Il Grande Inganno

Mentre scrivo questo articolo ho davanti ai miei occhi le scene che sto per descrivere: le ho viste, le abbiamo viste, così tante volte che non penso ci sia la necessità di pubblicarle. Anzi penso sia meglio non farlo affatto per non “spettacolarizzare” un momento così drammatico come quello della morte.

(Immagine dal Web)

Le immagine che ho davanti sono distanti 20 anni e migliaia di kilometri.
Il fumo che esce, denso, dalle finestre dei grattacieli del World Trade Center, “Le Torri Gemelle” e il volo di un U.S. Air Force nel cielo limpido. 11 settembre 2001, centro di Manhattan; 16 agosto 2021, aeroporto Hamid Karzai di Kabul.
Due momenti lontanissimi nel tempo e nello spazio.

Corpi che cadono in preda ad una incredibile disperazione. Vittime di un terrore senza limiti.
La sensazione che mi ha letteralmente tolto il fiato è stata quella di sentire la cieca disperazione di quelle persone che si sono arrampicate sul carrello di un aereo in decollo, con la certezza di morire, se non cadendo, di freddo o di stenti, pur di non rimanere a terra ad attendere la vendetta dei Talebani. Mi è arrivata ancora più nettamente di quelle persone che si gettavano per sfuggire dalle fiamme sprigionate nel World Trade Center. Mi è arrivata la grande ingiustizia di sentirsi liberi e poi – all’improvviso – fragili.
La Exit Strategy scelta dell’Amministrazione USA non è stata elaborata con la stessa fretta con la quale è stata applicata – mi sembra evidente – e probabilmente è frutto di tanti ragionamenti, forse anche condivisibili, che passano dalla “Autodeterminazione dei Popoli” alla “Pacificazione senza la Guerra”.

Ma il dato di fatto finale è che dopo 20 anni di guerra, di promesse di pace, l’Afghanistan torna ad essere in mano ai Talebani, come prima dell’attacco suicida nel cuore dell’Occidente – come si diceva all’epoca – con passaggio talmente repentino da lasciar spiazzati anche gli analisti più esperti. Gli elicotteri che volano sull’ambasciata USA come fu a Saigon appena dichiarata terminata la guerra in Vietnam. Di ambasciate a Kabul ne sono rimaste aperte solamente alcune: Cina, Russia, India, Iran, Iraq, Kazakistan, Kirghizistan, Uzbekistan, Tagikistan, Turkmenistan, Turchia, Indonesia, Qatar, Pakistan, Emirati Arabi Uniti. Tutte le altre sono state evacuate, il personale riportato in patria velocemente, per rispettare la data del 30 Agosto, concordata con il nuovo governo.
Mi viene in mente l’inizio di Buzkashi, il libro di Gino Strada, dove viene descritto cosa sia questo tremendo, cruento gioco equestre. Strada si è spento alla vigilia di questo incredibile episodio del recupero del potere dei Taliban, ma aveva ampiamento previsto la situazione perché vivendo lì, negli ospedali, aveva “il polso della situazione” di quello che stava per accadere. Anche più degli analisti.
La guerra che genera guerra, un terrorismo contro l’altro, tanto a pagare saranno poi civili inermi.” affermava nel suo libro. Dopo 20 anni torniamo esattamente a quel punto.
Il “grande inganno” di questi 20 anni è stato pensare che le “Primavere Arabe” potessero essere una derivazione del mondo occidentale, una forma di neocolonialismo dove il concetto di “Esportazione della Democrazia” potesse darne una versione accettabile, mentre si è visto che la democrazia è un processo molto più complesso, che deve essere supportato dalla popolazione, dalla loro cultura, dalla loro volontà, e si è visto che la libertà è una conquista fragile.
Ovviamente non sto facendo alcuna valutazione sulle Culture: sono fermamente convinto che non ne esistano di “Serie A” e di “Serie B”, ma il processo di governo che si sceglie è parte della propria cultura. Basta guardare noi e i nostri cugini: in Europa esistono Democrazie e Monarchie pur avendo radici culturali simili, abbiamo scelto forme di governo diverse.
Svelato questo “grande inganno” ora sembra di assistere da inermi spettatori ad un secondo, cruento, tempo di una partita di Buzkashi.

L’Europa si preoccupa di dare asilo a quelle persone che possono essere considerate “rifugiati politici” dal governo Taliban, ma temo che la risposta sia solo parziale e insufficiente. Non si tiene conto dell’enorme ingiustizia che l’occidente ha creato in questi 20 anni.

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