Intervista a Caterina Mosca @MoscaPartners

Intervista a Caterina Mosca MOSCAPARTNERS

Caterina Mosca
ph. Nathalie Krag

Buongiorno Dott.ssa Mosca, come è avvenuta la genesi della vostra scelta progettuale per lo spazio espositivo?

Tutto è nato su invito di Mia Photo Fair per realizzare qualcosa nell’ambito di fotografia e design. Abbiamo cominciato a riflettere su come intervenire in una esposizione dedicata da sempre alla fotografia e a pensare quali fossero le discipline creative che più si avvicinassero a questa arte, con l’idea poi di proseguire con PARALLEL  design e grafica,  design e moda, … PARALLEL proprio perché consente anche in futuro di esplorare altri parallelismi con il design che è il nostro core-business, la nostra cultura, la nostra formazione.

Abbiamo iniziato con gli accostamenti tra designer e fotografi. E’ stata una scelta abbastanza sofisticata, concettuale, per affinità elettive ed intellettuali.
Alcune sono coppie che collaborano storicamente da anni, come Michele De Lucchi e Tom Vack, altre le abbiamo proposte noi, come Giacomo Giannini e Antonio Aricò, perché hanno lo stesso approccio progettuale anche se in settori diversi. Il denominatore comune è l’eccellenza, a livello autoriale. Abbiamo posto l’accento anche su prodotti che possiamo definire d’artigianato.

Oggi le attrezzature all’avanguardia consentono di ideare e realizzare attraverso la progettazione digitale dei prodotti del tutto innovativi dalle forme e volumi più complessi, che prima non si poteva minimamente pensare di produrre.

Sì, lo sviluppo tecnologico permette di realizzare a costi contenuti oggetti complessi spesso in piena autonomia; nel contempo l’applicazione delle tecniche tradizionali alla produzione di design contemporaneo offre una possibilità importante di valorizzazione della nostra storica filiera di artigiani di qualità – da sempre apprezzata e ricercata nel mondo – che è cresciuta negli ultimi anni favorendo le condizioni per la realizzazione di pezzi unici, piccole serie, edizioni limitate di oggetti di pregio.

Le collaborazioni che si creano tra designer e artigiani sono molto importanti perché stimolano gli artigiani ad andare oltre le consuetudini.
Il mettersi a disposizione con le loro abilità e le loro competenze per nuovi progetti, fa superare i limiti della artigianalità tradizionale.
Ritengo sia una strada interessante da continuare a percorrere.

Nei giorni scorsi si è svolto a Perugia Green Table, la prima edizione del forum internazionale dedicato all’architettura e al design per il futuro. Come suggerisce il titolo l’obiettivo è mettere a fuoco idee, progetti e soluzioni in grado di rispondere alle sfide ambientali e sociali di oggi, in difesa del pianeta e del benessere delle comunità.
Il design può essere un reale abilitatore del cambiamento, come ha affermato recentemente Luciano Galimberti, Presidente ADI?

Assolutamente sì. Parlando con giovani designer e, addirittura, con neo-laureati, si percepisce una sensibilità molto differente rispetto al passato. Sono molto più attenti agli aspetti di eco-sostenibilità di un prodotto.
Se prima si guardava esclusivamente al prodotto finito, oggi si parte dal processo produttivo.
Penso quindi che il design possa avere un ruolo fondamentale proprio per le sue caratteristiche di ricerca ed innovazione.

La pandemia ha bruscamente accelerato i processi in atto di cambiamento che interessano l’ambiente, l’economia e la società.
Ci troviamo di fronte ad una crisi sanitaria, economica e sociale i cui effetti inattesi obbligano chi si occupa di cultura del progetto ad assumersi una chiara responsabilità, rispondendo in maniera etica a nuovi bisogni, soprattutto,  alla luce dell’aumento di disparità e disuguaglianze
.
Quali sono, a suo parere,  gli scenari virtuosi, tra innovazione e sostenibilità?

Sicuramente promuovere la transizione verso un’economia circolare, in alternativa all’attuale modello economico lineare.
Un’economia che includa proposte sulla progettazione di prodotti più sostenibili,  sulla riduzione dei rifiuti, sul riciclo, sull’uso e l’impronta ecologica dei materiali. 

Qualità, forma, funzione, accessibilità economica, sostenibilità ambientale. Presupposti per un design democratico ed ecologico.

Assolutamente sì. Sono ideali che sposo e che riguardano tutto il nostro vivere.
Una cosa che mi scandalizza è il problema del packaging in eccesso e del suo smaltimento. Non riesco a comprendere come possano essere ancora realizzate queste confezioni che al rientro a casa diventano subito pacchi da smaltire. Un surplus non strettamente necessario. Purtroppo dietro ci sono tantissimi mondi… e molti sono gli aspetti da approfondire, soprattutto quelli economici,  dall’inizio alla fine del processo produttivo.

Credo debbano essere messe in atto non solo soluzioni parziali, ma scenari complessivi e futuribili in grado di ripensare la cultura del progetto e quella della produzione.

Concordo e per concludere aggiungerei un pensiero sul periodo che stiamo vivendo. La pandemia ha cambiato radicalmente le nostre vite, spingendoci a riflessioni profonde, a recuperare e aggiornare valori, a far emergere essenzialità.
Mi auguro che tutto ciò possa perdurare, in linea con una visione di progresso per l’umanità.

2 pensieri riguardo “Intervista a Caterina Mosca @MoscaPartners

  1. Grazie per aver apprezzato Parallel 21 . Veramente un bell’articolo per la completezza delle informazioni e profondità d’analisi.

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