Intervista a Valeria Rossi

In questo mese abbiamo la bella oppotunità di ospitare di nuovo Valeria Rossi, esattamente ad un anno dalla nostra piacevole chiacchierata.
Valeria ha uno sguardo attento e curioso su quello che ci circonda e mi fa piacere parlare di questo anno duro e complesso, ma anche carico di cambiamenti e di speranze.

(Immagine dal Web)

E’ già trascorso un anno, a guardarlo ora sembra volato via, ma in effetti sono stati mesi davvero complicati. Valeria, come persona, come lo ha vissuto?

Credo che ogni cosa si presenti nelle nostre vite debba essere necessariamente letto come un invito ad evolvere, a salire di grado, o per usare un termine anche musicale, a “salire di frequenze”, che, in pratica, vuol dire “a cambiare status”: l’essere umano è materia plastica e, per quanto tutto il sistema sociale-culturale sia incentrato sulla materialità della vita e sulla staticità, in realtà siamo un continuo cambiamento di stato anche se ci muoviamo sempre solo su una linea vettoriale che oscilla unicamente tra due poli, ossia, piacere e dovere, perdendoci così tutta un’infinità di sfumature, soluzioni, visioni e opportunità possibili.

(Immagine dal Web)

In questo extra time che molti di noi si sono ritrovati a causa dell’inattività forzata, ho incrementato la mia dose quotidiana di tecniche di pulizia mantenendo le mie di sempre, come i Cinque Tibetani (il cd.training dell’immortalità che pratico da oltre vent’anni), il Qi Gong e la meditazione, ma ne ho anche approfittato per fare un approfondimento di altre pratiche – a me piace andare a fondo sulle cose che mi appassionano – ho studiato anche una delle forme dello yoga, l’Hatha Yoga, e ho ricevuto in regalo l’iniziazione alla lettura dei Registri Akashici, una cosa molto spirituale ma anche molto applicativa tramite la quale, di fatto,  ho avviato una relazione più stabile e consapevole con la parte energetica della materia. In fondo, era Einstein che sosteneva che tutto è energia e vibrazione e che, per come la intendiamo noi, la materia non esiste…e che si debba cercare di essere sintonizzati alla frequenza che si desidera in ogni momento della nostra vita

E come artista? 

La sintesi estrema e definitiva di questo tipo di impostazione è che fare distinzioni è “essere completamente fuori strada” perché porta con sé una forma di scissione “criminale” nella misura in cui rende tutto lecito in quanto tutto staccato da sé, invece tutto ci riguarda e dovremmo sempre avere l’umiltà, e la gioia, di cambiare ruolo, non essere attaccati al potere e “farci un giro nei panni degli altri”,

Abbiamo seguito molto da vicino la “protesta dei bauli” che ha reagito alla chiusura totale di tutti gli eventi e delle forme di spettacolo che ha messo a dura prova il mondo dell’indotto.

Certamente non si poteva non prendere posizione rischiando così di uscire dalla contrattazione con il Governo, porsi come corpo unico ed identitario è stata un’altra delle opportunità date dalla situazione; mi viene in mente che tanti anni fa feci un’esperienza formativa meravigliosa ad Umbria Jazz partecipando alle famose clinics della Berkley Music Institute che per l’occasione organizzava appunto delle classi di voce e strumento, eravamo ragazzi e ragazze da tutto il mondo, io feci carte false per poter partecipare, a stecchetto e arrangiandomi come potevo, rimasi quindi senza parole quando scoprii che gli studenti provenienti dal Nord Europa, Germania, Svezia, ecc, erano lì supportati economicamente dal loro Paese. In Italia, ricordo solo un bando vergognoso con cui il Ministro alla Cultura chiedeva, ufficialmente e spudoratamente, agli artisti prestazioni gratuite e volontarie, svilendo totalmente un percorso di formazione, e, di fatto, stigmatizzando l’assenza di un riconoscimento ufficiale, contemporaneamente, privando così di dignità l’artista e chiunque avesse la malaugurata idea di intraprendere quella strada.

Non solo il mondo dei bauli, degli operatori dello spettacolo è fatto di precariato e di momenti difficili, anche il mondo della sanità che è stato così sotto i riflettori in questi mesi, ma così come in uno spettacolo, appena fuori dall’Occhio di Bue, si hanno ombre più che luci.

(immagine dal Web)

Il problema più grave che ha l’umanità è quello di essersi scordata che siamo qui per prenderci cura l’uno dell’altro, ed il suo più grande sforzo dovrebbe andare in quella direzione, non solo aiutando l’altro ma “aiutandolo ad aiutarsi”, per la costruzione di una società più consapevole e responsabile e che viaggi su altre frequenze!

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