L’irresistibile talento di Mr. Zagor

Cercare di descrivere un artista, di definirne i contorni, di ingabbiarlo con aggettivi, risulta per me sempre molto difficile, soprattutto quando si impatta con talenti poliedrici e multiformi, che mi ricordano quelle figure di personaggi mitologici misti come il cama-leopardo che appare in Stranalandia di Stefano Benni.

E’ questo il caso di Zagor Borghesi, manager nel settore finanza, scrittore, comico e attore, di Marina di Ravenna da parte di padre e dalmata da parte di madre.

Una carriera artistica intensa e variegata, disseminata di riconoscimenti d’eccellenza come il prestigioso “Premio Massimo Troisi”, vinto nel 2008 per il miglior racconto comico.  
Molte le pubblicazioni, tra cui “I segreti di casa Corsina”, “Comicamore”, “Il Professore”, “Didi, la storia di Marina”, “Le confessioni di Joseph Marie Garibaldì”, ”Miliardi… granelli di sabbia”, “Una settimana da animale – I sette vizi capitali” e “Sangue Misto”, libro a scopo benefico.

Tra le collaborazioni, voglio ricordare quella con Tito Buffolini  per il testo di “Che fine ha fatto Pete Best?” con Rocco Barbaro.

Finalista al Premio Sarchiapone Walter Chiari, dal 2016 il suo percorso si arricchisce di spettacoli cabarettistici, da lui stesso ideati e scritti, e di divertenti apparizioni televisive, come quelle ad ITALIA’S GOT TALENT (Le previsioni del tempo di Zagor https://fb.watch/8XypfkpVut/ ) e alle SEMIFINALI ITALIA’S GOT TALENT (L’oroscopo di Zagor https://fb.watch/8XyaweSd_D/ ) del 2017.

Nel 2018 Borghesi approda sul pianeta cinema con comparsate e figurazioni speciali.
Tra le più rilevanti, quelle nel film “Il caso Pantani”, nella serie “Devils” (produzione per Sky InternationalconPatrick Dempsey), nel film made in USA “Spin me round” e nel film “E noi rimanemmo solo a guardare” con Fabio De Luigi, regia di Pif.

PREMESSA.

Per fare un poema dadaista Tristan Tzara formulò questa ricetta:
Prendete delle forbici, scegliete nel giornale un articolo che abbia la lunghezza che contate di dare al vostro poema. Ritagliate l’articolo, ritagliate quindi con cura ognuna delle parole che lo formano e mettetele in un sacco. Agitate piano, tirate fuori quindi ogni ritaglio, uno dopo l’altro, disponendoli nell’ordine in cui hanno lasciato il sacco.
Copiate coscienziosamente il poema.
Vi somiglierà
’.

Ho estratto da un sacco immaginario alcune parole strappate da riviste e le ho mostrate a Zagor… e così è nata la nostra INTERVISTA DADAISTA.

L’INTERVISTA DADAISTA

IO, IL RAGAZZO.

Ho costruito la mia esistenza partendo da un proverbio finlandese: “Jos vesi su syvää, niin su pohja mutainen”, ma siccome non comprendo il finlandese i risultati sono stati bizzarri. Chissà cosa significa?!

Da ragazzino ero un birbante… ho fatto tante di quelle marachelle da far stare in pensiero i miei amorevoli genitori. Basti pensare che, prima dei venti anni, ho collezionato dodici fratture.

A dodici anni finsi di aver male all’appendicite e di star male di stomaco tanto che mi operarono senza che io avessi niente. Ebbi paura di affrontare l’operazione, ma poi mi gongolai nell’aver buggerato uno stimato professore che in corsia, una volta eseguita l’operazione, mi disse: “Pensa che non sembrava neppure infiammata”.
Mi sono fatto operare di appendicite perché in seconda media mi costringevano a suonare il flauto che io odiavo… alle volte penso che cosa mai avrei fatto se lo strumento didattico fosse stato un contrabbasso.

La mia gran voglia di fare mi ha sempre portato a lavorare e fin da subito, anche se andavo a scuola: ho iniziato a 11 anni facendo il caddy sui campi da golf.
Durante le superiori, invece, nel pomeriggio consegnavo fiori per un negozio e già intravedevo i primi spunti ironici: infatti la proprietaria del negozio di fiori si chiamava Lumachi.

Da ragazzino avevo difficoltà a rapportarmi con gli altri, ma poi sono stato nei chierichetti e  negli scout. Ho giocato a rugby e così finalmente sono diventato Zagor uomo … lo Zagor di cui, con un po’ di presunzione e un po’ di consapevolezza per i miei difetti, sono orgoglioso.

AL CUORE NON SI COMANDA.

Qui non c’è da scherzare: il mio cuore è tutto per la mia famiglia. Mia moglie Francesca, le mie tre bimbe Mary, Carol e Bembe… i miei due fratelli Edo e Alex. Il cane Pluto, che ha rilasciato a Donatella una breve intervista.

IL CORAGGIO.

Ho vinto il premio “Massimo Troisi” come miglior racconto comico e pertanto mi permetto, senza la minima pretesa, di parlare di questo fantastico e indimenticabile attore.

Si diceva, ma ancora si dice, che Massimo Troisi avesse il coraggio di essere normale e per questo è stato, e sarà, uno dei più grandi attori italiani.

Io credo, che in tutti i campi, il coraggio sia davvero essere normali in una società che apprezza e sollecita gli eccessi.

MAMMA.

Da parte materna sono slavo, per esser precisi dalmata e mia mamma, mancata troppo presto, era davvero speciale.

Era una formidabile pittrice e faceva dei quadri ad incisione su rame.

….e non fate ironia su slavi e rame, cadendo in antipatici luoghi comuni: negli anni Settanta mamma ha venduto quadri anche ad alcuni personaggi famosi, tra cui ricordo Adriano Celentano e Patty Pravo.

La cosa principale che mi ha insegnato è stata di apprezzare la vita, non dimenticando di sognare.

PASSIONI.

Passioni ne ho tante, ma non ho così tanto tempo per assecondarle.

Mi piace molto leggere e scrivere, mi piacciono il teatro e il cinema … sia farlo da attore che guardarlo da spettatore.

Mi piace viaggiare, ma, più di tutte, la passione che mi rende l’uomo più ricco al mondo è stare con la mia famiglia.

UNA RISATA.

Gli slavi in effetti sono dei musoni per tradizione e io lo sono anche troppo, anche se possiedo un’ironia davvero caustica.

È sempre stato così: mio fratello minore, più piccolo di cinque anni, una volta chiese alla mamma, parlando di me: “Ma tu che lo conosci da più tempo, lo hai mai visto ridere?”.

In effetti molti comici hanno un lato “oscuro”, triste o amaro, e io sono così, anche se ci sto lavorando… dopotutto ho solo cinquantadue anni…mica è necessario avere fretta.

NON HO PIU’ L’ETA’…

… ma sarebbe meglio dire che non l’ho mai avuta! Non ho l’età per fare tardi alla sera e vado volentieri a letto alle nove e trenta perché il mio corpo chiede di svegliarsi presto, ogni giorno, da decenni. Sono a favore del nuovo giorno perché questo rappresenta sempre una nuova opportunità. 

Intorno alle quattro e mezzo, cinque al massimo, sento il bisogno di alzarmi perché ho un’irrefrenabile voglia di fare. Poi in Romagna, patria paterna, i vecchi di un tempo pranzavano alle 12 in punto e io apprezzo queste tradizioni e i ritmi del buon contadino. Infatti mi sono diplomato come perito agrario.

Da ragazzo andavo in discoteca, come quelli della mia età, ma se fosse stato per me le avrei fatte aprire alle 20 e chiudere alle 23.

Ho sempre pianificato vendetta nei confronti di chi fa rumore la sera in modo maleducato e  mi sono sempre detto: “Domani mattina vedrai, caro mio… vengo sotto la tua finestra, alle 4 e 45, con il set nuovo di pentole e faccio un concerto che neppure gli Iron Maiden dei bei tempi!!!”
Poi però nelle poche ore di sonno li ho sempre perdonati.

SPLASH NEL …

Una volta l’anno, una sola volta, dovrebbe essere concesso esagerare.

Sarebbe bello fare splash nel budino al cream caramel o nella panna cotta, una piscina piena dove potersi tuffare … ma poi, dopo questi sogni libidinosi, mi ricordo di essere donatore di sangue da alcuni decenni e dunque mi ricompongo in buon ordine.

DA UNA STELLA…

Da una stella cadente si coglie la speranza che i propri desideri si possano avverare.

Non bisogna mai perdere la fiducia anche se con gli anni il cassetto dei sogni diventa più piccolo e quello delle delusioni più grande.

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