Incontro con Ornella Auzino

“Di dove sei? Che lavoro fai?” – “Napoletana e produco borse” – “False o originali?”

Ornella Auzino e la sua battaglia contro pregiudizi e contraffazione. RICA E LE MIE BORSE per raccontare e portare il Made in Italy in tutto il mondo

Immagine dell’Ospite

“Mi chiamo Ornella Auzino, sono napoletana, compro e produco borse originali”, così si presenta a tutti l’imprenditrice che da sempre difende qualità ed innovazione nel mondo della pelletteria, una passione ereditata dai genitori, pellettieri dal 1970, che l’ha portata, tra alti e bassi, a condurre l’azienda di famiglia fino a renderla una straordinaria realtà di eccellenza. Dopo gli anni d’oro tra il 1980 ed il 1990, però, il castello crolla a causa del Made in Cina che assorbe tutto il mercato e l’azienda è allo stremo. “Ci ritroviamo catapultati da una situazione di media  borghesia a non avere più i soldi per fare la spesa” racconta l’imprenditrice che decide di allontanarsi da quel mondo che l’aveva vista coinvolta sin da bambina. Circa dodici anni fa Ornella decide di ritornare in fabbrica e affronta di tutto, carenza di personale, lavori sottopagati, difficoltà nel passaggio generazionale. Sul punto di chiudere definitivamente l’azienda, Ornella decide di rivolgersi al mercato fuori dalla Campania, era giugno 2014, esattamente sette anni fa, la sua intuizione si rivela la salvezza, un brand di lusso decide di darle fiducia. “Da quel giorno che non dimenticherò  mai non ci siamo più fermati”. Ornella Auzino fa scelte importanti, che si riveleranno fondamentali, investe tutto nell’azienda LE MIE BORSE, rinunciando a comprare casa, auto ed altro. Da 5 dipendenti passa a 25, affronta la diffidenza ed il pregiudizio a testa alta, si affaccia al mondo del web, tutta la lavorazione eseguita internamente all’azienda, clienti seguiti passo dopo passo, alta qualità dei materiali, la decisione di dar vita ad una scuola di formazione ed infine la lotta alla contraffazione che l’ha portata a pubblicare un libro “Fake? No grazie”. Un sorriso bellissimo, una volontà ed un coraggio incredibili, inarrestabile, straordinariamente capace e tenace, 41 anni solamente ma il racconto di dieci vite, tutte incredibilmente reali, all’insegna dell’onestà, del lavoro, del sacrificio e dell’entusiasmo. 

“Fake? No grazie”, una iniziativa molto interessante e sicuramente fuori dal coro. Del tema se ne parla sempre molto, ma lei ha fatto qualcosa di più, è andata nel profondo dell’argomento contraffazione con chiarezza e professionalità. Ci racconti meglio questo suo importante lavoro.

“Anni fa ho cominciato a studiare il fenomeno quasi per gioco e per rispondere a chi mi derideva quando raccontavo del mio lavoro. Le cose andavano così più o meno: “Di dove sei? Che lavoro fai?”, “Napoli e produco borse”, “False o originali?”. Mi sono sempre chiesta perchè dovessi avere questa etichetta che mi penalizzava anche sul lavoro. Ho scoperto poi con il passare del tempo che la contraffazione era un modo di fare impresa, una cattiva mentalità d’acquisto ed un ammortizzatore sociale per lo Stato.

Ho compreso che se volevo valorizzare il mio lavoro era fondamentale oppormi alla contraffazione ed a tutto quello che rappresenta: illegalità, sfruttamento, inquinamento e cattiva cultura. Ho seguito questa linea in tutta la mia vita professionale ed ho così deciso di raccontare tutto quello che avevo acquisito in un libro affinchè fosse ben chiaro tutto ciò che la contraffazione rappresenta, al di là del semplice sentito dire”.

Dettagli delle lavorazioni (Immagine dall’Ospite)

Già nel 2018 con il suo precedente libro “Le mie borse” (autopubblicato) aveva affrontato il tema dell’imprenditoria a Napoli, un’autobiografia con importanti spunti di riflessione per chi vuole produrre borse senza intermediari.

“Il libro è nato per raccontare la mia esperienza personale, per spiegare perché sono rimasta a Napoli quando tutti mi dicevano di andare via. A chi mi chiede di parlare del mio libro rispondo così: NON  è una storia inventata, NON parla solo di una donna imprenditrice, mamma e moglie ma racconta un territorio vilipeso ed un mestiere troppo sottovalutato se non addirittura sconosciuto, NON è un libro adatto a chi vive scendendo a compromessi”

Il suo nome è accompagnato da tre parole, napoletana, imprenditrice e sognatrice, un connubio di forza e coraggio. Difendere certi valori è stato per lei imprescindibile ed irrinunciabile.

“Essere napoletana è un onere ed un onore, mi piace dire sempre. Fare impresa in Italia poi è una cosa da super eroi considerando la burocrazia e le diversità tra regione e regione. Sognare è sempre stata la mia ancora di salvezza. Io parlo di sogni che possono essere realizzati attraverso progetti e con un po’ di sana follia. Così sono riuscita ad arrivare fin qui”.

La sua vita professionale ha conosciuto la gloria e il fallimento, momenti difficili che ha saputo gestire con un fortissimo impegno, con lucidità e una grande capacità imprenditoriale. Come ha reagito il territorio alle sue scelte?

Immagine dell’Ospite

“Inizialmente ho subito il “bullismo” di chi non capiva quello che facevo.

Nello specifico quando ho cominciato a fare i video su YouTube ed a raccontare i retroscena delle produzioni Made in Italy, in molti mi hanno deriso.

Oggi in molti apprezzano quello che faccio ma non mi affiancano nelle battaglie pubbliche e questa è una cosa che pesa tanto.

“Una sola noce nel sacco non fa rumore”, il detto suona più o meno così, eppure quella noce inizia a produrre effetti, lentamente e a gran fatica, certo se fossimo di più sarebbe tutto completamente diverso

Oggi è nuovamente una donna in carriera, una vera e propria manager che porta avanti la sua azienda scrollandosi di dosso i facili luoghi comuni sull’essere napoletana e produrre borse. Quanto si deve combattere contro questi pregiudizi tra l’altro essendo anche una donna?

“Da donna napoletana ho imparato a fare una corazza con i luoghi comuni che ci ricoprono. La battaglia da fare deve necessariamente partire dal territorio e spesso il problema è proprio questo.

Molte donne non lavorano e questo blocca l’emancipazione territoriale. Vero è che mancano anche le infrastrutture idonee per favorire il lavoro femminile, gli asili nido in primis ma anche i doposcuola pubblici o supporti simili”.

La sua politica aziendale è veramente molto particolare: non c’è campionario, l’idea ed il disegno sono del cliente, non fa preventivi, è il cliente che fornisce il prezzo della borsa e non concorda appuntamenti in azienda prima di aver discusso il progetto. I suoi punti fermi si fondano sull’avverbio NO. Originale.  

“Sono una persona che ama lavorare serenamente e con chiarezza. Per fare questo purtroppo bisogna imparare a dire NO a progetti che spesso non hanno le caratteristiche giuste per essere supportati.

Uno dei problemi più grandi generati dal settore è stato dire SI, sempre e comunque e fare troppe brutte figure.

Nel mio piccolo provo ad educare e stimolare chi vuole produrre una collezione di borse”.

I dati parlano chiaro, l’ultimo studio congiunto dell’ufficio dell’unione europea per la proprietà intellettuale (Euipo) e dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) ha evidenziato che il 9% in Europa acquista prodotti contraffatti. Un danno che purtroppo è addirittura in aumento. Come convincere i consumatori a non acquistare prodotti contraffatti?

“La battaglia è culturale e più che convincere bisogna educare il consumatore al prodotto e soprattutto a quello che di buono c’è dietro alla filiera legale. Il mondo delle borse e delle fabbriche viene solo raccontato in maniera negativa o per gli scandali. Nessuno parla di quante persone vivono grazie alle fabbriche che producono borse Made in Italy”

Immagine dell’Ospite

Con molta chiarezza ha individuato ed esposto, secondo la sua esperienza, quali sono i motivi dei fallimenti delle produzioni: mancanza di idee chiare circa il prodotto finale, fanta-preventivi, cioè costi di produzione approssimativi ed irreali e la presenza di intermediari che non supervisionano la produzione. Come ha individuato la soluzione a questi problemi?

“Sono figlia di tutti questi errori. Anni passati a creare campionature infinite, che richiedevano soldi e tempo per poi ricevere pochi ordini o richieste a ribasso, la simulazione di prezzi e poi l’impossibilità di realizzare le borse, con la conseguente rottura dei rapporti.

Gli intermediari poi sono il peggio perchè mediamente non capiscono nulla e guadagnano più del terzista, motivo per cui da qualche anno i brand del lusso hanno accorciato la filiera, togliendo le subforniture e restringendo tutto, anche per evitare danni d’immagine. Ho imparato così che dovevo provare ad offrire il meglio che potevo e rifiutare i lavori non in linea con il mio modo di lavorare”.

Sul suo sito web il linguaggio è chiaro, trasparente, lineare. Un grande successo già da questo primo passo, lei trasmette fiducia, competenza e serietà. 

Impiego tantissimo tempo a semplificare i concetti. Trovo che sia l’unico modo per aiutare davvero le persone a fare chiarezza.
La cosa bella è che in tanti mi scrivono che grazie ai miei articoli o ai miei video scoprono cose nuove ed evitano errori. Questo mi ripaga degli sforzi”.

Ci racconti dei suoi genitori e della nascita della vostra azienda.

“I miei genitori nascono in due quartieri popolari di Napoli. Mamma orfana di padre dall’età di nove mesi, inizia a lavorare a 15 anni in una grande fabbrica di guanti in periferia di Napoli. Papà nasce a Secondigliano anzi a Miano, una frazione, rinomata ai tempi per la grande concentrazione di famiglie criminali. 
Primo di sei figli, si trasferisce a Milano dove svolge diversi lavori da manovale. Ritorna qualche anno dopo e conosce mia mamma. Per seguirla nel suo lavoro decide di mettere su una fabbrica. Crea un suo marchio. Negli anni ‘80 hanno il boom che va avanti fino a metà degli anni ‘90.

C’è poi l’epocale svolta dei mercati. Le aziende iniziano ad andare in Cina a produrre ed il prezzo dei prodotti cola a picco. Un incidente stradale tiene mio padre fermo per tre mesi e la già barcollante azienda, cola a picco.

Il fallimento aziendale ha portato con sé anni di sofferenza e tanti cambiamenti. Io mi allontano da tutto, mio fratello trasferisce in Australia ma i miei genitori con mille difficoltà restano sul mercato.

Circa dieci anni dopo il tragico evento, decido di rientrare in fabbrica e mettermi in gioco”. 

Com’è Ornella Auzino nella veste di madre?

“Sono molto critica e mi sento continuamente impreparata. I miei figli mi danno una forza incredibile e mi fanno sentire sempre più responsabile in merito al lavoro che svolgo”.

Sulla sua pagina facebook ho letto un suo pensiero “Sono convinta che bisogna battere con la politica per aumentare le pene verso chi compra contraffatto. Le peno sono troppo blande”. Cosa sta facendo la politica oggi per contrastare il fenomeno della contraffazione?

“Niente purtroppo. Ad oggi grazie al PNRR (piano nazionale di ripresa e resilienza) ho visto nascere numerosi progetti di tutela del Made in Italy e di lotta alla contraffazione, che son temi correlati.

Ma nessuno si prende l’onere di presentare un disegno di legge che punisca chi compra contraffatto. Forse perchè la contraffazione è un ammortizzatore sociale? O perchè la contraffazione porta consensi e combatterla li toglie?”

Il laboratorio (Immagine dall’Ospite)

Dopo l’esperienza con l’azienda familiare oggi è a capo di Rica, nata nel 2011 per sviluppare produzioni conto terzi. Successivamente fonda LE MIE BORSE progetto con il quale supporta le startup della pelletteria. Ci racconti di queste esperienze. 

“L’esigenza nasce per dividere il mio lavoro da quello di mio marito.

Con Rica seguiamo i brand più strutturati e del lusso. Con LMB (Le mie borse) seguo i brand nascenti e le start up. L’ho fatto perchè sono una persona che ama costruire intorno ai progetti.

Infatti i brand del lusso hanno delle esigenze diverse rispetto a chi deve magari cominciare ed incrementare.

Cosi le aziende si cuciono sui progetti futuri e si investe per poterle far crescere”.

“L’Italia è il polo mondiale di eccellenza per la pelletteria, ma abbiamo bisogno di due salti di qualità, dobbiamo aggregarci, quindi fare filiera e certificare questa eccellenza”, è realizzabile tutto questo e quanto tempo prevede affinché accada?

“Il mio sogno, la certificazione di filiera, sta diventando un’esigenza di mercato. I consumatori chiedono sempre più informazioni ed i brand sono molto legati alla loro reputazione online, poiché aiuta a vendere borse e soprattutto azioni.  Il covid ha poi accelerato tutto e spero che nei prossimi 5 anni tutto sia più chiaro e certificato.

Lo scorso 22-24 settembre si è tenuta la prima edizione di MIPEL LAB a Milano, uno spazio esclusivo che ha racchiuso l’eccellenza della produzione italiana di pelletteria. Quali sono le sue impressioni a conclusione di questo evento?

“Mipel Lab è un’iniziativa creata da Assopellettieri che ha l’intento di valorizzare la manifattura italiana d’eccellenza, attraverso le fiere ed una piattaforma online. Io sono una grande tifosa di questo tipo di iniziative e so che però hanno bisogno di tempo per essere assimilate dal mercato.

La pelletteria è un settore vecchio e di casta, e questo tipo di iniziative invece rompe gli schemi e restituisce valore a chi lavora nelle fabbriche”.

Come si potrebbero coinvolgere i giovani verso l’artigianato rendendoli partecipi di questo affascinante mondo professionale?

“Aprendo le fabbriche e raccontandole in maniera più corretta, dimostrando che la pelletteria rappresenta un settore che necessita di tanti sacrifici ma che può dare tante soddisfazioni e opportunità soprattutto.

I giovani hanno bisogno di innamorarsi della pelletteria non semplicemente di vederlo come un lavoro.

Come vede e vive questo difficile momento storico? Il futuro?

Nei periodi difficili come questo l’abitudine umana più ricorrente è provare a cercare protezione. Nella fede, nel fato, nella politica, nell’amico che ci deve un favore e così via. Mentre facciamo tutto questo, smettiamo di cercare nuove strade e di progettare il futuro. Confidiamo nelle lacrime versate e nei sacrifici fatti, come contropartita a quello che dovrà venire. Restiamo immobili, inerti e senza la visione di quello che ci aspetta. Smettiamo di sognare. In questo periodo ho attraversato tutte le fasi ed alcune, quelle più paurose che sono legate al fallimento, ancora devo attraversarle per intero. Mi sento a volte paralizzata ma come ho imparato a fare da tempo, mi sono data il tempo di capire cosa stesse succedendo e cosa potevo fare. Inveire contro il fato avverso? Piangermi addosso? Dare la colpa alla politica? Ho semplicemente ricominciato a progettare il mio futuro, sapendo che sarà molto più complesso fare le cose. Non sono sola, comunque, ho molti punti di riferimento leali, buoni, giusti, persone che amo e che mi amano, amici, colleghi con anima e coscienza. Sono queste le risorse di cui abbiamo bisogno sempre, ora più che mai, ora più di sempre. Crederci, comunque, e adoperarsi affinchè tutto si realizzi con la consapevolezza che abbiamo fatto del nostro meglio”.

Per tutte le info:

https://youtube.com/c/Ornellaauzinolt
https://www.ornellaauzino.it/it/index.aspx

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2 pensieri riguardo “Incontro con Ornella Auzino

  1. Grazie per la disponibilità e per la bellezza dei pensieri, grazie per l’instancabile lavoro e per la straordinaria professionalità. Un messaggio forte per raccontare una vita all’insegna del coraggio

  2. “Essere napoletana è un onere ed un onore”: frase espressa dall’imprenditrice che adotto in pieno.
    Da napoletano le dico: brava, brava, brava! Grazie per la bellissima testimonianza e avanti sempre così.
    G. P.

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