Intervista a Lucia Conti e Angela Fiore

Angela Fiore è leccese di nascita, romana d’adozione e berlinese per caso, sulla base del concetto di “è bella, ma non ci vivrei”. Inizia come organizzatrice di concerti in Italia, per poi dedicarsi al marketing musicale e infine al marketing tout court. Spera di proseguire la carriera editoriale assumendo il ruolo di eminenza grigia.

Lucia Conti è nata a Frosinone, appartiene al mondo e ha scelto Berlino. Giornalista freelance, è anche esperta di comunicazione. In questa veste ha collaborato con importanti istituzioni, tra cui le Nazioni Unite e in particolare l’UNIDO (Organizzazione delle Nazioni Unite per lo Sviluppo Industriale), per cui ha seguito sia un progetto legato allo women empowerment in sette Paesi del Nord Africa e del Medio Oriente, dalla fine del 2019 all’estate del 2020, sia la web conference internazionale “Women in Industry and Innovation” (con partecipanti da 130 Paesi e 56 speaker), che ha avuto luogo dal 15 al 17 luglio 2020.

Da gennaio Angela Fiore e Lucia Conti sono le editrici de Il Mitte.

Che cos’è Il Mitte e si può dire che abbia un nuovo corso?

CONTI: Il Mitte è un quotidiano online per italiani che vivono in Germania o che guardano alla Germania con interesse. È stato fondato nel 2012 da Valerio Bassan, che ne è stato proprietario fino al 2015. Poi sono subentrati Dario Mosconi e Filippo Erizzo come editori, con Mattia Grigolo come direttore fino al 2017. Nel 2017 sono diventata direttrice e da gennaio 2021 ho acquisito la proprietà del giornale insieme ad Angela Fiore.
Del nuovo corso del magazine fanno parte alcune novità di cui siamo particolarmente orgogliose. Fra queste, senza dubbio, le dirette con ospiti che riteniamo interessanti: dalla rubrica live di Emergency agli incontri con scrittori, esperti del rapporto tra tecnologia e diritti umani e, prossimamente, debunker. Senza ovviamente tralasciare le collaborazioni ufficiali con importanti istituzioni italiane sul territorio, come l’Ambasciata d’Italia e il Comites [il Comitato degli Italiani all’Estero, ndr], che ci hanno portato a realizzare dirette informative e di servizio sempre molto partecipate.

Di cosa si occupano le dirette?

FIORE: Con eventi come quelli del ciclo Benvenuti a Berlino abbiamo affrontato quegli aspetti del sistema tedesco che i neoarrivati italiani non hanno ancora compreso appieno. L’abbiamo fatto in collaborazione con importanti istituzioni tedesche. Lo stesso è avvenuto con la diretta di “Paura non abbiamo, combattere la violenza di genere a Berlino”. In quel caso sono intervenuti anche esponenti della polizia criminale e del senato cittadino.
CONTI: Durante il lockdown, abbiamo poi dato vita alle dirette “Noi ci siamo”, organizzate dall’Ambasciata d’Italia a Berlino, in cui abbiamo reso possibile porre domande a esperti sull’emergenza Coronavirus e su tutti gli aiuti, le informazioni e i servizi messi a disposizione durante la pandemia. Gli incontri sono stati moderati da me, come tutti quelli del ciclo “Benvenuti a Berlino” e come le dirette del Mitte in generale.

La redazione de Il Mitte si concentra solo su Berlino?

CONTI: Al momento Il Mitte comprende due redazioni, quella di Berlino e quella di Francoforte, ma il bacino dei lettori è molto più vasto. Comprende infatti non solo gli italiani in tutta la Germania, ma anche moltissimi italiani che vivono in Italia e un’ulteriore percentuale di italiani all’estero.
FIORE: L’interesse dei lettori ci premia e ci entusiasma. Ci piace anche il fatto che, in Italia, molti guardino alla Germania con attenzione e desiderino conoscere meglio un Paese così unito al nostro da interessi e radici comuni, nonostante le differenze.

Da dove viene quest’attenzione particolare dell’Italia verso la Germania?

FIORE: Gli italiani hanno sempre guardato con interesse alla Germania. Questa terra è meta di emigrazione dei nostri connazionali da quasi da due secoli, addirittura da prima che esistesse l’Italia come Paese. Le vicende storiche che si sono succedute, inoltre, non hanno fatto altro che renderla progressivamente più attraente. Prima ci sono state le grandi ricostruzioni, nel dopoguerra e subito dopo la riunificazione, che hanno richiesto moltissima manodopera, rendendo la Germania una meta ideale per chi cercava lavoro. Quelli erano i famosi Gastarbeiter che tanto hanno contribuito a rendere la Germania il grande Paese che conosciamo.
Poi Berlino si è evoluta in quella città “povera ma sexy” [come la definì l’allora sindaco Klaus Wowereit in un’intervista del 2003, ndr] che attirava artisti, intellettuali e creativi, ribelli che volevano uscire dai canoni restrittivi della società che avevano conosciuto fino a quel momento. Berlino è diventata così un luogo dove si poteva vivere con poco e quindi dedicarsi più facilmente a sviluppare progetti artistici. Era la Berlino nella quale nascevano movimenti musicali e letterari, la Berlino di Bowie e di Iggy Pop. Dopo la crisi del 2008, infine, sono tornati i cosiddetti “migranti economici” e per questa possibilità dovremmo essere grati all’Unione Europea, che ci permette, come cittadini di uno Stato membro, di muoverci liberamente, con molti meno problemi burocratici e meno vincoli rispetto a chi, invece, emigra da Paesi extra-europei.

CONTI: Attualmente Berlino attrae molte persone anche perché è una città assolutamente “protagonista”, in cui però si può vivere con minori mezzi e più tempo libero a disposizione rispetto ad altre capitali europee molto più costose. Accedendo facilmente alla sua ricchezza multiculturale, al suo fervore artistico e alla sua libertà storica, che la anima da sempre nonostante le numerose battute d’arresto.

Com’è cambiata la città negli ultimi anni? È ancora “povera ma sexy”?

FIORE: Secondo me è una città che va per cicli. Non è più tanto povera, anche se lo è certamente a paragone di città come Francoforte, capitale finanziaria, o delle zone nelle quali si concentra la grande industria. Però è ancora sexy, almeno per me, ma non per i motivi che tutti pensano. Io con Berlino ho vissuto la crisi del primo anno e quella del settimo e adesso andiamo abbastanza d’accordo. Quello che amo di questa città è che puoi essere quello che vuoi, amare quello che vuoi e troverai senz’altro qualcuno come te con cui confrontarti. Che ti piaccia la techno o fare le capriole all’indietro vestito da fenicottero, la musica classica o una specifica corrente di pittura astratta islandese: a Berlino, la tua “scena” c’è.
CONTI: Non faccio discorsi su una perduta età dell’oro di Berlino perché credo che ogni generazione tenda a rimpiangere il passato, rifiutare il presente e temere il futuro. Una “vera Berlino” per me non esiste. Non esiste sul piano temporale, visto che la città non fa che cambiare da decenni, e non esiste neanche sul piano simbolico. Sarebbe più corretto dire che ci sono tante Berlino, rappresentative di questa o quella comunità, legate a questo o quel ricordo, sia esso collettivo o squisitamente individuale. Berlino è unica e molteplice.

Se c’è una “scena” più a rischio a Berlino forse è quella anarchica. Che cosa succede al Rigaer94?

CONTI: Il Rigaer94 è uno degli squat più noti in città, parte di una scena di edifici occupati e case-progetto che hanno fatto la storia della Berlino “punk e anarchica”, dalla caduta del Muro in poi. Negli ultimi anni è stato oggetto di una vera e propria battaglia legale (e non solo), fra il proprietario dell’immobile e gli occupanti. Sullo sfondo ci sono temi più ampi, come la trasformazione urbana accelerata dalla speculazione immobiliare e l’impatto della cosiddetta gentrificazione sulle comunità di residenti che esprimono valori diversi. Di sicuro non aiuta il clima sempre molto teso, che spesso produce degenerazioni e scontri. Il Rigaer94 è inoltre considerato il punto di riferimento e aggregazione degli esponenti della sinistra radicale. E neanche questo aiuta.
Recentemente è stata decisa un’ispezione antincendio, allo scopo di verificare eventuali rischi dovuti allo stato di manutenzione degli spazi allo stabile. Gli occupanti hanno ritenuto che questa ispezione, che prevedeva l’ingresso di un apposito commissario dei vigili del fuoco accompagnato da una scorta della polizia, rappresentasse un preludio allo sgombero. Per questo hanno cercato con tutti i mezzi di impedire l’accesso alla struttura. Ci sono stati scontri piuttosto violenti, sono state erette e poi incendiate vere e proprie barricate e ci sono stati lanci di sampietrini contro le forze dell’ordine.

In risposta alle posizioni omofobe del primo ministro ungherese Viktor Orbán, il sindaco di Monaco Dieter Reiter avrebbe voluto decorare con i colori dell’arcobaleno l’Allianz Arena, lo stadio del Bayern München, in occasione della partita Germania – Ungheria giocata lo scorso 23 giugno, ma la EUFA ha detto no. Che cosa è successo in AfD (partito nazionalista tedesco, euroscettico e anti-immigrazione, che raccoglie consensi soprattutto nell’ex Germania Est)?

CONTI: Uwe Junge, ex capogruppo di AfD nel parlamento della Renania-Palatinato, ha apostrofato su Twitter con insulti omofobi il portiere tedesco Manuel Neuer, che ha scelto di indossare durante gli Europei una fascia arcobaleno al braccio per celebrare il mese del gay pride e per solidarietà con la comunità LGBTQ+ ungherese. Nello stesso tweet, Junge ha inoltre stigmatizzato la possibilità che lo stadio di Monaco potesse illuminarsi con i colori dell’arcobaleno.
A quel punto Alice Weidel, alla guida di AfD insieme ad Alexander Gauland dal 2017 e candidata alla cancelleria, che ha una compagna con la quale ha adottato due bambini, ha definito inaccettabili le dichiarazioni di Junge e ne ha chiesto l’espulsione da AfD. Junge, da parte sua, ha protestato contro l’imposizione dell’ideologia gender all’interno del partito.
Per chiunque conosca le posizioni di questo partito, che si colloca decisamente all’estrema destra, lo scontro sul “gender” fra Weidel e Junge non può che risultare grottesco.

È vero. Junge ha poi pagato con l’espulsione le sue posizioni omofobe?

FIORE: No.

La comunità italiana a Berlino non è più composta solo da Gastarbeiter legati al mondo della ristorazione, ma negli ultimi anni si è arricchita con l’arrivo di persone con tante passioni e interessi. Ora a Berlino ci sono quotidiani e riviste italiane, laboratori di scrittura creativa, teatro e arte e rassegne cinematografiche italiane. Qual è il ruolo de Il Mitte in questo nuovo contesto?

FIORE: Il Mitte è un quotidiano, è pensato come un quotidiano e lavora come un quotidiano. Il nostro scopo è informare, nel modo più completo possibile, per raccontare Berlino e la Germania in italiano, tanto agli italiani che vivono qui, tanto ai connazionali in Italia, o sparsi nel resto del mondo, che vogliono saperne di più. Raccontando ed evidenziando anche il contributo fornito dai nostri connazionali alla vita e all’evoluzione del Paese.
CONTI: Un esempio recente è l’intervista a Giulia Vignoli, una giovane professionista che, durante la pandemia, ha lavorato nel team pandemico del quartiere di Mitte, facendo tamponi alle persone senza fissa dimora. O l’intervista a Luciano Rezzolla, astrofisico a Francoforte, che ha contributo alla ricerca che ha prodotto la prima immagine di un buco nero al centro della galassia M87.

Il Mitte si interessa solo degli italiani?

CONTI: No, si interessa anche di temi che riteniamo importanti per tutti e di figure collegate a dibattiti attuali e impellenti. Abbiamo ad esempio intervistato Denis Jaromil Roio, hacker etico che ha collaborato con la Commissione Europea in numerosi ambiti, tra cui democrazia partecipativa, uso di monete complementari in determinati casi economici, comprensione degli algoritmi e gestione corretta dei dati. Roio ha partecipato molto da vicino anche alla nascita del nuovo Gdpr, il Nuovo regolamento europeo per la tutela della privacy.
FIORE: Vorrei ricordare anche lo spazio che abbiamo dato a Seyran Ateş, una delle relatrici nel panel di Paura non abbiamo, l’evento di cui abbiamo parlato all’inizio. Avvocato e attivista, Ateş si è impegnata per l’emancipazione femminile, soprattutto in ambito islamico. Ha fornito supporto legale a molte donne vittime di violenza domestica, lavorando in centri che offrivano riparo e rifugio in situazioni di pericolo. Per questo motivo ha subito un attentato e un’aggressione. Non si è mai arresa e ha fondato a Berlino la prima moschea inclusiva, aperta a tutti, comprese le persone LGBTQ+, gli atei e le persone di altre religioni.

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