Intervista a Danilo Carboni

Qual è l’impatto dei cambiamenti sul nostro cervello?

“Poi ci sono cambiamenti innescati dalla globalizzazione, dalle nuove tecnologie ed i canali di comunicazione. Tutto sta cambiando esponenzialmente e anche il nostro cervello cambia. La neuroplasticità del cervello permette un adattamento continuo, soprattutto nelle giovani età. Questo vuol dire che anche i sistemi e metodi legati all’educazione ed alla formazione devono cambiare perché rischiano di essere inadeguati al nuovo fruitore. 

Questa sarà la sfida del formatore/facilitatore/coach del futuro.

In 20 anni di esperienza a contatto con il mondo della formazione ho assistito da una parte ad una profonda trasformazione dell’audience ed un’altra ad uno scarso adeguamento del comparto formativo. Per questo mi sono prodigato in associazioni e comunità di settore per avviare un processo di rinnovamento. 

Oggi le persone sono più orientate alla rapidità dell’informazione e sono molto più distratte. Tenerle in aula per 8 ore è una violenza e soprattutto poco efficace per non dire inutile. 

Le persone tendono a privilegiare sempre di più il canale visivo, l’esperienzialità, il coinvolgimento emotivo ed i supporti tecnologici adeguati.

Questo è quello che dobbiamo essere in grado di offrire per il futuro”.  

L’importanza oggi di metodologie innovative a diretto contatto con la persona. Quanto è necessario in un mercato sempre più ricco di tecnologia e strumenti di facile utilizzo?

“Sono necessari nuovi approcci all’apprendimento sia in fase progettuale sia in fase realizzativa. Le domande cruciali da porsi sono: 

  • Qual è lo scopo della formazione oggi?
  • Come deve essere la nuova formazione per assolvere al suo scopo ed essere efficace?
  • Chi è il formatore? Cosa rappresenta e cosa deve essere in grado di interpretare?
  1. Oggi lo scopo della formazione comportamentale non è istruire ma facilitare l’apprendimento. Le persone sono considerate parte attiva del processo ed in grado di dare delle risposte migliori alle sfide che si pongono innanzi e che continuano a cambiare.
  2. Una formazione che tenga conto dei cambiamenti e che sia disposta a cambiare seguendo le inclinazioni sia dei singoli che del nuovo mondo.
  3. Allo stesso tempo un autore, un regista, un attore, un critico deve progettare percorsi sempre nuovi ed avvincenti, saper spiegare il progetto e condurre gli aspetti organizzativi cooperando insieme ad altre figure (HR, organizzatori, tecnici, docenti), interpretare il suo ruolo di conduttore ed intrattenere il pubblico in modo elegante e credibile. Infine deve saper trarre delle indicazioni dai risultati del suo operato per migliorarsi e migliorare il processo.

Alcune metodologie innovative:

Learning by doing, business game, Uso della metafora, Story telling, Teatro d’impresa, Teatro Forum, Outdoor training, Peer education, brainstorming…un nuovo mondo affascinante che deve essere presentato e rappresentato con vitalità e forza. Bisogna essere incisivi e attivi, non aggressive nè dominanti (come spesso accade con la tecnologia), bisogna lasciare spazio all’altro affinchè si senta protagonista del suo stesso cambiamento, non utilizzato per il cambiamento, ma determinante con la sua unicità, singolarità, specificità. Questo il ruolo fondamentale del formatore”.

Previsioni sul domani?

“Ci potrà essere un ritorno alla persona 

Non saranno i contenuti a fare la differenza, ma il modo attraverso il quale vengono serviti. Il ‘come’ sarà sempre più importante rispetto al ‘cosa’. 

La formazione prettamente tecnica, funzionale solo all’acquisizione di istruzioni specifiche operative, sarà delegata a sistemi tecnologici ed all’intelligenza artificiale. Spariranno gli addestratori/istruttori umani.

La formazione comportamentale sarà mista. Una parte di acquisizione di modelli teorici e nozioni di base sarà gestita da piattaforme di e-learning e/o intelligenza artificiale e la parte pratica rimarrà in mano a facilitatori esperti che dovranno sviluppare competenze specifiche molto elevate (intelligenza emotiva, tecniche e metodologie di apprendimento).

Gran parte della formazione avverrà on-line attraverso piattaforme di scambio”. Tutto questo, però, non deve far paura, mi riferisco soprattutto alle vecchie generazioni, tutt’altro, rappresenta uno stimolo incredibile, una nuova sfida, un importante traguardo, ma solo se l’insieme dei vari elementi verrà considerato come un unico complesso e ricco “pacchetto”, bisogna imparare sempre di più ad integrare, l’errore credo risieda proprio in questa “mancata visione”, il progresso, la velocità, l’eccesso e l’abbondanza di ogni cosa, ci spinge a “spacchettare” individuando di volta in volta una sola parte, delle molteplici, sulla quale concentriamo poi tutta la nostra attenzione. Non bisogna mai perdere di vista la vitalità e la grande forza racchiusa in un insieme prezioso ed indispensabile. Tutto è sano se viene compreso e vissuto nella collaborazione e nello scambio. E’ vita ed è futuro. Il compito della mia generazione è di saper trasmettere questo messaggio ai giovani”.

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