Tina Turner: ‘La Regina del rock’n’roll che seppe ribellarsi ad un marito violento.’

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Esordiamo e per galanteria diamo il benvenuto a una delle più grandi performer del rock’n’roll di tutti i tempi, capace di ipnotizzare un’intera platea come quella dello stadio di Wembley in quella leggendaria notte estiva di ventuno anni fa. Ma facciamo un passo indietro e prepariamoci a un ascolto di livello, come meriterebbe il tempo dedicato alla musica. Buttate il cellulare e accendete l’impianto stereo, in mancanza potrebbe andare bene anche una cassa wireless completa di bassi medi e alti. Abbiamo bisogno di volume e potenza. Per ultimo e non per ultimo, una bottiglia di vino. Scegliete quello che più vi piace. Personalmente amo i rossi e l’intenso profumo che spazia tra amarene, more, lamponi e ciliegie, però ognuno può indirizzarsi dove vuole, la cosa importante è il piacere di gustare. Forse le regioni che amo di più sono la Toscana e il Veneto. La prima per quello che nasce dal Sangiovese, la seconda per il melting pot di terroir e uvaggi che producono il Valpolicella, il Ripasso e l’Amarone. Avete bevuto senza esagerare mentre sto scrivendo? Abbiamo bisogno di essere allegri, non ubriachi. Importante è che i freni inibitori ci abbandonino e che il ritmo possa scorrerci nelle vene. Dovete sentirvi tonici, freschi, pronti. Pronti per un incredibile concerto, ma andiamo a iniziare con il primo articolo di questa rubrica.

      Il pensiero di oggi è dedicato alla celeberrima Anna Mae Bullock internazionalmente nota con lo pseudonimo di Tina Turner dal cognome di quello str… ano del marito che la pistava di botte tutte le sere. Parliamo di una famosissima serata di sold out tenuta a Londra molti anni fa e che potete trovare facilmente in giro. Non potrò parlare di tutto, quindi mi dilungherò su quello che mi ha trasmesso l’energia più positiva. Partiamo dal pezzo che le viene meglio come le fosse stato disegnato sulla pelle. Proud Mary viene definito come un brano di Roots Rock, ovvero quello style tutto americano che annovera tra i suoi autori gente del calibro di Springsteen, John Mellencamp e Steve Earle e che racchiude una ficata di cose miscelando rock, country e blues. Nasce dalla penna di John Fogerty dei Credence Clearwater Revival che lo scrisse in sol maggiore con un ritmo heavy e un tempo medio, perfetto per uno di quei lunghi viaggi autostradali cost to cost negli States. Ma è nella voce e nella grinta della regina di Nutbush Tennessee, che si trasforma in una cannonata Rhythm’n’blues. Andiamo per gradi.

    Ci sarei voluto essere, ma non c’ero. Cavolo! Non c’ero. Estate del duemila. Per me la famiglia reale s’era nascosta nel backstage per ascoltare da vicino ed Elisabetta e Filippo, si saranno fumati chissà che. Assuntina a quel tempo aveva sessantuno anni. Ahoooo sessantuno anni, mica quindici. Guardatela. Ti imbocca sul palco con un vestitino di pelle aderente, ma talmente aderente che per un attimo ti dimentichi perché sei lì. Un corpo di gesso tanto da sembrare la sorella delle ballerine che l’accompagnano. Si inchina e parte il giro di sol. Il brano è più lento dell’originale e si trasforma con un movimento shuffle verso il blues. Alle sue spalle, la band scelta non a caso. Tutti cinquantenni e la scenografia del palco che sembra una staffa di metallo. Poi il quintetto di gnocche di rosso vestite. Chi mi conosce lo sa, se suoni non balli e viceversa. Però in questo caso le pischelle hanno il loro perché, e quel perché assurge a punta di diamante nelle vesti di una di loro dai lineamenti asiatici e le labbra da nera. Capelli corvini lunghi, sembra una dea, ma andiamo avanti. Il gruppetto e Tina ancheggiano con sottofondo di sola chitarra, muovendo il braccio da destra a sinistra in modo minimal ma efficace, fino alla prima rullata di batteria. La regina non canta, ammicca, sorride, fa la femme fatale, dialoga col pubblico e continua a ballare insieme alle gnocche. Lo stadio attende. Quella sera ci saranno state almeno ottantamila persone. Wembley è pieno fino all’orlo. Poi inizia il soliloquio informativo. Sta preparando gli spettatori a quello che succederà e arriva il secondo stacco. Siamo a due minuti e mezzo del brano e lei ci tiene ancora lì per la cravatta. Attende come una pantera pronta ad aggredire la preda al collo. Assuntina lo sa, lo vede, ma soprattutto lo sente. In piedi davanti a quella lunga distesa di teste dove anche i grandi rimarrebbero entusiasti, decide di annunciare il brano e parte il giro di basso.

And We’re Rolling…

Poi lei. Una manciata di secondi e il suono si allarga con l’entrata della batteria. La strada cammina davanti a noi. L’incedere prende forma, piano ma con ritmo, mentre l’attesa alimenta il pathos. Assuntina canta, balla e si ricorda del passato, mentre vive quel presente di successi insperati.

I left a good job in the city…
Working for the man every night and day…
And I never lost one minute of sleeping…
I was worrying ‘bout the way the things might’ve been…

Il ballo si fa più sexy, le ragazze quasi incoraggiano la folla, la musica gira sempre in tempo medio fino ad arrivare alla rampa di lancio che anticipa il casino che ci sarà a breve. Il colpo di clacson è il ritornello.

Rolling On The River…

River…

Esplodono i fuochi di artificio e il pubblico impazzisce scivolando in un ballo frenetico. Dal cielo scende Gesù Cristo che dopo essersi segnato, si mette a ballare con gli altri. Il ritmo diventa furioso e Assuntina senza risparmiarsi zompa come una ragazzina indiavolata al suo primo ballo, dimentica dei suoi anni. Qualcuno ci dica cosa si era presa, perché ce lo prendiamo anche noi. Meravigliosa, fantastica, stratosferica. La guardi e ti rendi conto che non ha nemmeno un accenno di fiatone, manco fosse una maratoneta. Continua a cantare come nulla fosse. Ah, balla su un tacco dieci credo… Wembley letteralmente rimbalza. Il pubblico salta a ritmo di quel brano che da Roots si è trasformato in Hard’Rhythm’n’Blues. Guardate il video su YouTube. È impossibile rimanere fermi sulla sedia. Il fluido ti prende e ti sbatte a terra come una pasticca di acido. Credo che quella sera i Windsor si siano lanciati in un ballo sfrenato e la fredda Londra abbia aperto il cuore alla regina del Rock’n’Roll. Siete sudati? Se lo siete allora il mio scopo è raggiunto. Adesso dovete fare solo una cosa. Tornare indietro e ripartire dall’inizio.

Il resto è storia. In quella notte epica Tina sciorinerà tutto il repertorio di una lunga vita cresciuta tra le panche della chiesa dove il padre era pastore. Gospel, spirituals, soul, blues e dramma interiore. La conoscenza alla fine degli anni Cinquanta con Ike fu guano e seta. Le permise di assorbire i veri blues che la trasformeranno in quello che poi fu. Una leggenda. Capace di sopravvivere anche a un figlio morto suicida. Tra parentesi, andate a sentire i brani del duo, con lui che canta diversi registri in basso. Molto piacevole. La Turner verrà messa al diciassettesimo posto della classifica dei cento migliori cantanti di tutti i tempi e se la merita tutta quella posizione. Il secondo brano che preferisco e che nasce dalla penna del compianto e leggendario Tony Joe White forse la punta di diamante dello Swamp Rock è Steamy Windows pubblicato nell’album Foreign Affair. C’è nel web una registrazione live con cui apre i concerti. La traccia è veloce e ha uno stile hard blues rock piccantemente forsennato. Interessante il preludio iniziale con l’armonica e il giro duro di chitarra. Armonica presente anche nella versione da studio, dove però il tempo è più lento. Cassio!!! Sentitela. Quel rullante violento e presente come una mannaia. La prima volta che ebbi il cd tra le mani rimasi di sasso. Girai la manopola del volume e il palazzo venne giù come una noce di burro fuso. Tre giorni dopo una suora della scuola di fronte casa, mi fermò perplessa. Sig Da Soller cos’era quel rumore? Le risposi sornione. La musica del diavolo…  e la poveretta scappò pregando.

In giro c’è un articolo che parla di lei come della leonessa del pop. Prendo spunto da questo per lanciarmi e dare il via anche un piccolo glossario che ci aiuterà a comprendere meglio.

Pop, abbreviazione di popular music, ovvero musica popolare. Ma qual è la musica che non è popolare? Tutta la musica è del popolo. Questo termine ormai svalutato e utilizzato per definire qualsiasi gruppo o brano o style è spesso utilizzato in modo inappropriato, quando non si sa che dire. Che musica fa quel gruppo? E vedi il tizio che si morde il dito, poi spara… pop! Allora, proviamo a fare chiarezza. Questo termine generalizzato viene usato per definire una musica di gradimento generale. Ovvero quando un brano piace a tutti è pop. Ma mi facci il piacere…

Negli anni sessanta per musica pop si intendeva quella che non faceva parte delle canzonette, tipo quelle che passavano a Sanremo. Tutto quello che non faceva schifo era pop. Il mitico Franz Di Ciccio, batterista della PFM racconta che con il termine pop si definiva anche il primo progressive e la musica dei cantautori impegnati. Oggi invece a livello universale il termine abbraccia tutta la musica leggera. Quella che passa per le radio. Ma se un brano di Tina Turner è un blues, non può essere di certo definito pop, anche se ha fatto il giro del mondo. Wikipedia riporta invece che è una derivazione del Rock’n’Roll. Molto generico, ma ci può anche stare. Infine, la definizione che mi diverte di più è questa: mainstream di facile ascolto dipendente dall’industria discografica.

Un saluto a tutti e come sempre vince la vita.

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