Si sta come d’autunno…

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(Immagine dal Web)

Con l’arrivo dell’autunno si avvicina la festività cristiana di Ognissanti, che riecheggia i riti legati al passaggio delle stagioni e ai cicli agricoli e naturali dell’Uomo, come il celtico Samhain, che significa “fine dell’estate”, evento cruciale per il mondo contadino in quanto terminava la semina e si festeggiava il nuovo anno. Il capodanno celtico veniva celebrato infatti tra il 31 ottobre e il 1º novembre e si presume che abbia influenzato la stessa festa cristiana di tutti i Santi e la popolare festa di Halloween che si sta sempre più affermando, con connotati consumistici, d’importazione anche nel mondo latino e mediterraneo. Sempre nel mondo celtico, l’equinozio autunnale veniva festeggiato col nome di Mabon, giovane dio della vegetazione, della caccia e dei raccolti, figlio della Dea Madre (Modron), rapito tre notti dopo la sua nascita. 

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Il suo rapimento è analogo al mito greco di Persefone (la Proserpina romana). Nell’antica Grecia si celebravano i Grandi Misteri Eleusini, riti misterici che rievocavano appunto il rapimento di Persefone, figlia della dea Demetra (la Cerere romana), che regolava i cicli vitali della terra e dei raccolti. La leggenda racconta che Demetra, come segno di lutto e fin quando non riebbe sua figlia, rese impossibile il germogliare delle sementi e delle piante, e sterile la terra. Persefone avrebbe infatti passato sei mesi nell’Ade e sei mesi nell’Olimpo con la madre, così nacquero le stagioni.

Si capiva che c’erano periodi in cui il giorno (e la luce) erano più lunghi della notte (l’oscurità) e le relative fasi crescenti e decrescenti della luce nel succedersi delle stagioni: così i miti aiutavano nella comprensione di questi fenomeni ed i relativi riti propiziatori erano funzionali agli stessi. Sappiamo, che questi momenti astronomici, nonostante il disinteresse, se non ormai come notizie astrologiche superficiali e consumistiche, hanno invece influssi sui cicli naturali e sulle aspettative umane.

Per l’Uomo si tratta, dopo l’inondazione della luce e l’estroversione estiva, di un periodo di pausa e l’inizio di una riflessione interiore, analogamente alla Natura che inizia a ritrarsi mettendosi a riposo. E’ un periodo in cui si traggono dei bilanci del proprio operato e si inizia a riflettere sulla propria progettualità futura, preparandosi alla “rinascita” nel ciclo eterno delle stagioni.

L’ autunno rappresenta quindi un passaggio, quasi un tempo per la meditazione, per rivolgersi alla propria interiorità ma anche un momento di opportunità e di rilancio della propria vita.

Anche politicamente l’autunno si è connotato, per quelli che hanno vissuto la stagione tra la fine degli anni ’60 e l’inizio degli anni ’80 del secolo scorso, come un momento di rilancio ed azione, segnato, non a caso con l’appellativo “caldo”, per le lotte operaie, le rivendicazioni sindacali ed i conflitti sociali.

Parlando dell’attualità ci troviamo anche oggi in un momento di passaggio cruciale. Sembra stiamo uscendo, anche se non si bene ancora come e quando, da una pandemia che sta lasciando profonde cicatrici nella società. Sono intervenuti mutamenti che non si sa bene come affrontare e gestire. Anche nel mondo politico ci sono profonde lacerazioni negli stessi partiti e nelle coalizioni che prima sembravano compatte e coese. L’unica certezza sono i fondi del PNRR e la guida sulla rotta europea che però non può essere l’unico faro. Occorre dare risposte ai problemi del lavoro e ai molti tavoli di crisi aperti, al welfare ed in particolare alla riforma del sistema pensionistico, alla transizione ecologica e digitale, all’istruzione, non solo nella prospettiva economicista degli “investimenti” e della “crescita” (o dei “tagli”), ma guadando anche all’equità, alla sostenibilità sociale, al benessere dei cittadini, alla stabilità ed alla tenuta della democrazia.  A tale riguardo, se è vero che la stagione del “populismo” sembra in declino, sono inquietanti i dati sull’astensionismo registrati nell’ultima tornata delle elezioni amministrative che segnano una disaffezione alla partecipazione ed un significativo scostamento dalla politica su cui tutti dovrebbero interrogarsi e dedicare approfondite riflessioni autunnali.

Insomma le cicatrici lasceranno il segno in una società profondamente mutata che non si può pensare di gestire con le stesse ricette del passato. Occorre prendere atto dei cambiamenti intervenuti, delle nuove aspettative e progettualità emerse anche come opportunità  dalla pandemia e gestirli con più coraggio, fantasia e creatività, perché oggi la società è più avanti e matura della politica stessa che dovrebbe guidarla.

Per questo salutiamo questo passaggio autunnale come un momento di crescita personale e collettiva per chi lo saprà e dovrà cogliere, ricordando i versi del grande poeta Ungaretti, scritti in un contesto diverso ma, rivelatori dell’incertezza e dell’inquietudine dell’universale condizione umana:

Si sta come

d’autunno

sugli alberi

le foglie”.

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