Quando “stare a casa” può essere pericoloso: effetti dell’isolamento sociale sulla violenza domestica.

Il momento storico che stiamo attraversando a causa della pandemia ha esacerbato molte criticità ed emergenze della società attuale. In particolar modo durante i periodi nei quali si è reso necessario attuare restrizioni e limitare la libertà di spostamento di moltissime persone. Tutto il sistema economico e sociale è stato messo a dura prova, con conseguenze la cui portata reale potrà essere valutata solo nel medio e lungo periodo. Se da un lato lo stare a casa è stato un modo per proteggere le persone dalla diffusione del virus, da un altro lato sono emerse moltissime difficoltà e criticità, che hanno riguardato tutti gli aspetti della vita di ciascun individuo. 

(Immagine dal Web)

A tale proposito torno ad affrontare il fenomeno della violenza domestica e di genere, che purtroppo continua a dilagare e di cui è importante e necessario parlare affinché le vittime di violenza acquisiscano la consapevolezza di ciò che stanno vivendo. Questo è certamente un fattore fondamentale, un primo passo per poter chiedere aiuto, prima che possa accadere l’irreparabile. Molti sono gli aspetti da considerare. Se potenzialmente ciascun individuo può essere vittima di violenza, vi sono alcuni fattori di rischio, come precedenti episodi di violenza, problematiche di natura finanziaria, possesso di armi da fuoco, abuso di alcol e droghe, disturbi mentali, che possono far precipitare situazioni caratterizzate da alta conflittualità e maltrattamenti. Dall’altro lato vi sono fattori protettivi, sia individuali sia legati al contesto di vita, tra cui il supporto della rete sociale, di fondamentale importanza affinché la vittima possa e riesca ad uscire dal ciclo della violenza. 

I fatti di cronaca, corroborati dai dati Istat riferiti al numero di chiamate ricevute dal 1522, la helpline attiva sul territorio italiano a sostegno delle vittime di violenza e stalking, hanno evidenziato come durante la pandemia vi sia stato un aumento esponenziale di comportamenti violenti e maltrattamenti tra le mura domestiche, soprattutto nei confronti del partner. 

Ricerche condotte in diversi paesi del mondo hanno infatti mostrato un aumento rilevante degli episodi di violenza domestica quale effetto delle restrizioni legate al Covid-19 (lockdown, isolamento), come evidenziato da uno studio americano che ha analizzato 18 ricerche (per un totale di 37 studi) sui casi di violenza domestica denunciati nel periodo in cui erano in vigore gli ordini di permanenza a casa per il contenimento della pandemia. Un altro studio americano, una ricerca della Georgia State University, recentemente pubblicata sulla rivista Psychology of Violence, ha valutato come l’impatto della pandemia da Covid-19 fosse associato all’aumento di violenza tra partner (IPV – Intimate Partner Violence) e all’abuso di alcol e quanto quest’ultimo comportamento incidesse nella perpetrazione degli episodi di violenza. I risultati di questo studio hanno evidenziato un aumento considerevole dei di violenza psicologica o fisica contro il partner durante le restrizioni adottate nel corso della pandemia. 

Quanto rilevato a livello internazionale è riscontrabile anche nel panorama italiano.  Il tema della violenza domestica, con particolare attenzione alla violenza tra partner è stato affrontato nel corso di uno studio, al quale ho partecipato e recentemente pubblicato, condotto da un gruppo di ricerca di “Sapienza” – Università di Roma, attraverso l’analisi di fatti di cronaca riportati dalle principali testate giornalistiche, con l’obiettivo di rilevare le caratteristiche della violenza domestica durante il periodo di lockdown in Italia (dal 9 marzo 2020 fino al 18 maggio 2020) e di confrontare i risultati con lo stesso periodo del 2019. I fatti di cronaca analizzati hanno riguardato eventi che potevano essere identificati come violenza domestica, omicidio o tentato omicidio o omicidio-suicidio, e sono state prese in considerazione diverse forme di violenza quali le percosse, le aggressioni, le minacce o la violenza psicologica, la violenza sessuale, lo stalking e il maltrattamento.

I risultati della ricerca hanno mostrato un aumento della violenza domestica durante il periodo di lockdown rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. In linea con la letteratura sull’argomento, le vittime di violenza sono state per lo più donne, mentre gli autori di reato sono stati soprattutto uomini. 

Le misure restrittive adottate dal governo italiano per ridurre la diffusione del Coronavirus, hanno dunque contribuito ad aumentare la probabilità di episodi di violenza domestica oltre alle difficoltà di denunciare da parte delle vittime, spesso a causa della convivenza “forzata” con i propri maltrattanti.

In particolare, è stato evidenziato come l’isolamento sociale sia tra i principali fattori di rischio nei casi di violenza fra partner, insieme ad altri fattori, tra cui lo status socioeconomico, il background culturale, l’appartenenza a una minoranza etnica, la dipendenza intra-partner, la trasmissione intergenerazionale della violenza, l’abuso di alcol. L’isolamento sociale, di fatto, limita ancor più la possibilità che coloro che subiscono violenza possano trovare la forza di parlarne con qualcuno e chiedere aiuto, in particolare quando oltre ai segnali fisici di violenza si aggiungono timori legati alla sfera psicologica. 

Un altro risultato interessante della ricerca ha riguardato alcune caratteristiche della violenza domestica, ovvero un incremento di forme di violenza psicologica ed economica, legate all’impatto economico dell’isolamento, in quanto le difficoltà economiche possono inasprire le relazioni familiari e radicare situazioni di dipendenza economica tali per cui le vittime di violenza desistono dal denunciare. Non sono emerse, invece, differenze tra gli autori dei comportamenti violenti, ciò può essere attribuito alla dimensione culturale e trasversale della violenza di genere e della violenza domestica in generale. I comportamenti violenti possono essere scatenati da molteplici e diversi fattori e non solo dall’abuso di sostanze o da motivi psicologici. Anche se l’abuso di sostanze (alcol e droghe) è considerato un importante fattore di rischio, in quanto sembra aumentare la frequenza della violenza e dell’omicidio tra partner, una relazione causale tra violenza domestica e uso/abuso di sostanze, non è stata identificata in letteratura, come rilevato anche dallo studio americano citato in precedenza. 

L’aumento degli episodi di violenza domestica e di genere evidenzia un’importante emergenza sociale, soprattutto se si prende in considerazione che i dati riportati dalle fonti istituzionali costituiscono solo la punta di un iceberg in quanto il numero oscuro (ovvero di coloro che non denunciano) rimane ancora molto alto. 

Proprio per tale ragione è fondamentale diffondere la conoscenza su questo tema così importante e soprattutto aiutare le vittime di violenza verso un processo di consapevolezza. La rete sociale può fornire il supporto utile e necessario per rompere il silenzio e riappropriarsi della propria libertà di esistere. 

La violenza, che sia fisica, psicologica o economica, nega il diritto alla libertà di chi la subisce. 

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