Roma storica, riunisce medici, infermieri, biologi, cosmetologi, psicologi, appassionati d’arte, tecnologia e scienza, storici e critici d’arte, attori, musicisti, giovani curiosi, scuole ed aziende di tutto il mondo.

L’originale chiave di lettura dei segni della pelle, tra normalità e patologia, attraverso l’equilibrato utilizzo di medicina, arte, scienza e tecnologia ha dimostrato come si riveli fondamentale la compartecipazione di differenti discipline per uno studio più completo e complesso. DermArt avvicina così universi apparentemente lontani che integrandosi danno vita a modalità interpretative e osservazionali nuove e a possibilità didattico/formative originali.

Condivisione Democratica ha incontrato il dott. Massimo Papi, ideatore e direttore della manifestazione, membro del comitato scientifico di Hi-tech Dermatology e di International Journal of lower extremity wounds e  “peer rewiever” di varie riviste specializzate internazionali (Archives of Dermatology, Journal of European Academy of Dermatology, Giornale Italiano di Dermatologia).

Come e perché nasce DermArt? 

“DermArt nasce dal piacere dell’osservazione dell’arte e dalla pratica pittorica che necessita attenzione ai colori, ai dettagli e alla composizione di un’ immagine. Da questa considerazione è derivato il piacere personale d’interpretare le manifestazioni cutanee secondo gli elementi di base che le compongono: colori, linee e forme. E’ un’ operazione che tutti inconsciamente facciamo quando osserviamo con attenzione una immagine, una scena, una persona, un qualsiasi evento, situazione, oggetto, in qualsiasi campo. Gli elementi visivi (colori, linee di distribuzione e forme) sono recepiti dal nostro “cervello visivo” e, in relazione alle nostre conoscenze ed esperienze, ci consentono di comprendere cosa sia successo già prima di una diagnosi strumentale. 

La nostra esperienza di “osservatori” è per molti aspetti simile a quella che pittori e storici d’arte fanno di fronte ad un’opera d’arte che sono chiamati ad interpretare. Il nostro compito può essere assimilato al lavoro di un restauratore, che scopre strati successivi di colori e segni sull’opera d’arte fino a capire tutti gli interventi e le “stratificazioni” fatte dal pittore. Anche i dermatologi lavorano in questa maniera ripulendo la tela, intesa come “quadro clinico cutaneo” che hanno davanti, da tutte le incrostazioni e dagli strati di colore e segni fatti dalla natura o dagli interventi di altri, prima di arrivare a comprendere il problema che presenta il paziente”.

Qual è stata l’evoluzione di DermArt negli anni in relazione alla tecnologia? 

“L’evoluzione di DermArt è stata determinata dalla progressiva scoperta delle Neuroscience e in particolare della Neuroestetica che studia i rapporti tra l’osservazione delle immagini artistiche e il funzionamento del cervello come recettore ed elaboratore dell’immagine.

Le nuove acquisizioni in questo campo hanno creato una serie di elementi trasferibili anche all’attività osservazionale dei medici e dei dermatologi in particolare.

La possibilità di registrare, con sistemi computerizzati, i movimenti degli occhi quando osserviamo una superficie  (in questo caso la cute), ha indotto lo sviluppo della tecnica di eye tracking che può essere utilizzata anche in dermatologia per comprendere come osserviamo e cosa vediamo”.

Due importanti argomenti trattati da DermArt, l’eye tracking e con-tatto, hanno dimostrato come il convegno riveli tratti di anticipazione importanti, considerando l’uso della tecnologia nel senso di indispensabile strumento interpretativo delle nuove realtà. 

Con-tatto

“I sensi hanno tuttora un ruolo primario nella dermatologia clinica, anche in quelle patologie che per essere definite hanno bisogno di diagnosi con metodiche tecnologicamente avanzate.  

Nel 2012 è nato il progetto “Con_tatto” con l’obiettivo, condiviso dagli ideatori Alessio Gismondi (designer/faber del legno – Azienda Codice-a-barre) ed il sottoscritto, di trasferire le patologie dermatologiche dall’esclusivo settore medico al campo dell’arte con lo scopo di aiutare le persone a riflettere, con delicatezza, sul tema delle malattie cutanee. A tal fine, Alessio Gismondi ha progettato e prodotto un mobile-tipo, in una serie limitata di nove esemplari. Il design del mobile si ispira al tronco umano, con delle gambe che staccano il corpo del contenitore da terra. Ciascun complemento antropomorfo è reso unico da una diversa finitura decorativa: la pelle. La pelle di ogni elemento è stata personalizzata in riferimento a specifiche patologie dermatologiche di cui sono stati utilizzati i segni caratteristici come elemento decorativo. Sono stati riprodotti oltre che i colori e le forme anche gli elementi tattili, proprio per invitare il pubblico a un “con-tatto” fisico con “malattie”. 

Per il suo alto valore scientifico, artistico e per la vera e propria funzione sociale attribuita agli oggetti realizzati, “con-tatto” è stato selezionato e inserito nell’inaugurazione del MUSE (nuovo Museo della Scienza di Trento realizzato da Renzo Piano).

Eye tracking

Per quanto riguarda l’eye tracking, si tratta di un  esperimento presentato  in DermArt 2018 (vedi sito) con il quale giovani e meno giovani dermatologi e non addetti ai lavori, sono stati chiamati ad osservare al computer immagini di patologie cutanee e di arte. Il movimento dei loro occhi sulle immagini sottoposte ad osservazione, è stato registrato attraverso specifici sensori. Il risultato sarà oggetto di pubblicazione per le novità emerse e in considerazione dell’interesse suscitato. L’eye tracking è una tecnica in grado di registrare la dilatazione e la contrazione delle pupille, realizzando un effettivo tracciamento oculare che definisce l’intero percorso effettuato dall’occhio durante la visione. Nasce per scopi clinici, con l’obiettivo di capire come funzionano i meccanismi della visione umana, individuare che cosa si sta guardando in ogni momento o con quale livello di attenzione. Quando si guarda qualcosa, infatti, gli occhi si spostano almeno 3 o 4 volte al secondo, seguendo un ordine apparentemente casuale. Ogni spostamento, detto saccade, dura circa un decimo di secondo, mentre le fermate, o fissazioni, durano da 2 a 4 decimi di secondo.

Studi recenti mostrano che esiste una significativa correlazione tra la dilatazione (midriasi) e l’interesse o attenzione verso un certo stimolo, e tra la contrazione (miosi) e l’avversione o il disgusto. 

L’attenzione, in genere, si concentra su una piccola porzione dell’informazione percepita, ma rappresenta una necessità per l’avanzamento del processo. La comprensione dell’informazione a livello locale (semantico) e globale (in relazione al contesto, in modo da rimanere sedimentata nella memoria e improntare un’attitudine nei confronti della scelta), unitamente ai processi emozionali inconsci, ha un’influenza diretta sulle azioni individuali.

Numerosi sono gli strumenti utilizzabili per misurare l’attenzione durante l’esecuzione di un compito, come l’elettroencefalogramma (EEG) o la risonanza magnetica funzionale (fMRI), capace di identificare le aree cerebrali maggiormente attive quando una persona prende decisioni. Uno strumento che merita di essere qui citato, se non altro per la più semplice utilizzazione rispetto ai sopra citati, è l’ Eye Tracking Device. Questa tecnica consiste nel registrare la dilatazione e la contrazione delle pupille, realizzando un tracciato oculare capace di definire l’intero percorso effettuato dall’occhio durante la visione”.

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