Dichiarazione di Principi israelo-palestinese

Uno dei passaggi storici che maggiormente fu segnato dal “Riconoscimento dell’altro” al di là dei pregiudizi, ed anche dai giudizi storici, fu l’accordo di pace raggiunto da Palestinesi e Israeliani nel 1993, i cosiddetti “Accordi di Oslo”, poi ratificati a Washington. Nel discorso che Yitczak Rabin pronunciò, c’è tutto il dolore e il dramma di mettere da parte il sangue e la rabbia, per aprire un nuovo spiraglio alla pace.

Un segno che ci dovrebbe tanto ispirare.

Immagine dal Web

YITCZAK RABIN

Discorso pronunciato alla cerimonia per la firma della Dichiarazione di Principi israelo-palestinese (estratti). Washington 13 settembre 1993

“Consentitemi di dire a voi, Palestinesi: siamo destinati a vivere insieme, nella stessa terra” “La firma, oggi qui, di questa Dichiarazione di Principi israelo-palestinese non è tanto facile né per me, come soldato nelle guerre di Israele, né per il popolo d’Israele né per il popolo ebraico nella Diaspora, che ci stanno guardando in questo momento, con grande speranza mista ad apprensione. Non è certo facile per le famiglie delle vittime delle guerre, della violenza, del terrorismo, il cui dolore non passerà mai. Per le migliaia che hanno difeso le nostre vite anche a costo di sacrificare la propria: per costoro questa cerimonia è giunta troppo tardi. Oggi, alla vigilia di una opportunità — una opportunità di pace — e forse della fine della violenza e delle guerre, noi ricordiamo tutti costoro uno per uno con amore imperituro. Siamo venuti da Gerusalemme, l’antica ed eterna capitale del popolo ebraico. Siamo venuti da una terra afflitta e addolorata. Siamo venuti da un popolo, da una casa, da una famiglia che non hanno conosciuto un solo anno, non un solo mese in cui le madri non abbiano pianto i propri figli. Siamo venuti per cercare di mettere fine alle ostilità, in modo che i nostri figli e i figli dei nostri figli non conoscano più il doloroso prezzo della guerra, della violenza, del terrore. Siamo venuti per tutelare le loro vite e per alleviare la sofferenza e le dolorose memorie dei passato. Per sperare e pregare per la pace. Consentitemi di dire a voi, palestinesi: siamo destinati a vivere insieme, nella stessa terra. Noi, i soldati tornati dalle battaglie segnate dal sangue; noi che abbiamo visto i nostri parenti e amici uccisi davanti ai nostri occhi, che abbiamo seguito i loro funerali e che non riusciamo a guardare negli occhi i loro genitori, noi che siamo venuti da una terra dove i genitori seppelliscono i propri figli; noi che abbiamo combattuto contro di voi, palestinesi; noi oggi vi diciamo con voce chiara e forte: basta sangue e lacrime, basta. Noi non desideriamo vendette. Non nutriamo odio nei vostri confronti. Noi, come voi, siamo esseri umani: gente che vuole costruire una casa, piantare un albero, amare, vivere a fianco a fianco con voi, in dignità e in sintonia, come esseri umani. Come uomini liberi. Oggi noi diamo una possibilità alla pace e vi diciamo ancora una volta: basta. Preghiamo perché arrivi un giorno in cui noi tutti diremo: addio alle armi. Vogliamo aprire un capitolo nuovo, nel triste libro della nostra vita insieme; un capitolo di reciproco riconoscimento, di buon vicinato, di mutuo rispetto e di comprensione. Speriamo di avviarci in una nuova era della storia del Medio Oriente. Oggi, qui a Washington, alla Casa Bianca, daremo vita a un nuovo inizio nei rapporti tra popoli, tra genitori stanchi di guerra, tra figli che non vogliono conoscere la guerra. Da migliaia di anni la nostra forza interiore, i nostri valori morali ci derivano dal Libro dei Libri, nel quale, nel Libro di Qohelet leggiamo: “Per ogni cosa c’è una stagione e c’è un tempo per ogni cosa sotto il cielo: un tempo per nascere e un tempo per morire, un tempo per uccidere e un tempo per guarire, un tempo per piangere e un tempo per ridere, un tempo per amare e un tempo per odiare, un tempo per la guerra e un tempo per la pace”. È arrivato il tempo per la pace. Fra due giorni il popolo ebraico celebrerà l’inizio di un nuovo anno. Io credo, io spero, io prego che il nuovo anno porti un messaggio di redenzione per tutti i popoli: che sia un anno buono per voi, per tutti voi. Un anno buono per israeliani e palestinesi. Un anno buono per tutti i popoli del Medio Oriente. Un anno buono per i nostri amici americani, che desiderano la pace e si adoperano tanto per aiutare a raggiungerla, per i presidenti e i componenti delle precedenti amministrazioni, in particolare per Lei, presidente Clinton, e per il Suo staff, per tutti i cittadini dei mondo: che la pace entri in tutte le vostre case. Nella tradizione ebraica è d’uso concludere le nostre preghiere con la parola “amen”. Con il vostro permesso, uomini di pace, concluderò con le parole tratte dalla preghiera che gli ebrei recitano ogni giorno, e chiedo a chiunque lo desideri in questa platea di unirsi a me nel dire “amen”: [in ebraico] Colui che fa la pace nei cieli, Egli farà la pace su di noi e su tutto Israele e dite: amen”

Lascia un messaggio

La registrazione non è richiesta.