L’Europeo di calcio 2020, un torneo sportivo e un canale di propaganda politica

L’11 giugno 2021, allo Stadio Olimpico di Roma, l’Europa ha celebrato il suo ritorno a una parvenza di normalità con il match inaugurale dell’Europeo di calcio 2020. Il torneo, celebrato nel 2021 per via della crisi sanitaria globale, è stato definito un evento per festeggiare l’uscita del continente dopo mesi di severe restrizioni messe in campo per contrastare l’epidemia di COVID-19. L’evento sportivo ha previsto 24 nazioni partecipanti, stadi aperti ai tifosi e, per la prima volta nella storia, un torneo itinerante che ha toccato 11 paesi, da Baku a Amsterdam e da Glasgow a Roma. I tornei calcistici internazionali, per via dell’audience loro riservata, vengono visti dagli stati partecipanti come un’arma diplomatica e una vetrina per proiettare verso il mondo non solo la propria identità e i propri valori, ma anche e sempre più spesso, le proprie istanze politiche.

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Mentre a Roma si fischiava il calcio d’inizio della partita inaugurale del torneo, a Carbis Bay in Cornovaglia si celebrava il primo meeting presenziale del G7 dall’inizio della pandemia. Il vertice dei sette paesi più industrializzati ha trattato temi globali come la pandemia e i vaccini e temi cari all’amministrazione americana, come il rilancio del multilateralismo e il contenimento delle ambizioni cinesi di superpotenza. Per il presidente americano Joseph Biden, il G7 è stato il calcio d’inizio di una strategia volta a riaffermare il ruolo degli Stati Uniti come paese guida del mondo democratico dopo la fase di isolamento determinata dalla politica messa in atto dall’ex presidente Donald Trump. Nel corso del proprio tour europeo, Biden ha partecipato a un vertice della NATO e ha incontrato vari leader europei, tra cui il presidente turco Recep Tayyip Erdogan e il presidente russo Vladimir Putin. Non è un caso che Biden abbia usato il suo primo viaggio nel vecchio continente, l’area geografica strategica per eccellenza, per far leva su tematiche di tipo globale. Anche per questo, gli Europei di calcio 2020 si sono giocati sotto il segno delle sfide geopolitiche che agitano il continente.

Il match inaugurale del torneo tra Italia e Turchia è stato associato alla contesa tra Mario Draghi e il presidente Erdogan. Pochi mesi fa, Il premier italiano riferendosi alla vicenda del sofagate, aveva espresso il suo profondo dispiacere per l’umiliazione subita dalla presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen in occasione della missione diplomatica dell’UE ad Ankara, definendo Erdogan come “un dittatore con cui occorre dialogare”. Nella cerimonia protocollare di apertura dell’incontro bilaterale UE-Turchia, la signora von der Leyen è stata accomodata su un divano laterale, mentre al presidente del Consiglio Europeo Charles Michel è stato riservato un posto accanto al leader turco. La reazione all’affermazione di Mario Draghi non ha tardato ad arrivare da parte del presidente Erdogan, il quale ha dichiarato che quelle parole avrebbero avuto “l’effetto di un’ascia sulle relazioni tra Italia e Turchia”. L’incontro di calcio si è concluso con una vittoria netta degli azzurri sulla Turchia, ma ciò non rispecchia in alcuna maniera l’equilibrio di potere dei due paesi nelle zone di influenza del mediterraneo. La Turchia infatti è riuscita a scalzare l’Italia su differenti scenari strategici che la vedevano in precedenza esercitare un ruolo di leader regionale. Due esempi concreti sono la presenza militare ormai permanente della Turchia in Tripolitania, nel quadro della missione internazionale di mantenimento della pace in Libia e la lenta erosione dell’influenza italiana in Albania. Il paese delle aquile ha infatti già privilegiato la Turchia in diverse commesse pubbliche di alto livello e ha affidato i programmi di addestramento delle proprie forze di polizia all’esercito turco.

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Un altro caso di utilizzo dello sport per motivazioni prettamente politiche riguarda l’Ucraina, la cui nazionale di calcio è scesa in campo indossando una maglia su cui era raffigurata una sagoma del proprio paese che include tra i suoi confini i territori separatisti del Donetsk e del Lugansk e la penisola della Crimea, annessa militarmente dalla Russia nel 2014. L’operazione di annessione è costata alla Russia la condanna internazionale con l’esclusione a tempo indeterminato dal G8 e pesanti sanzioni economiche da parte dell’UE e degli Stati Uniti. Sul colletto della maglia dell’Ucraina compariva inoltre lo slogan politico “Gloria all’Ucraina, Gloria agli eroi” ampiamente usato durante i movimenti di rivolta filo-occidentale del 2014 e che la UEFA ha ordinato di rimuovere dopo le rimostranze della federazione russa. Gli ucraini hanno approfittato dell’Europeo di calcio per dare risonanza alla propria causa politica e la Russia, in una nota ufficiale del Ministero degli Esteri, ha definito il look della nazionale ucraina come “pura propaganda”. Per gli stessi motivi la UEFA ha fatto in modo che Russia e Ucraina non si incontrassero nella fase a gironi del campionato.

 L’ennesima polemica politico-calcistica del torneo è stata sollevata dal Presidente dell’Ungheria Viktor Orban, il quale ha difeso la tifoseria ungherese che, durante una partita di allenamento alla Ferencz Szoza Arena di Budapest, aveva fischiato la squadra irlandese inginocchiatasi nell’iconico gesto contro il razzismo. Orban, noto per le sue posizioni radicali e xenofobe, si è dichiarato d’accordo con il gesto di protesta dichiarando che “se sei ospite in un paese, allora comprendi la sua cultura e non provochi la gente del posto, non provochi se sei in visita, come ospite”.

Come abbiamo visto, fin da subito gli Europei di calcio 2020 sono stati caratterizzati da questioni politiche e la finale del torneo tra Italia e Inghilterra, che si è svolta l’11 luglio allo stadio di Wembley, non è stata da meno. La sconfitta subita dell’Inghilterra ha portato a galla tutta una serie di fratture già esistenti all’interno di quel che resta dell’impero britannico. Le frangie periferiche della Gran Bretagna (notamente le popolazioni scozzese e dell’Irlanda del Nord) hanno sfruttato l’evento calcistico per amplificare la loro insofferenza nei confronti di Londra e la loro reticenza a far parte di una Gran Bretagna a guida Inglese. Alla vigilia della finale, il Commissario Tecnico della nazionale Roberto Mancini è stato paragonato dalla stampa scozzese a William Wallace, condottiero che guidò i suoi connazionali alla ribellione contro l’occupazione inglese nel quadro delle guerre di indipendenza scozzesi del XIII secolo. In un periodo di profonda crisi dell’Inghilterra legato alla difficoltà di tenere sotto di se le popolazioni celtiche, la vittoria dell’Europeo di calcio avrebbe dato un segnale di discontinuità e , secondo le speranze del Primo Ministro Boris Johnson, avrebbe segnalato l’Inghilterra come leader della della Global Britain.  L’espressione Global Britain, vero e proprio mantra del governo britannico per la propria politica estera post-Brexit, è stata usata per la prima volta nel 2016 da Theresa May nel suo primo discorso in qualità di Primo Ministro alla Conferenza del Partito Conservatore. Essa aveva lo scopo di segnalare che il paese non si sarebbe chiuso su se stesso dopo la Brexit, ma al contrario avrebbe avuto una prospettiva globale che andava oltre l’Europa.

Lo slogan utilizzato dalla narrativa inglese “football is coming home” denota un distaccamento tra l’immagine che gli inglesi hanno di se come paese che ha inventato il calcio e la realtà dei fatti che vede una nazione in forte sofferenza e che cerca nel successo sportivo la leva per rilanciare la propria immagine nei confronti degli stati che domina.

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Lo sport viene spesso usato come veicolo di propaganda da parte delle nazioni partecipanti ai tornei internazionali per promuovere le proprie istanze politiche. Il calcio europeo è seguito da oltre due miliardi di persone e assicura una grossa risonanza a livello globale, ma non è una leva diplomatica sufficiente a realizzare gli obiettivi politici degli stati che li promuovono. Resta il fatto che il tentativo di celebrare la Global Britain attraverso il successo calcistico si è tramutato in un fiasco colossale e sebbene il continente europeo cerchi di rimanere presente nello scacchiere globale con tutti i mezzi, anche attraverso le vittorie sportive, a dettare le sorti dell’Europa rimangono ancora gli Stati Uniti, un paese che il calcio non lo sa affatto giocare.

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