Intervista a Luigi Vertaglio

Incontro Luigi Vertaglio decisamente fuori dai circuiti “on the road” dove ha scelto di lavorare, in una conversazione a distanza ognuno nel proprio salotto, parlando dello sciopero dei bauli dello scorso sabato 17 Aprile.
Luigi (ma tutti lo chiamano semplicemente Gino) è uno dei “lavoratori dello spettacolo” dal 1999, dapprima nell’organizzazione dei tour musicali – da un ufficio come booking – poi direttamente da dietro il palco, diventando band/personal assistent e nel caso delle produzioni più piccole anche come tour manager, per 99 posse, bisca, 24 grana, Eugenio Bennato, Caparezza, Negrita, Roy Paci, Noemi, Paola e Chiara, Malika Ayane, Negramaro, Tiziano Ferro, Jovanotti.

Lo “incontro” dopo l’evento di “Bauli in Piazza” al quale ha preso parte, per capire come vive questo momento uno dei settori più colpiti dalla pandemia.

Ma prima di leggere l’intervista, faccio solo una richiesta ai lettori: prendete un respiro, chiudete gli occhi e immaginate le emozioni che avete provato durante uno dei concerti che avete vissuto. Poi riapriteli e leggiamo, assieme, cosa succede dietro il palco.

Gino, quante emozioni, quante “vibrazioni” ci sono durante un concerto?

Il mio è un lavoro atipico: senza orari, spesso senza nessun tipo di tutela nè ammortizzatori. Molto spesso siamo lavoratori a chiamata che non conoscono le regolamentazioni che altri (per fortuna) hanno. Quindi, la ragione che spinge da giovani a tuffarsi in questo genere di vita e che non ci permette di immaginarci, successivamente, in un ambito diverso, magari più “comodo” e sicuro, è esattamente che emozioni e vibrazioni forti sono parte integrante della “ricompensa” immateriale che il nostro lavoro assicura

Com’è lavorare dietro le quinte, nell’organizzazione di eventi che sono fatti per emozionare? Quanto c’è d’improvvisato “on the road” e quanto di studiato a tavolino?

Non ci si abitua mai! Quando parte il fumo, le luci assumono la configurazione che il datore luci ha pensato per la specifica scena, quando la prima nota parte, quando l’artista ti da il cinque e si stacca dal “quick change” montato subito dietro le quinte per affrontare il pubblico che già fa salire decibel e vibrazioni, il cuore batte più forte! Non in senso metaforico: salgono davvero le pulsazioni anche per chi, come me, da 21 anni vive di questo. Chiaramente luci, audio, scaletta, arrangiamenti e tutto ciò che fa parte della parte logistica è stato lungamente studiato e provato in settimane di allestimento dello show ma, la componente umana, poi,  è quella che fa la differenza. Il feedback di chi sta davanti al palco, l’energia che si dà e si restituisce tra coloro che suonano e quelli che magari hanno viaggiato, aspettato, sudato, speso un bel po’ di soldini per esserci e partecipare all’evento, è fondamentale per la perfetta riuscita dello stesso. Ed è diverso da sera a sera, da show a show. Naturalmente anche la venue, la struttura dove lo spettacolo si svolge (pensate a cosa deve essere esibirsi all’arena di Verona o al teatro antico di Taormina), è importantissima ma, la componente umana, la trasmissione costante di vibrazioni tra pubblico e artista sono alla base di tutto. Pure coloro che all’evento lavorano, subiscono l’influsso di questa cosa. Spesso mi butto anche io tra il pubblico a cantare e ballare (naturalmente nei momenti in cui mi posso staccare dal backstage)

Hai lavorato con grandissimi artisti, con generi musicali diversi, con esperienze diverse: cosa c’è di comune e cosa c’è di diverso?

Naturalmente, il mio lavoro cambia molto da artista ad artista. Sia perché ognuno ha le proprie abitudini e le proprie esigenze, sia perché più grande è la produzione e più specifico diventa il mio lavoro.Faccio l’assistente degli artisti ma, ad esempio, quando ho cominciato con le piccole produzioni, nella mia figura venivano inglobate tutta una serie di mansioni come la pianificazione della giornata, gli orari di partenza, guidare il furgone, organizzare pranzo e soste lungo il viaggio tra una città e quella successiva, assicurarsi che siano state rispettate le condizioni minime di accoglienza richieste dal contratto e spesso anche incassare il cachet della serata (rigorosamente un minuto prima della prima nota, altrimenti son dolori…)Con il tempo, aumentando progressivamente la portata delle produzioni in cui ho lavorato, naturalmente sono aumentate le esigenze ma, anche, la specificità del lavoro delle figure professionali che, inevitabilmente, aumentavano. Quindi ad esempio nei tour di Jovanotti mi occupo solo della band e delle loro esigenze ed ho la responsabilità dei loro spostamenti e della puntualità della stessa a Soundcheck e show. Chiaro che più è grande la produzione, più lavoratori partecipano alla riuscita perfetta della stessa e più i rapporti diventano meno “esclusivi” e maggiormente regolati dalla professionalità. Ma resta un lavoro che si basa sulla fiducia che gli artisti hanno in te e sulla totale condivisione di spazi e tempi

Tutto questo mondo, tutte queste emozioni, sono bloccate come congelate da più di un anno. Chiusi i teatri, chiusi i cinema, chiusi le sale concerto e gli stadi. Questo è già un peccato, una cosa che da un grandissimo dolore, ma a questo si aggiunge anche il lavoro, proprio il mancato lavoro. Si è messo in ginocchio definitivamente un intero settore economico.

Per noi è un dramma: ho quasi 51 anni e questo è il mio unico lavoro. Personalmente sono fermo dal 29 febbraio 2020 (bisestile proprio eh…) e da allora non ho più fatto un giorno di lavoro. Ma mio figlio continua a crescere ed avere bisogno di tutto quello che serve ad un ragazzetto di 13 anni. In più sono separato dalla madre e viviamo a 200 km di distanza. Quindi, alle mie necessità vitali e alle utenze che continuano ad essere riscosse, devo aggiungere i costi degli spostamenti per andare da lui. Il mutuo, dopo un anno di sospensione, riprenderà tra pochi giorni senza che io abbia però ripreso a lavorare. Quei pochi risparmi che chi fa un lavoro particolarmente precario e senza ammortizzatori riesce a mettere da parte (“un po’ perché non si sa mai” come diceva Guccini), sono ormai finiti e adesso cominciano problemi ancora peggiori. E come me ci sono circa 350mila lavoratori, persone che hanno famiglie, figli, mutui o affitti. Gli aiuti dello stato sono arrivati: circa 3000 euro in un anno. Per fortuna un altro piccolo contributo è arrivato da “scena unità” che ha raccolto, tra artisti e fondazioni, un fondo da destinare a noi lavoratori dello spettacolo.  Col cambio governo sono passati a 1000 euro una tantum per questi primi mesi del 2021, soldi per adesso nemmeno arrivati. Capirete che la situazione non è più sostenibile

Come molti artisti e operatori dello spettacolo hai partecipato all’evento organizzato da “Bauli in Piazza” a Piazza del Popolo. Mi ha colpito l’idea di usare i “bauli” e non i “palchi” come oggetto-totem della protesta. In primo piano proprio il dietro le quinte, la macchina organizzativa, l’aspetto meno conosciuto da chi è abituato a vedere il palco dal davanti.

Il nostro arnese da lavoro principale è il baule. Quelli del mio comparto sotto le luci ci stanno diverse ore prima che si accendano: quando le prendono dai bauli e le attaccano alle americane. Ma senza i nostri bauli e quello che contengono, senza la fatica che c’è dietro quei bauli, non c’è spettacolo, non c’è musica, non c’è nessuno che vi emozionerà. Molti colleghi, purtroppo, hanno già mollato e non torneranno più a muovere, caricare e scaricare bauli. Quando si riprenderà capiremo chi è riuscito a resistere e chi ha mollato. Molto dipenderà da quanto tempo ancora ci vorrà per riaccendere le luci sui palchi. In tantissimi stiamo resistendo grazie all’unico vero ammortizzatore ancora esistente in questo Paese: la famiglia o la rete di solidarietà personale. Ma non sarà eterna. Si rischia di perdere delle professionalità uniche che si sono formate in decenni di tour. Non sarà facile nemmeno per produttori e artisti riuscire a mettere su un tour di alto livello se non ci saranno più professionisti di alto livello

In Piazza del Popolo anche volti noti dello spettacolo…

Proprio per quello che ti dicevo, in piazza del popolo, al flash mob che hanno organizzato i colleghi di “bauli in piazza” molti artisti si sono affiancati a noi ed hanno partecipato attivamente alla protesta. Sono preoccupati per noi, ma anche per la probabile perdita di figure professionali necessarie alla riuscita dei tour. A noi è servito molto la loro partecipazione perché hanno contribuito, non poco, ad accendere le luci dell’informazione sulla questione. Molti di questi artisti condividono con noi mesi, anni di vita. Alcuni artisti con cui lavoro o, ho lavorato in passato, sono persone che condividono anche segmenti della vita privata con me. I miei amici nella vita, spesso, sono colleghi o artisti. Trovarceli accanto è stato importante ma, anche, in un certo senso, naturale: Giuliano Sangiorgi che era presente, ad esempio, è una delle persone che ho sentito di più in questi 14 mesi di fermo. Vedere lui accanto a me che scandiva, battendo sul baule, ogni giorno passato senza lavorare e, poco più in là,  Roy Paci (altro artista che ho sempre sentito molto vicino), la Mannoia, la Amoruso, Gazzè, Silvestri, Diodato… ognuno con attorno i professionisti con cui condivide fatica e tempo, è stato molto importante per noi. Consentimi un plauso ed un grazie ai colleghi di “bauli in piazza” che sono riusciti a mettere finalmente sotto i riflettori quello che questo governo, come il precedente, non ha voluto vedere.

Ringrazio ancora Gino per la piacevolissima chiacchierata e sono particolarmente contento di poter dare un piccolo contributo a sensibilizzare con i lavoratori dello spettacolo che sono particolarmente colpiti da questa situazione di “Lockdown prolungato” e, a ben pensarci, sono la struttura portante delle nostre emozioni.

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