Fulco Pratesi: Ambasciatore del Pianeta Terra.


© Fulco Pratesi

Voi avete ingaggiato e vinto molte battaglie, sono stati molteplici i successi che hanno scritto buona parte della storia della conservazione italiana.

Fondamentale è stato l’aiuto dell’amico fraterno e compagno di avventure Cecco Baschieri, con cui giravo per l’Italia alla ricerca dei luoghi e delle specie da salvare.
Tra queste, il cervo sardo, razza molto antica
di dimensioni contenute e un pelame più scuro, diffusa in tutta l’Isola fino al 1900, era sicuramente a rischio di estinzione a causa della caccia e del bracconaggio (in Corsica era già scomparso dal 1970).

Negli anni Settanta, nonostante fossero protetti dal 1939, i cervi sardi erano stati ridotti a non più di 200 esemplari, rifugiati in due foreste a est e a ovest di Cagliari.
Negli anni Ottanta il cervo sopravvivesse in non più di un centinaio di esemplari solo nella riserva di caccia di Monte Arcosu.
La proprietà dell’allora presidente dell’ENI annoverava 3.000 ettari di macchia mediterranea, sugherete, corsi d’acqua e massicci granitici a ovest del capoluogo.
Nel 1985, il responsabile del WWF in Sardegna ci comunicò che essa era stata messa in vendita al prezzo di circa un miliardo di lire.

Accettammo la sfida.
Versammo una caparra iniziale di 80 milioni (gli ultimi che avevamo in cassa) impegnandoci a raccogliere e versare il resto della somma in soli sei mesi.

Lanciammo una raccolta fondi senza pari! Ricordo che partecipò una moltitudine di persone: addirittura suore di clausura, detenuti delle carceri di Sardegna, dipendenti di industrie locali, scuole elementari, che contribuirono, con l’aiuto di un annuncio pubblicato sul settimanale L’Espresso e altri offerti dal Gruppo Editoriale Rizzoli, a formare la somma finale, completata da un contributo di 300 milioni di lire da parte dell’allora Comunità Economica Europea.
La cosa che ci commosse maggiormente fu la grande partecipazione alla raccolta fondi da parte  dei ragazzini del Panda Club.
Furono creati dei francobolli da vendere a 500 lire l’uno. Inaspettatamente, questi ragazzini riuscirono a raccogliere la somma di quasi 200 milioni!
Oggi l’Oasi di Monte Arcosu, ingrandita di altri 600 ettari, ospita più di 1.000 cervi, molti dei quali immessi in altre aree protette e riportati in Corsica.

Da sempre, sono molti i ragazzi che collaborano con il WWF.

Sì e credo sia fondamentale stimolare nei giovani la volontà e il loro entusiasmo verso un’attività di conservazione, non solo a parole ma anche basata sui fatti, sull’impegno personale e sulla responsabilità di ognuno di essi per salvare il nostro Pianeta.

Ci troviamo davvero in una situazione ad alto rischio ambientale.
Il 75 per cento delle specie selvatiche è scomparso. L’uomo sapiens è raddoppiata negli ultimi 50 anni con gravi danni per la natura.
Dobbiamo impegnarci a salvaguardare la biodiversità nei luoghi, nei territori, negli ambienti ancora vivi.

Quella biodiversità cui hai dedicato uno splendido articolo sul tuo sito personale.

Se continueremo a bruciare le foreste, a prosciugare tutti i corsi d’acqua e a coltivare in maniera eccessiva e disorganizzata tutti i terreni, non potrà esserci futuro. Inoltre le specie in estinzione sono diverse: tigre, panda, orango, orso polare, orso marsicano, pinguino,…

Il Paradiso può attendere è stato uno dei molti progetti per salvare specie e aree. Mi ricordo che fu realizzato anche un cartoon che narrava la storia di una ‘task force’ guidata da un impacciato Dodo, che da un già sovraffollato ‘Paradiso degli animali estinti’ scendeva sulla terra per salvare gli animali a rischio. Una storia ideata da 40  bambini di 9 anni, resa ancora più speciale dalla partecipazione di Luca Argentero, Gabriella Pession, Francesco Facchinetti, Ezio Greggio, Enzo  Iachetti, Francesco Venditti e il piccolo Andrea di Maggio che regalarono la propria voce ai protagonisti del film.

Parte del ricavato delle vendite sostenne l’azione WWF per tutelare e aprire al pubblico due preziosi boschi italiani salvati grazie alla campagna WWFUna nuova Oasi per te” per l’Anno internazionale delle Foreste:
il bosco di Foce dell’Arrone, lungo le coste laziali, uno degli ultimi lembi di foresta costiera sopravvissuti alla cementificazione del litorale e il Bosco confinante con l’Oasi WWF di Valpredina, in provincia di Bergamo, fortemente minacciato dal taglio, dalle speculazioni edilizie e dagli interessi dei cacciatori.
Fu un progetto di sensibilizzazione e raccolta fondi per i boschi italiani e la loro biodiversità, che coinvolse circa 4000 classi in tutta Italia, tra scuola primaria e secondaria, nell’inventare una sceneggiatura che fosse ispirata alla tutela degli animali a rischio.

‘Regala a chi ami o adotta una specie WWF e aiutaci a proteggerla dell’estinzione!’

Sul sito del WWF si può ‘adottare’ una specie a rischio.
Tra queste avete lanciato un SOS LEONI.

Al mondo sono solo 20 mila gli esemplari in natura.
Nell’arco di 100 anni è scomparso il 90% dei leoni selvatici africani.

Il re della savana (panthera leo) ogni giorno deve far fronte a diverse minacce. L’espansione dei territori coltivati ha infatti determinato una forte riduzione degli habitat, relegando i leoni in aree non sufficientemente estese per la loro sopravvivenza. E questo ha effetti negativi anche sulle altre specie, prede dei leoni.
Ma la grande minaccia per i leoni rimane sempre l’uomo: dai cacciatori delle popolazioni locali ai bracconieri e ai commercianti illegali.

Courtesy of © Bruno Bozzetto
Courtesy of © Bruno Bozzetto

Purtroppo sono ancora molti a vedere il leone come un trofeo, ed è una vera minaccia per la vita di questi felini.

Con il progetto ‘SOS LEONE’vogliamo raddoppiare il numero dei leoni selvatici entro il 2050, attraverso una serie di interventi prioritari nell’area di SOKNOT (Southern Kenya – Northern Tanzania). 

Inoltre il WWF in collaborazione con l’Unione Internazionale per la Conservazione (IUCN) ha promosso il progetto internazionale TRAFFIC (Trade Record Analysis of Flora and Fauna in Commerce) che si occupa del controllo e della lotta al commercio illegale di specie.
Sono molti i  biologi e i ricercatori che stanno dando un valido supporto con programmi di monitoraggio dei leoni grazie a radio collari che permettono di seguirne gli spostamenti e studiarne le abitudini.

Courtesy of © Bruno Bozzetto
Courtesy of © Bruno Bozzetto

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