Intervista a Fiorella Corrado

Fiorella Corrado è nata in un quartiere a nord di Napoli, dove ha trascorso l’infanzia sino all’adolescenza. Successivamente ha vissuto in diverse città, tra cui Milano, Londra, Brussels e infine Roma, dove lavora e vive attualmente. Mamma di due splendidi bambini, una femmina e un maschio, le piace descriversi “napoletana dentro”, e quando il papà dei suoi figli glielo fa notare (non si sa bene in quale accezione) lei solitamente risponde ” Napoli è speciale e non la possono capire tutti”. Giornalista professionista, ideatrice e autrice del blog “Una mamma sopra le righe”. Attualmente Fiorella si occupa di comunicazione istituzionale, ma la sua grande passione resta la narrativa. Rosa Carne è il suo primo libro: un “manuale sull’amore onesto e velenoso”.

Ho avuto modo di leggere “Rosa Carne”, una raccolta di quindici storie al femminile. Un libro che ci offre una visione moderna delle relazioni di molte donne che vivono la tensione tra il desiderio di piacere e di conquista, la propria libertà e una visione romantica della coppia. Come è nata l’idea di questi racconti?

Volevo raccontare le relazioni di oggi tra uomini e donne, che ormai sfuggono a qualunque schema precostituito e sono in perenne cambiamento. Rosa Carne è un tentativo di entrare in profondità nel piccolo mondo delle protagoniste, riportando a galla cose che le femmine conoscono bene ma hanno paura di dire mentre i maschi non vogliono assolutamente sentire. Alla fine è venuto fuori un Manuale sull’amore onesto ma velenoso. Insomma, vi dico le cose come stanno veramente e alcune reazioni stizzite sono la prova che ho colto nel segno.

La lettura di queste storie ci presenta figure femminili molto diverse una dall’altra. Qual è l’elemento che più di ogni altro caratterizza la vita delle sue protagoniste? Cosa le accomuna e cosa le distingue?

Sono donne immense. Feroci. Eternamente deluse. E soprattutto sono donne alle prese con la fase nascente di una relazione amorosa, un po’ come le ragazze di Sex and the City. Ma mentre il film ha rappresentato un omaggio alla libertà femminile (le quattro amiche newyorkesi escono trionfanti da quei racconti, comunque vada), le donne di Rosa Carme sono perdenti, fin dall’inizio. Sono tutte donne vittime della loro stessa onnipotenza. 

Tra tutte le protagoniste, a quale si sente maggiormente legata o ritiene di assomigliare di più e perché?

Le donne che disegno emergono soprattutto dalla mia immaginazione, ma, in un certo senso, ognuna di loro è anche un riflesso della mia personalità. Il libro l’ho scritto qualche anno fa, e molte delle cose che pensavo allora nel frattempo sono sfumate, riviste, corrette, evolute. Solamente un’idea è rimasta più o meno la stessa: essere donne è un lavoro complicato. E oggi da madre mi sento di dire che lo è ancora di più. Ps. Ma qui si aprirebbe un altro capitolo, vabbè ci siamo capite, sorvoliamo, per ora… 

La maggior parte di queste donne sono colte, forti e determinate, spesso donne di successo, che però faticano a relazionarsi con gli uomini della loro vita, che troppo spesso le deludono. Sono le donne ad avere troppe aspettative o c’è qualcosa di più profondo che oggi caratterizza le relazioni tra donne e uomini?

Le donne contemporanee sono bizzarre. Perennemente in bilico tra autonomia e solitudine. Stra-lavorano e sono iper-stressate perché  vogliono essere Miranda Priestley e pure un po’ Mary Poppins. Sono donne emancipate che fanno pilates ma poi non sanno nulla di come tenere in braccio un bambino; usano gli uomini come un accessorio qualsiasi, tipo Barbie con Ken; cercano la favola, il principe azzurro e il messaggino della buonanotte ma poi una volta tutte sole nel letto sognano soltanto guardando “youPorne”. Riflettiamoci: ma davvero tutto quello che oggi vogliamo è trovare un marito? (caro Maschio, in realtà se provo a vestire i tuoi panni non è che tu stia messo meglio, per carità) 

Quindici donne diverse. Possiamo dire che, in fondo, ogni donna porta dentro di sé una parte di ciascuna delle protagoniste di questi racconti. Questo è stato forse un effetto voluto?

Le donne di Rosa Carne non sanno di essere osservate. Non si mettono in posa, non tirano in dentro lo stomaco. Non hanno corpi perfetti o abitudini perfette. Le scene che ho creato intorno a loro sono ambientate in luoghi comuni: un bagno, un ristorante, una camera disordinata. E questo fa sì che chi le guarda si immedesimi nelle loro storie sin dal primissimo rigo.  L’effetto è voluto: il mio obiettivo, con ognuno di questi racconti è elevare ciò che sembra quotidiano a qualcosa di speciale e degno di essere osservato.

Perché “Rosa Carne”? 

Per raccontare le donne bisogna trovare ogni volta una ferita, infilarci l’occhio, indagarla, slabbrarla, farla sanguinare. Per raccontare le donne bisogna ascoltarne il racconto: donne furibonde, deluse, in cerca d’amore, alte, grasse, belle, bellissime, spesso sole, spesso nude, spesso feroci. Scrivere è un’operazione chirurgica. Con freddezza, mentre il lettore lo fissa vigile e sorridente, lo scrittore gli scarta il torso, estrae il cuore, lo fa a fettine. Rosa Carne, appunto. 

Spaccati di vita di donne e del loro modo di relazionarsi con gli uomini, è dunque possibile dare un messaggio anche agli uomini con cui si confrontano queste donne?

Oggi abbiamo uomini che chiedono apertamente e senza sottintesi «vuoi scopare stasera?» oppure quelli che mandano per mesi messaggini e faccine gialle del cavolo senza però quagliare mai, nemmeno una volta. Più che un messaggio, dunque, un avvertimento: se il maschio vuol entrare nella vita privata delle donne di Rosa Carne può farlo. A suo rischio e pericolo. 

Una riflessione finale: tre pensieri per riassumere il senso di tutto il libro. 

La relazione è un peso che sempre meno donne sono disposte a sopportare. Non serve. Nemmeno per avere figli.

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