Api Regine

(Copertina dell’opera)

Chissà perché il mondo delle api ha da sempre affascinato schiere di letterati, scrittori ed intellettuali che ne hanno tratto ispirazione per le loro opere, poesie e riflessioni filosofiche. Da Aristotele, Dante, Mandeville, Marx, Bergson, solo per citarne alcuni tra i più importanti, fino ad arrivare alle moderne neuroscienze, con il neurobiologo Randolf Menzel, vera autorità sugli studi dell’intelligenza degli animali, che fa delle api quelli più importanti ed intelligenti del pianeta, da cui l’uomo può trarre degli insegnamenti.

Sarà per la loro organizzazione compatta, per il loro modo di comunicare, primo fra tutti il linguaggio della danza, l’uso delle mente ed i loro vivere sociale ma, soprattutto, per la fascinazione dell’ape regina nella sua singolarità, con tutte le regole legate alla vita della comunità dell’alveare, che ruota sulle modalità riproduttive e sul mantenimento della continuazione della specie.

Forse partendo da questa fascinazione, Raimondo Pinna, architetto e scrittore che vive a Lucca ma si muove tra Cagliari, Milano e il Cilento, che ho avuto l’occasione ed il piacere di conoscere ed apprezzare fin dai suoi esordi, ha pubblicato sempre con l’editore Transeuropa, il suo secondo romanzo dal titolo “Api regine”.

Il suo esordio, circa quattro anni fa, è stato con “Montagne Russe”, un’originale storia di magnati russi nella sfavillante Forte dei Marmi che vede il protagonista, il Rai (Rai-mondo, cagliaritano come l’autore e che ne riecheggia forse tratti semi autobiografici) alle prese con questi eredi dell’Impero Sovietico privi di scrupoli, in un’intricata vicenda di soldi e sesso, sullo sfondo storico di un’Italia profondamente cambiata dai primi valori fondativi della Resistenza.

L’evoluzione dal genere “thriller”, avvincente e ben confezionato, è evidente in un romanzo più articolato, meno spigoloso e più complicato, se non altro per la comprensione della genealogia, biologica o supposta tale nello sviluppo del racconto, delle famiglie Castrozzi-Balistreri che covano le due api regine, le ormai anziane Tina ed Ivana, sorelle di latte ma nemiche nella vita.

La storia si svolge in un’immaginaria (ma nemmeno poi tanto) cittadina del sud, Villatroppo, nell’area del napoletano o, forse meglio del casertano o del basso pontino, con il suo carico di problemi di immigrati, disoccupazione, malaffare e gli eterni ingredienti, che regolano da sempre la vita umana, dei soldi e del sesso.

Sullo sfondo dei vizi, delle debolezze e delle bassezze dell’animo umano, offerto dalla nutrita e variegata schiera di personaggi in cui via via si dipana la storia tra passato e presente, risalta la denuncia sociale del degrado urbano, del lavoro nero e delle disuguaglianze, oltre ai temi delle differenze di genere, dell’omosessualità e dell’ambigua posizione della Chiesa, impersonata da don Ignazio, figlio di Ivana Balistreri, che diverrà vescovo di Villatroppo e su cui è incardinata un po’ tutta la storia che ruota sulle due protagoniste.

Entrambe richiamano un mondo matriarcale, che nel romanzo è estremizzato in una realtà di uomini ridotti a fuchi, come nel mondo delle api.

Chissà se è una visione pessimistica dell’autore, una visione di un mondo matriarcale perduto che si innesta in una realtà complessiva ormai degenerata e irrecuperabile.

Quello che colpisce, peraltro come già emerso nel primo libro, è la fervida immaginazione romanzesca dell’autore, con la contestuale capacità però di innestarsi su concreti elementi di realtà ed attualità, richiamandosi anche alle più recenti abitudini tecnologiche, come postura di  alcuni dei personaggi.

Insomma convivono nel romanzo elementi di arcaicità e di modernità, che richiamano la visione di Benjamin di rileggere il passato, condensando nel “tempo-ora” l’antico con il moderno non in una logica di sviluppo lineare bensì come costellazioni del presente: i nuovi mezzi, ibridandosi, generano nuovi “svelamenti” della realtà.

Cosa prevarrà non è dato saperlo, il finale del romanzo resta aperto, lasciando una sensazione d amaro e di irrisolutezza, con un dato di problematicità. Il mondo delle api muove dall’ “istinto” a forme di organizzazione evoluta che richiamano la razionalità umana, quest’ultimo muove invece spesso dalla ragione all’’istinto, scardinando anche le leggi naturali.

L’insondabilità dell’animo umano è forse la cifra di lettura dostoevskiana di questo bel romanzo, avvincente e a tratti molto crudo.

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