Dado Tedeschi: Il cielo in una stanza.

Lo scrittore francese Romain Gary ha detto che l’umorismo è un’affermazione di dignità, una dichiarazione della superiorità dell’uomo su tutto ciò che gli accade.
Dado Tedeschi, artista poliedrico, autore, scrittore, insegnante e primo stand up comedian italiano, vive la comicità, guardandola da davanti, dietro, di lato.
E’ un modo di sentire, di poter comprendere ed interpretare il mondo. E’ un mezzo per attivare il senso delle proporzioni e per avere uno sguardo altro, una prospettiva diversa.
Questo succede molto spesso nella sua comicità, tagliente, affilata, a volte irriverente e caustica.
Una passione coltivata sin da piccolo. Quando i suoi compagni dicevano di voler fare gli astronauti, lui voleva fare il comico e ad entrambi veniva detto che era una cosa impossibile.
Tra i suoi ricordi d’infanzia è nitida l’immagine del grande Walter Chiari, con le sue macchiette teatrali e gli sketch televisivi.
Dado prendeva in mano i pomelli delle tende di casa e parlava, facendo già stand up comedy.
I suoi primi monologhi risalgono all’età di 7-8 anni e, per sua stessa ammissione, quello che veramente lo ha formato comicamente sono state le strisce a fumetti di Charlie Brown, Mafalda, BC. e Alan Ford.

Un forte imprinting è derivato da Woody Allen, per l’ironia e la tragicità della sua anima.
La sua scuola è stata il palcoscenico. Dopo aver fatto il militare nessuno lo ha più fermato: tutte le settimane, per due anni consecutivi, ha fatto avanti e indietro da Verona a Milano, per esibirsi alla Corte dei MIracoli, storico locale di Renato Converso.
Da lì ha fatto molta strada, anche dietro le quinte, come autore per Markette, Zelig, Il senso della vita, Glob l’osceno del villaggio, Kalispera, Colorado, … , collaborando con Rosalia Porcaro, Flavio Oreglio, Mago Forest, Claudio Batta, Gabriele Cirilli, Margherita Antonelli, Francesco Rizzuto, Gianluca Impastato, Alessandro Bianchi e tanti altri.

Un commediante fa cose divertenti; un buon commediante fa divertenti le cose’.
Buster Keaton

Ciao Dado, cosa significa per te essere artista?

Cercare di fare della propria vita un’opera d’arte, in un modo non banale. Cercare un proprio carattere, uno stile unico. Questo è per me il vero senso dell’essere artista.

Cosa c’è nella tua scatola dei desideri?
In questo momento di vita, sinceramente, l’unica cosa che vorrei è poter tornare a camminare.
E poi, piano piano, vorrei  tornare ad esibirmi su un palco. Me lo sono prefisso come obiettivo, perché questa è la mia vita e ce la metterò tutta. Sarà molto dura, sarà un percorso lentissimo, ma ce lo farò.

Penso che la frase ‘IO NO CHE NON MI ARRENDO’ sia fatta su misura per te.

Sì, lo puoi ben dire. Io sono stato ad un passo dalla morte, se fossero andate male le cose non sarei qui ora. Ho purtroppo tutta una serie di problematiche e non tutte saranno risolvibili, ma sono vivo. La mia testa funziona e ho una gran voglia di fare. La sfida continua di giorno in giorno.

Credo sia molto  importante continuare a progettare, a sognare.
Tu, senza alcun dubbio, possiedi una grande volontà e determinazione.

Sì. Mi sono imposto delle regole che seguo metodicamente ogni giorno. Faccio molta ginnastica per conto mio, a completamento della riabilitazione quotidiana prevista dai medici. Sono molto presente sui social, leggo e ho ripreso a scrivere.

Il 17 dicembre scorso, al Circolo San Luis 1946 di Milano, hai debuttato con un breve monologo dopo quasi tre anni di fermo obbligato. Hai vinto una grande sfida ed è stato molto emozionante sia per la tua famiglia che per tutti noi presenti.
Sul tuo profilo fb, poco prima di andare in scena, avevi scritto queste parole: ‘Oggi si torna in scena con qualche battuta classica e un po’ di materiale nuovo. Sono un bambino che ricomincia a camminare con passi malfermi e tanta emozione. La paura è solo quella di risultare patetico.. Sconfitto il patetico, ogni altra emozione è ben accetta.
Non a tanti è permesso ripartire da zero. Stasera si inizia una nuova vita, sperando che sia un inizio vero e non un fuoco di paglia.
Una preghiera: per commenti a questo post, niente dajeee vai e banalità, commentate usando l’anima con un pensiero originale.
Vi bacio e non escludo un infarto in serata.’

Sono tornato sul palco dopo 31 mesi di assenza. La paura era quella di non essere più capace di far ridere e di aver dimenticato il mestiere.
L’ho presa come una gita nel mondo in cui voglio e devo tornare, ma la paura di non farcela era veramente tanta.
Mi sentivo come un ragazzino alla sua prima esibizione.
Tornare sul palco è stata magia pura. Intanto perché io sono ancora io e la gente ha riso di gusto e non per pietà. Le battute sono ‘entrate’ quasi tutte. Mancava solo un po’ della mia sana cattiveria di prima.
Come voto mi dò un sette.
Inoltre, è stato bello rivedere tanti amici e soprattutto vedere in scena Nicola Campostori, John Vincent, Valerio Airò e il sempre grandissimo Daniele Raco.
Eravate in tanti. C’erano mio fratello, Patrizia Bardini, Cecia Tedeschi, Francesco Saverio Menichella, Guglielmo Nemo Barbieri, Luca Anselmi, Marco Los, Catia Quinterio, Sonja Collini.,..
Siete tutti venuti da amici, forse temendo di assistere al mio funerale :)))
Ma che bello scoprire che sul palco sono ancora io!
E ora penso proprio che non resterà un episodio isolato.
Stand up and fight Dado Tedeschi! Mi approprio di un appellativo che di solito suona meglio per Daniele Raco, ma Dado Tedeschi is back.

Condivido con te questa grande gioia e ti chiedo: che cos’è per te un giorno a colori?

E’ un giorno un po’ come quello di ieri, come oggi, quando conosco persone nuove, parlo con loro e mi confronto. Oppure quando vengono a trovarmi i miei familiari, i miei figli, che mi mancano sempre tantissimo. Ho trascorso  l’intero periodo di lockdown qui, in questa stanza, nella struttura che mi ha accolto. Puoi facilmente immaginare come sia stato  difficile per me superare tutto questo.

E ce l’hai fatta! Grazie alle cure, all’affetto, all’amore della tua famiglia e dei tuoi amici, Ma sono convinta che anche la tua Arte abbia avuto un ruolo fondamentale, sia stata un rimedio miracoloso.
Teoria confermata da Francesco Saverio Menichella, che, oltre ad essere un eccellente professore e giornalista, è stato uno dei tuoi allievi e ha voluto ricordare queste tue parole: ‘La comicità mi ha salvato la vita tante volte. Mi ha insegnato a guardare le cose in una determinata prospettiva. Non esiste nessuna tragedia assoluta e se anche fosse, ho uno strumento per affrontarla. Si tratta di una verità e se sono ancora qui a giocarmela è perché affronto quotidianamente la comicità come linguaggio‘.

Sì, è proprio così. E il 20 dicembre ascolterò tutto il giorno Gigi D’Alessio, Gangman Style e il pulcino Pio… così nel caso il 21 finisse il mondo, accoglierò la cosa con dolcezza e sollievo! :-)))

Hai mai avuto bisogno di rompere le regole?

Sì, certo, ma meglio farlo con testa, con un criterio. Io ora vivo una vita scandita da regolamenti e orari  ben precisi, dalla successione regolare di alcune routine. Sono in una fase dove, forzatamente, devo tener fuori l’anarchia.
Io sono sempre stato totalmente anarchico e sto rinunciando a questo atteggiamento, anche se qualche volta mi prendo  delle piccole libertà nella vita quotidiana.

Ti sei mai sentito libero di agire come fanno i bambini?

Ho passato molti anni della mia vita così. Ho sempre fatto quello che volevo, al momento che volevo, senza imposizioni alcune. Sono stato sempre molto libero. Amavo tantissimo passare del tempo alla libreria Feltrinelli e, soprattutto, andare al cinema. Pensa che il primo anno che mi sono trasferito a Milano, sono riuscito a vedere 120 film!
Facevo molti spettacoli e tenevo corsi ai giovani comici, sia a casa che all’Accademia del Comico a Milano.

Basta in questo mondo ‘avere i numeri’, avere talento, oppure no?

Penso che avere forza di volontà sia importantissimo. E’ un elemento determinante per procedere sul tuo cammino e per raggiungere il successo .
A volte, però, ci sono elementi che non riesci a controllare, che ti sfuggono di mano e che ti portano a commettere errori, o ad intraprendere strade sbagliate.
Io sono stato autore per Colorado e ho collaborato con molti comici di Zelig, da Flavio Oreglio a Claudio Batta, a Michele Foresta (Mago Forest) con cui ho fatto “Mai dire” insieme a gente molto in gamba come Claudio Fois e Walter Fontana.
Max Pieriboni, per esempio, è stato uno dei miei tanti allievi.
Mi è sempre piaciuto insegnare, è un’attività che mi ha donato una buona dose di equilibrio e grandi soddisfazioni. Perchè alla fine un workshop è uno scambio di energie creative.  Penso che possa essere un’ottima strada da seguire.

Si può dire che hai avuto una love story con la tua vita…

Sì è proprio così. Sono stato e sono un innamorato della vita e avrei voglia di vivere un’altra storia d’amore.

Hai mai fatto follie per amore?

Sì. Una volta ho passato una giornata intera in treno per andare a Rimini a trovare una ragazza che mi piaceva. Ai tempi ci volevano quasi 7 ore di viaggio! Arrivai verso le 13, trascorsi con lei circa una mezz’ora e poi ripresi il treno per tornare a casa.
Spesso ho fatto  feste a sorpresa e ho scritto e dedicato poesie. Un tempo ne scrivevo molte, ora riesco a scriverne solo due all’anno. Forse un giorno le pubblicherò in una raccolta.

C’è una strana luce nei tuoi occhi quando…

Quando sono con i miei figli. Loro sono la mia vita.
E poi accade quando sono innamorato.

Renato Zero canta: ‘Ci fosse un’altra vita, non ci rinuncerei. Con quello che ho imparato, certo me la godrei.  Niente limitazioni,  false moralità. Libero come l’aria,  un uomo senza età’. E tu, come vorresti essere in una prossima vita?

Vorrei  rivivere la stessa vita, ma evitando gli errori commessi. Ho sempre avuto un caratteraccio e spesso mi sono trovato in contrasto con le persone. Così per anni mi sono fatto del male da solo. Non sono stato capace di godermi fino in fondo i bei momenti.
Ho sempre pensato che avrei potuto fare molto di più anche professionalmente, anche se ultimamente, parlando con la gente, sono molto più conosciuto  di quanto pensassi.
Vorrei chiedere scusa alle persone che ho trattato come non meritavano. Quando ho amato, ho amato moltissimo, sono stato anche molto generoso, ma confesso di non essere stato sempre fedele. Quindi vorrei sistemare tutte queste cose nella prossima vita, se ce ne sarà un’altra.

Tu ami molto le donne, hai un animo molto sensibile, cosa pensi degli uomini che le maltrattano?

C’è una violenza sulle donne più subdola e sottile dei “gesti eclatanti” (comunque pessimi e da condannare). E’ il trascurare, il dare per scontato, il maltrattare per abitudine, il piccolo umiliare quotidiano del “lei è la mia donna e comunque fa quello che dico io”.
Piccoli privilegi che diventano piccole sopraffazioni che lei lascia passare per quieto vivere o come gesto di quotidiano amore.
Il momento in cui cominciamo a usare la violenza del “dare per scontato” (che è una tortura della goccia che lascia voragini negli anni), iniziamo un percorso che ci lascerà soli nel tempo. Perchè se violenti a piccole dosi la bellezza dell’anima, prima o poi questa si rivolterà e volerà via, lasciando a piangere, il sacco di egoismo (se non di altro) che hai dimostrato di essere.

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