Riccardo Azzurri: Cantautore, Poeta, Spirito libero.

In che modo il luogo dove vivi o hai vissuto influenza il tuo modo di fare musica?

Ho sempre pensato che ognuno di noi vada alla ricerca nella propria vita inconsapevolmente di qualcosa. Sono nato nel centro di Firenze dove possiedo grazie a mio padre la disponibilità di due appartamenti a due passi da Piazza Signoria, ma il mio cuore andava nella direzione opposta al cemento e quando nel ’94 i miei affetti si separarono trovai rifugio in un piccolo paese a 30 km da Firenze.
Una casa che da sempre sognavo lontano da tutti e da tutto immersa in un bosco alle pendici di una foresta…. quella di Vallombrosa.
In quella casa ho creato il mio studio e con fatica ho ritrovato me stesso e la mia musica.
Il silenzio il verde la natura incontaminata ed il sogno ha cominciato a realizzarsi.
Le passeggiate a cavallo, lo scoppiettare di un camino, un retaggio a ritroso nel tempo……tutto questo e molto di più hanno dato luogo ad una trasformazione del mio linguaggio musicale.

Sting ha scritto nelle note di copertina del suo album If on a winter’s night: ‘Siamo qui riuniti per celebrare ed esplorare la musica dell’inverno, la stagione delle gelate e delle lunghe notti buie. Un viaggio spirituale attraverso l’inverno.’
Qual’è la tua stagione preferita e quale canzone/sound ti evoca?

Onestamente non c’è una stagione che mi esalta di più. Le sensazioni che provo e che cerco di esprimere non sono unite ad un maglione o ad una maglietta, nascono molte volte all’alba mentre mi giro nel letto afferrando velocemente il telefono per registrare quelle parole unite ad una musica fiocamente cantata.

Tra le tante vissute, quale esperienza ti è rimasta maggiormente nel cuore?

Nel trascorrere i giorni i mesi e gli anni le esperienze si susseguono alcune le dimentichi altre rimangono vivide e quelle che hanno si può dire segnato la mia esistenza sono gli incontri con gli anziani durante la musico terapia che svolgo in tante residenze.
Perle di saggezza rinchiuse dentro paradisi tristissimi dove più nessuno li abbraccia e li bacia,  un parcheggio dove si aspetta solamente il giorno in cui avverrà la chiamata.
E ciò mi fa davvero male!  Genitori che hanno dato la loro vita ai figli…a quei figli che ora li dimenticano!

Puoi decrivere te stesso in 3 aggettivi?

Riunirei il tutto in una parola…ARIETE…

Caratterialmente, quali tratti hai ereditato dai tuoi?

Credo di avere la musica nel DNA. Mio nonno materno Gennaro, carabiniere, suonava la fisarmonica. Quando andavo a trovarlo con i miei genitori, sentivo la musica provenire dalla tromba delle scale. Era un valzer che suonava sempre e che allora non conoscevo ma che suono spesso ai miei anziani: ‘La Spagnola‘.
Lui era nato in provincia di Benevento e mia madre Ester a Bonito, in provincia di Avellino, da cui si spostò ancora in fasce. Dal padre ereditò la passione per la musica e iniziò a suonare il mandolino. Mio zio Osvaldo suonava invece il violino.

Mio nonno paterno, Paolo Azzurri, fu un pionere del cinema in Italia. Da lui e da mio padre Renato, operatore cinematografico, ho ereditato la passione per la settima arte.
Avevamo un palco di proprietà, dove spesso si esibivano cantanti. Ricordo di aver visto anche un giovane Gianni Morandi su quel palco.
Vedendolo cantare, pensai che un giorno sarei stato anch’io su quel palco. E infatti debuttai un anno dopo insieme a
Franco Simone.

Hai qualche aneddoto simpatico da raccontarci?

Ne avrei molti da raccontare.
Io ho fatto anche molte serate nei piano-bar, soprattutto allo storico Caffè Concerto Paszkowski a Firenze.
Una sera, una signora si avvicinò e mi chiese, con un accento alla Stanlio e Ollio, se fosse possibile ascoltare un brano di Cat Stevens. Io cantai Wild World e dopodichè la signora mi indicò una ragazzina che era con lei, dicendomi: ‘Lei è la nipote di Cat Stevens‘.
Io rimasi sorpreso e mi emozionai tantissimo. E così iniziai a parlare con quella ragazzina che purtroppo parlava a malapena un italiano alla Don Lurio e credo proprio non capisse nulla di quello che le stavo dicendo!

Un altro aneddoto molto divertente mi è capitato nel 1983.
Ero al Festival di Sanremo e stavo aspettavo dietro le quinte il mio turno per salire sul palco insieme a Vasco Rossi, Gianni Morandi, Zucchero e tanti personaggi con i quali sono tuttora amico.
Alle mie spalle arrivarono 3 ragazzi con i capelli ritti e delle chitarre stupende che non avevo mai  visto: le famose Cort senza paletta.
Ne rimasi molto affascinato ma allo stesso tempo non riuscivo con il mio spirito fiorentino a non rimanere scettico sul loro abbigliamento piuttosto fuori luogo…
Il massimo fu quando arrivò un tipo in calzamaglia nera con il viso pitturato. Sembrava una scimmia e cominciai a prenderlo un po’ in giro. Dicevo ma dove va questo?! Non è Carnevale!  Sicuramente lo fischieranno…
Ad un certo punto la Pettinelli, una delle presentatrici sul palco, annunciò alla platea; ‘Ed ecco a voi l’ospite d’onore, la star internazionale Peter Gabriel!  Guardando il monitor dietro le quinte, mi resi conto che era proprio lui che avevo preso in giro per tutto il tempo!!! Peter Gabriel!!! Ero stato di fianco a lui per un quarto d’ora e non l’avevo riconosciuto! Mi si gelò il sangue. Proprio io non l’avevo riconosciuto! Io che i Genesis me li ‘bevevo’!

Lo volevo aspettare alla fine della performance, ma come si può rivedere nel video di Shock The Monkey su youtube, dopo aver volteggiato sopra la platea dell’Ariston, attaccato ad una corda, atterra male sul palco e cadendo
finisce addosso ad un monitor, uscendo poi di scena lateralmente.
Un’esperienza indimenticabile ma catastrofica in tutti i sensi! 

La crisi di questo momento storico porterà ad un nuovo Umanesimo?
Nei momenti di crisi si ritorna ai bisogni primari, verità e contenuti.
Si esce dai propri schemi usuali, si reinventano le proprie priorità, si rimette ordine nella mente e nell’agire.
E’ un atto di spoliazione dal superfluo. Tu cosa hai gettato?

Se avverrà un cambiamento non lo sò, ma quello che sento è che abbiamo vissuto e stiamo vivendo venti di una terza guerra mondiale, e ciò che che ci è passato accanto e non toccati è un pò come il natale che ci fà sentire più buoni più accondiscendenti e più disponibile verso il prossimo.
Ma la natura umana una volta che il dolore e la paura è passata continuerà a fare guerre e ad uccidere questo pianeta e a fare in modo che gli equilibri vadano sempre verso il maledetto denaro.
Ciò che io ho gettato l’ho fatto anni fa non rincorrendo più un successo acquisito…poichè il vero successo è quello di sentirsi amato dalle persone che amo e che gioiscono come questa mattina in una residenza con una canzone…

Elvis Costello ha detto che i momenti di crisi fanno bene al rock, alla musica in generale. Che ne pensi?

Sono d’accordo con questa affermazione. Durante il lockdown ho trascorso molto tempo davanti alle tastiere. Ha visto la luce un CD che uscirà a breve e che è stato ‘benedetto’ da quel sommo poeta che è Francesco Guccini. Gli inviai il materiale e lui mi rispose in maniera molto positiva. Ci siamo ripromessi di incontrarci a casa sua per parlare di musica, quando la morsa dovuta al Covid si sarebbe allentata.

A chi vorresti dire grazie?

A papà Renato che in quella mattina del 13 Aprile dl 50 anni fa, tornando a casa da scuola, mi fece trovare incartata in una carta beige una chitarra che ancora custodisco gelosamente.
Grazie Ester grazie Renato…non avete mai osteggiato la mia volontà di fare musica.



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