Dado Tedeschi: Il cielo in una stanza.

Grazie Dado.

Un piccolo pensiero per te, Donatella

Grazie Fratello.

Dado è stato il primo comico a farmi esibire a Milano. 

La nostra amicizia dura da trent’anni. Abbiamo diviso tutto, serate, kilometri, cibo, stanze, successi, delusioni, amori finiti e amori sbocciati. 

Dado è stato il primo a farmi esibire anche dopo il mio recupero dalla dipendenza da azzardo.

 Mi chiama fratello e io chiamo lui così.

Daniele Raco – stand up comedian, attore e drammaturgo.

Dado Tedeschi, ovvero il potere della comicità.

Francesco Saverio Menichella – giornalista e scrittore.

Il 17 dicembre dopo un lungo periodo di forzato allontanamento dal palco, a causa di un ictus, Dado torna in scena a Milano nel nuovo tempio stand up comedy, il Circolo San Luis 1946 Terre e Libertà.

È una serata magica in cui 12 comici fanno da contorno a un amico e maestro per festeggiare un uomo che ha mostrato a tutti il nesso tra il senso dell’arte, della comicità e della nostra vita.
Dado aveva espresso sui social il timore di risultare patetico e, invece, è stato ancora una volta semplicemente se stesso.
Ha fatto ridere, pensare ed è stato, ancora una volta, un esempio.

La sua lezione è farsi trasportare dall’estemporaneità senza dimenticare che siamo nani sulle spalle dei giganti.
Non possiamo creare cose nuove dal nulla. “Dobbiamo conoscere sia a livello di ascolto, sia a livello di pratica quanta più comicità possibile. Solo la conoscenza rende liberi e ci dà il potere di improvvisare. Il testo naturalmente deve essere solido e scritto bene,” mi ha insegnato. 

La scelta di affidarmi a lui per crescere come comico è stata la più giusta mai presa.
Dado è un uomo totale e se lo segui non hai a che fare solo con un maestro, ma con un amico.
Una persona schietta, sincera che ti guida a guardare le cose sempre con occhio critico, curioso e aperto.

Alla fine, con lui si impara a concepire la comicità semplicemente come un linguaggio universale e multiforme.
Un mestiere impegnativo da svolgere in Italia dove spesso si confonde l’arte con l’ambizione e si perde di vista l’importanza di essere.

Ognuno deve avere la libertà di andare su un palco sottraendosi a regole puramente produttive, con le quali si può venire a patti, ma senza sottomettersi.
La crisi della comicità nasce proprio da questa totale e insensata subordinazione.
In più si perde di vista il vero significato del comico che è la ricerca di se stessi nel nostro continuo divenire. 

Il rispetto e l’amore servono a un comico come l’aria che respiriamo.
Dado non parla al microfono per dimostrare di essere il più bravo, ma per fare capire cos’è la cura e la passione.
Il suo scopo è arrivare a uno scambio vero con il pubblico e non è mai solo uno sfoggio di bravura.
L’applauso bello è quando il contatto è avvenuto e i suoi sforzi sono stati utili a qualcuno. 

Alla base di tutto c’è l’identità. Bisogna creare comicie uomini con nome e cognome, data e luogo di nascita,” mi ha detto Dado in un’intervista di 5 anni fa.
Quel giorno, davanti a lui, pensai che in Italia nonostante l’indifferenza dei media, esistono dei comici straordinari. 
In realtà la lezione di Dado è andata anche oltre: la comicità aiuta a vivere. 
Dado è un comico che sa continuamente mettersi in gioco epossiede un’arma che lui usa per adattarsi a ogni traversia, una medicina che lo rafforza. 

Questo è avvenuto il 17 dicembre. E se trattenere la commozione non è stato facile è solo perché l’impresa di Dado ha coinvolto i suoi familiari e le persone che con tanta cura lo seguono per farlo stare meglio.
Raccontarsi e ridersi addosso è più forte del piangersi addosso.

Per questo Dado Tedeschi è tornato e ora non resta che sostenerlo e seguirlo finché avremo forze, come sta facendo lui. 
La vita è un dare e avere e a un vero comico torna tutto quello che sa regalare.
Le soddisfazioni arrivano anche se non fai trasmissioni di successo. 
L’importante è andare su un palco e stare con la gente che ami”.





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