L’ambiente che non si tutela

Sono a casa in smart-working, mi affaccio alla finestra e mi fumo una sigaretta, guardo dalla finestra e osservo il via vai di persone sotto casa, ormai non c’è più il silenzio che c’era prima, le macchine passano, i clacson suonano, sempre più del dovuto, e mi soffermo ad osservare due tratti di un unico marciapiede, uno è pulito (beh, abbastanza pulito), l’altro è sporchissimo, pieno di carte ed altro.

Il tratto sudicio si trova proprio sotto ad un istituto paritario, frequentato da ragazzi che, a quanto pare, a casa apprendono solo il valore dei soldi, unico strumento per comprare tutto ma certo non la buona educazione, il rispetto dell’ambiente e degli spazi comuni. Non mi affaccio alla finestra in un quartiere di periferia ma nel centralissimo e borghesissimo quartiere Prati-Trionfale.

Sono entrata su Facebook in un gruppo di quartiere dove, a parte scambi di utili informazioni commerciali, leggo il qualunquismo più assoluto quando si tratta di attribuire responsabilità e colpe circa al degrado dilagante che c’è, ovviamente le colpe sono sempre e solo degli stranieri – gli zingari sempre sul podio – e dell’amministrazione.

Premetto che non voglio dilungarmi su polemiche su come questa città sia amministrata, servirebbe un trattato a parte, ma preferisco concentrarmi sulla responsabilità che abbiamo noi cittadini, perché siamo noi che facciamo la società e siamo i “pecoroni” che senza le dovute sanzioni non siamo in grado di essere civili.

Tornando al borghesissimo quartiere, quando passeggio per le strade vedo sporco ovunque, sui marciapiedi, sulla strada, sulle aiuole, dappertutto, e che dire dei cassonetti? Beh, bastano poche parole, sono luridi, pieni di qualsiasi cosa, mai lavati e punto di raccolta di ogni tipo di rifiuto ingombrante.

Questa non è la fotografia di un quartiere ma di una città, perché è così ovunque, in qualsiasi posto io vada, vedo questo, sporco e degrado.

Mi rendo conto che sto parlando di cose che tutti sappiamo, non c’è più niente da dire e da scrivere, ne parlano tutti, i giornali, i politici, che si attribuiscono le responsabilità uno con l’altro, le Istituzioni e infatti io voglio polemizzare sull’atteggiamento della gente, perché diciamolo, se c’è lo schifo ovunque qualcuno l’avrà causato!!

Sono tanti anni che sono a Roma e, a parte l’inestirpabile accento, mi sento di appartenere sempre di più a questa città al punto tale che, quando torno a casa, dò evidenti segni di fastidio ed insofferenza quando mi vengono fatte battute talmente scontate da essere ridicole “eh, e allora? Che si dice a Roma Ladrona?” piuttosto che “Ma a che ora iniziate a lavorare lì? Alle 11? Quando lavorate ovviamente…”, se sono di “buona luna” mi limito ad alzare gli occhi al cielo, diversamente attacco come un dobermann.

Ci sono però degli aspetti “di provenienza” che conservo molto gelosamente e sono certa che non perderò mai, perché appartengono all’educazione che mi è stata data dai miei genitori e dall’ambiente sociale in cui sono cresciuta.

Scrivendo l’ultimo paragrafo di fatto mi è venuto da sorridere perché ho omesso di dire qual è, a mio parere, il vero motivo per cui in certe zone d’Italia le regole si rispettano più che in altre: le sanzioni. Sono del parere che noi italiani siamo di fatto tutti uguali e tutti tendenzialmente individualisti, noi del nord siamo più rispettosi perché dalle regole non possiamo scappare, si prende una multa se si sbaglia la raccolta differenziata, si prende la multa se si viene pizzicati a gettare l’immondizia da qualche parte, si prende la multa se si brucia ogni tipo di cosa che sia diversa dalla legna, e così via. E ora sto parlando solo dell’ambiente. Di conseguenza a questo poi si inizia comunque a capire che quello che è tuo è anche mio e quindi diventa una fattore sociale e culturale ma tutto nasce dal far rispettare le regole.

Un giorno avevo la carta di una caramella da buttare e non trovavo un cestino o un bidone, vedo passare una signora anziana con una bambina di circa 8 anni a mano e le chiedo se sa dove ne posso trovarne uno, lei “scusi cosa deve buttare?” io le mostro la carta che ho in mano e lei “beh, è solo una piccola carta, la butti per terra”, ho fatto i complimenti alla signora (avrà colto il sarcasmo?!), con tatto, giusto perché c’era la bambina.

Vorrei che ci fosse più rispetto, vorrei che ognuno di noi si mettesse in discussione, vorrei che l’insegnamento ai bambini fosse una cosa sistematica, vorrei un mondo più sano e soprattutto vorrei che non fossimo tutti omertosi e non ci nascondessimo dietro alla scusa “beh sai, come faccio a rimproverare qualcuno se vedo che butta una carta?!? Con tutta la gente pericolosa che c’è in giro….”, vorrei rivedere la natura essere “a suo agio” come nel periodo del lockdown…questo maledetto virus almeno a qualcuno è stato utile.

Questo articolo non avrà foto di accompagnamento, sarebbero scontate e impietose.

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