Consortium

NOTE: Il nome di questo gruppo sarebbe tutt’oggi del tutto sconosciuto nel nostro Paese, se non fosse per il fatto che – come vedremo – ha qualcosa in comune con i Nomadi. Classico gruppo da ‘One Shot’, dapprima si chiamavano Robbie, poi West Coast Consortium e infine ridurlo al più modesto ma più supponibile Consortium. Voci in un falsetto quasi esasperato, che a tratti ricordano quelli degli Ivy League oppure dei Four Seasons, e una timida innaffiata psichedelica che non guasta mai; nonostante per i puristi della psych-music questi non siano proprio il massimo della vita. Finalmente, dopo alcuni tentativi falliti, con questo singolo, prodotto da Cyril Stapleton, i Consortium  riescono a piazzarsi al ventiduesimo posto delle charts inglesi, cosa che resterà loro impressa nella memoria, visto che dopo – a livello di successi – ci sarà soltanto il vuoto.    

LATO A: All The Love In The World (Geoff Simpson)

ACCOMPAGNAMENTO: Consortium 

QUALITÁ ARTISTICO MUSICALE: Ottima-

La canzone era stata composta dal chitarrista Geoff Simpson e, come dicevamo in presentazione, fu questo il disco che diede loro il massimo della notorietà nel loro Paese; ci riprovarono poi con ben altri cinque singoli e un LP, ma a nulla valsero ulteriori sforzi per tornare in auge. All The Love In The World non ha certo pretese avanguardistiche, però è davvero un bel brano, con una propria soavità musicale che spunta fine e delicata, con quel minimo dosaggio del flanger soprattutto sulla voce solista e sulle percussioni, quel tanto che basta per attribuire al brano il giusto mordente e assegnare al suono un velo leggermente più contraffatto, quasi intellettualistico; quel tanto che basta per destare interesse nell’ascoltatore. All’epoca il 45 uscì anche in Italia, ma nessuno – o quasi – se ne accorse; i Nomadi però lo scovarono con cura, incidendone la cover col titolo di Vai via cosa vuoi, con una personalissima e intraprendente interpretazione vocale di Augusto, ben lontana dall’originale ma di pari grande effetto; insomma il gruppo di Novellara non si limitò a ‘copiare’ ma ad interpretare; due cose molto diverse, soprattutto nell’ambito musicale.    

LATO B: Spending My Life Saying Goodbye (Geoff Simpson)

ACCOMPAGNAMENTO: Consortium

QUALITÁ ARTISTICO MUSICALE: Discreta

Il compositore come vedete, è lo stesso, mentre il risultato finale invece è ben diverso. Questo retro non sarebbe poi male, però qualcosa che stona è palese: c’è troppo dolcificante, come quando senza accorgercene ci capita di zuccherare il caffè due volte; un condimento esageratamente caramelloso e, di contro, quella opportuna presenza psichedelica del brano precedente pare svanita del tutto, perduta in un deserto di scontate melodie. Le voci, certo, sono a regola d’arte, ma la gloria, il sussulto, la classe vera, abitano altrove; evidentemente mancano, in definitiva, quegli spunti e quelle impennate classiche dell’autentico genio musicale. Forse la pecca più grossa che ha pesato come un macigno sulle sorti della band. Band che, comunque, nel 1975 potrà godere di un nuovo attimo di gloria per l’album Rebirth, con sonorità a metà tra Grand Funk e Uriah Heep!

CONSORTIUM
PYE
N° Di Catalogo: P 67.006
Stampato in: ITALIA
Data: 1969
Rarita’: MEDIA+
Quotazione: euro 18,00 / 25,00
Qualità Grafica Della Copertina: 7+


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