“Ciao, io sono terrestre e tu?”

“…ma noi vi chiediamo, se potete, di mettere in disparte  tali sentimenti e di considerarvi solo come membri di una specie biologica  che ha avuto  una storia importante e della quale nessuno di noi può desiderare la scomparsa.” , in questo modo Einstein e altri sette illustri scienziati (Bridgeman, Infeld, Muller, Powell, Russel, Kukawa e Frederic Joliot Curie) si rivolsero all’umanità esprimendo il loro messaggio, nel “Testamento spirituale”,  contro la guerra nucleare, preoccupati degli effetti che questa avrebbe sull’intero pianeta. 

Nell’ambito scientifico non è difficile imbattersi in gruppi dove le differenze di ogni genere non contano,  non è sempre stato così, ma la mia sensazione è che la tendenza sia sempre stata questa,  probabilmente per via del bisogno di confrontarsi con le altre menti. Nel suo libro “Come vedo il mondo” Einstein, che per questioni politiche decise di abbandonare la Germania, dimettendosi dall’Accademia Prussiana,  dedica un intero paragrafo all’internazionale della scienza, ricordando le parole di Fischer,  pronunciate durante il periodo che lo scienziato definisce “accecamento nazionale”, “Voi non potete far nulla, signori, la scienza è e rimane internazionale…”. Durante il periodo della Seconda guerra mondiale infatti venne sciolta l’associazione internazionale delle Accademie e in un ambito dove la collaborazione e il confronto sono quasi fondamentali la perdita di grandi lavori sarà stata elevata.  

Perdite di vite, di opere illustri e di grandi scoperte che non sono avvenute solo per differenziarci da quell’unica “specie biologica” di cui facciamo parte “la razza umana”.

Il sogno  degli scienziati che firmarono il “Testamento spirituale” era la cessazione dei conflitti, infatti solo in questo modo si avrebbe la certezza che nessuna arma letale possa mai essere progettata ed impiegata. Ma come si potrà mai porre fine a conflitti e ostilità se, come tutti ben sappiamo, sono legati a interessi di tipo  politico-economico? Basterebbe sentirsi cittadini del Mondo, abitanti del nostro splendito pianeta Terra, che non finisce mai di essere messo a rischio.  Anche per questo problema “l’unione fa la forza”, sono sempre di più i paesi che si unicono  “United Nations Framework Convention on Climate Change” e sono molti i progetti nati nell’ambito delle agenzie spaziali per fornire dati sufficienti alla comprensione del problema, perché si, la visione globale dell’intero pianeta si ha solo dallo spazio. 

Siamo circondati da satelliti che costantemente monitorano le condizioni ambientali del nostro pianeta, dotati di sensori che dall’alto possono misurare la temperatura e il livello dei mari, la  superficie dei ghiacci, la qualità dell’aria… sono i nostri occhi spaziali puntati sulla Terra. Nella figura, facilmente reperibile su  https://worldview.earthdata.nasa.gov/, è riportato  il monitoraggio dell’iceberg B09B,  uno dei tanti eventi fotografati dallo spazio, provare per credere… 

La  sola tecnologia spaziale non può  risolvere il problema dell’inquinamento e dei cambiamenti climatici, semplicemente serve a “misurarlo” e così come ha affermato  María Fernanda Espinosa Garcés, presidente dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite  “Se non puoi misurarlo, non puoi gestirlo” e la parte di gestione tocca a noi alla “nostra specie biologica”, nessuno può sentirsi in dovere di pensare “ è una questione che non mi riguarda ”, siamo tutti abitanti dello stesso pianeta. Se non per solidarietà umana o per distruggere tutte le barriere che alcuni tendono a porre tra gli esseri umani, il pensiero di sentirsi un unico popolo potrebbe essere utile anche  in previsione di un futuro, forse ancora fantascientifico, in cui dovessimo incontrare abitanti di un altro pianeta, a chi verrebe mai in mente di presentarsi e dire “ Ciao, io abito in questa o quella nazione, ho la carnagione di questo o quel colore, mi piacciono gli uomini o le donne… ” , sicuramente la frase più spontanea sarebbe “Ciao io terrestre e tu?”. 

Evento iceberg B09B del 12 gennaio 2018 https://worldview.earthdata.nasa.gov/
Immagine presa dal web e modificata

Lascia un messaggio

La registrazione non è richiesta.