Repubblica e Fascismi

Abbiamo appena celebrato tre ricorrenze cruciali per la nostra Repubblica, il 25 aprile che ricorda la Liberazione dell’Italia dal nazifascismo nel 1945, il 2 giugno che ricorda appunto la nascita della nostra Repubblica in seguito al Referendum istituzionale tra monarchia e repubblica del 1946, il 4 giugno la liberazione di Roma nel 1944, cruciale per l’Italia, che quest’anno ha celebrato anche i 150 anni come Capitale del paese (1871-2021), ricollegando idealmente i fatti della guerra mondiale con il Risorgimento ed i suoi ideali.

Purtroppo la pandemia non ha consentito celebrazioni in grande stile ma in sobrie forme strettamente istituzionali, evitando così le solite polemiche di rito provenienti dalle varie parti politiche. Certo, anche dai centocinquant’anni di Roma Capitale ci saremmo aspettati di più sia in termini di celebrazioni sia in termini di prospettive future per la Capitale d’Italia.

Comunque, al di là delle celebrazioni, tutte le ricorrenze indicate sono rivelative di valori che andrebbero costantemente riaffermati nella società, soprattutto nelle scuole e tra le nuove generazioni, a cui ormai sembrano fatti distanti (se non del tutto sconosciuti) e forse irrilevanti per la situazione ed il loro futuro, soprattutto, come non finiremo mai di ripetere, la Storia del nostro Risorgimento, ormai dimenticata.

La democrazia non è una cosa data una volta per tutte e deve essere necessariamente riaffermata e nutrita, in particolare attraverso l’educazione e la partecipazione. Un Paese senza Storia e senza radici è fragile e non ha nemmeno un futuro.

In merito alle polemiche sappiamo quanto i partiti mettano, o abbiano messo, dei distinguo sulla Liberazione, considerata spesso una ricorrenza “divisiva” o sull’Unità d’Italia (e oggi sull’Europa).

Si è arrivati in passato addirittura a proporre l’abolizione del 25 Aprile e, per un certo periodo è stata anche abolita la ricorrenza del 2 giugno, trasformata in festività mobile alla prima domenica di giugno e ripristinata meritoriamente nel 2001 dall’allora Presidente Ciampi, nell’ambito di una più generale valorizzazione dei simboli nazionali e dell’orgoglio patrio.

Intanto l’Italia non ha mai fatto veramente i conti con il Fascismo e questo ha lasciato aperta la strada ad equivoci e fraintendimenti tali da permettere ancora oggi ad alcune forze politiche di guardare con benevolenza a quell’infelice esperienza, se non di strizzare l’occhio a neonati movimenti fascisti o addirittura neo-nazisti, che purtroppo stanno sorgendo in tutta Europa e non solo (si guardi anche ai fatti che hanno caratterizzato il passaggio dall’amministrazione Trump a quella Biden negli Stati Uniti).

Quello che auspichiamo è una visione forte e condivisa nella società di valori etici, morali e civili, fondanti della nostra Repubblica e incardinati concretamente nella cultura, anche attraverso simboli e celebrazioni, che non siano solo dei vuoti rituali ma delle riaffermazioni della nostra identità nazionale per arginare vecchi e nuovi fascismi, soprattutto quelli striscianti di nuovo conio.

Il dibattito è aperto in tutta Europa, in particolare in Germania, dove è stato presentato all’ultima Berlinale il film “Je suis Karl”, del regista tedesco Christian Schwochow, che mette al centro il tema molto attuale degli estremismi coniugati con le nuove tecnologie.

Lascia un messaggio

La registrazione non è richiesta.