Intervista a Matteo Nahum e Emiliano Deferrari (NANAUE)

Il progetto Nanaue  nasce a Genova dal duo compositivo formato da Matteo Nahum e Emiliano Deferrari.
Entrambi polistrumentisti, annoverano lavori solisti e moltissime collaborazioni nella scena prog, pop, blues, rock , jazz e nella musica d’autore,  con sconfinamenti nelle arti visive, nella performance art, nella danza e nel teatro, sia in ambito nazionale che in quello internazionale.

Molto difficile definire il loro stile che contiene un ampio ventaglio di contaminazioni e pluralità di linguaggi.
Certo è che la loro musica è ricca di colori, suoni, visioni, e riesce a trasportarci in luoghi ed epoche altre.

Ciao Matteo e ciao Emiliano, è appena uscito ’28IF’ il vostro ultimo disco. Sono trascorsi quasi 10 anni da ‘Nanaue’, cosa è accaduto durante questo lungo periodo?

Matteo: Il primo disco è effettivamente uscito nel 2012, 9 anni fa.
Da allora ad oggi sono successe molte cose sis a livello artistico che personale.
Nel mio caso, nel 2014 mi sono trasferito in Spagna, a Valencia, per studiare composizione per immagini alla Berklee. In seguito, per motivi personali, ho deciso di rimanere a vivere qui e oggi ho finalmente un piccolo studio, il Little Kitchen Studio.
Qui è dove ho mixato il nuovo disco ‘28IF’ e dove continuo a produrre musica per me e per chiunque abbia bisogno di brani originali o arrangiamenti.
Trascorro quasi tute le mie giornate scrivendo musica per spot pubblicitari, cortometraggi, documentari, …

Emiliano: Parte di quello che è successo lo trovi sublimato nelle canzoni di ‘28IF’. Senza dover entrare nella solita retorica di “l’Italia ci stava stretta”, avevamo bisogno di occasioni per allargare le nostre esperienze, la visione dell’arte e del mondo.
Le occasioni sono arrivate e abbiamo avuto il coraggio di prenderle al volo.
Alla fine del 2014, io e la mia famiglia ci siamo trasferiti definitivamente a Bruxelles.
Qui il milieu culturale è molto stimolante. La frequentazione assidua di artisti visivi, filmmaker e musicisti mi ha dato le energie e l’ispirazione per produrre il mio nuovo album solista nel 2018, un album di improvvisazione pura con Marco Machera nel 2019, oltre alle varie pillole di Nanaue che non sono mancate negli anni (dai singoli natalizi a “As love is naked”, brano scritto insieme a Matteo per la colonna sonora del film “Hanging in There” nel 2017).
Il tutto ravvivando la mia etichetta tascabile, la Rattsburg Records.

Come è cambiato il modo di comporre le vostre canzoni?

Matteo: Le canzoni sono state scritte in un arco di tempo molto lungo. Le prime risalgono addirittura all’epoca della pubblicazione del primo disco e già venivano suonate dal vivo.
Naturalmente alcuni dei “vestiti” delle canzoni si sono modificati nel corso degli anni, anche perché sono stati anni di crescita e formazione. Credo che un brano del disco sia stato arrangiato in 4 versioni differenti prima di arrivare a quella che alla fine abbiamo registrato.
Naturalmente le canzoni più recenti hanno iniziato a svilupparsi in modo differente rispetto a quelle del primo disco, che credo sia stato quasi una prova generale per questo, in cui penso si intraveda di più la nostra personalità.

Come è avvenuta la realizzazione di questo lavoro?

Matteo: Anche se entrambe siamo di Genova, e abbiamo persino fatto parte di una stessa band in periodi differenti, non abbiamo mai vissuto nello stessa città da quando abbiamo iniziato a scrivere canzoni. 
Abbiamo sviluppato un quasi-metodo per cui usiamo tutti i mezzi disponibili oggi per inviare file e sviluppare le canzoni in una sorta di scambio che alla fine “genera” la canzone finita.

E’ lo stesso metodo che abbiamo usato anche per le registrazioni: sono molti i musicisti che sono stati coinvolti e che hanno registrato in diverse città (Genova, Bruxelles, Valencia,  Cagliari e Roma). ‘
28IF‘ è decisamente un disco internazionale.

Chi sono i musicisti che hanno partecipato al disco?

Matteo: Siamo stati molto fortunati: in questo disco suonano musicisti davvero eccellenti che hanno partecipato con entusiasmo e con grande spirito di collaborazione per la “causa”.
Ci sono “vecchi” amici come Elisa Montaldo e Daniele Pinceti, già bassista dei concerti fatti in passato, o il grande Stefano Cabrera dello Gnu Quartet, con cui è capitato di collaborare altre volte in dischi “genovesi”.
Ci sono anche molti amici nuovi, da Marco Machera, eccellente bassista e song writer che oggi vive a Bruxelles, all’incredibile batterista Alessandro Inolti, collaboratore di Fabrizio Moro in Italia e di molti grandi artisti negli Stati Uniti.
A loro si sono uniti musicisti dell’orchestra dell’Opera di Valencia con cui avevo collaborato  ai tempi del Berklee College of Music, e un’eccellente sezione di metalli provenienti dalla Sardegna, diretti dal grande amico Emanuele Contis, la cui frequentazione risale al periodo del suddetto Campus.


Quale è la vostra fonte di ispirazione e come avviene il processo creativo?

Matteo: Personalmente non scrivo i testi delle canzoni quindi inizio sempre da un’idea musicale, che sia al pianoforte o alla chitarra.
E’ qualcosa che forse oggi appare antico, visto che sempre più spesso si usano sequenze su Ableton o procedimenti simili. Sono sicuramente molto stimolanti ed interessanti, ma personalmente preferisco la scrittura pura, il tenere sotto controllo gli elementi primari dell’armonia, della melodia e del ritmo.
Le occasioni per scrivere una canzone poi possono essere molteplici, dal momento di necessità di catarsi personale al semplice gioco di costruzione, all’ esperimento ….

Emiliano: credo che in “28IF” ci siano diverse combinazioni. Alcuni brani sono molto “collegiali”, come ad esempio “Down the Rabbit Hole”, per il quale Matteo scrive la strofa e io il ritornello, per poi decidere che la strofa sarà il ritornello e viceversa!
In altri casi, come in “Confident Boy”, propongo una struttura piuttosto definita e una melodia compresa di testo, e Matteo prende spunto da quella per creare arrangiamenti, aggiungere strumenti, creare pathos attraverso stop, crescendo o nuove figure ritmiche.
In altri casi ancora, come in “The Blind, the Deaf”, Matteo mi propone un brano strutturato e con un arrangiamento già evoluto e una bozza melodica.
La mia sfida, in quel caso, è svolgere la melodia e scrivere un testo che possa essere “sentito” anche da Matteo.
Le parole e i concetti a volte possono essere molto personali, ed è importante trovare la chiave interpretativa che unisca entrambe le nostre esperienze e sensibilità. 

C’è un tema chiave nell’album, sia dal punto di vista musicale che dei testi?

Emiliano: Sì, anche se ‘28IF’ non è un classico concept album.
Strutturalmente è diviso in due parti. Nella prima parte si susseguono 6 brani dalle atmosfere più disparate (dal tango rock di “Summwhere” alle ambientazioni nordiche di “Sumac Said”, dal piccolo ensemble di piano e ottoni di “The Shortest Story” a una “Lancashire” che scimmiotta il Lennon di metà anni ’70).
Il tema conduttore è la fatica e l’allenamento necessario a canalizzare le proprie tensioni verso la scelta della propria realizzazione. Finalmente partire, ed è quello che abbiamo fatto.

La seconda parte è una cavalcata più compatta, che comprende anche un lungo medley, attraverso brani in cui la tensione lascia spazio a una acquisita consapevolezza (dei propri mezzi, dei propri limiti, dell’ineluttabilità del compromesso, della fine e dei nuovi inizi).
L’altro elemento chiave dell’album è l’uso di una sorta di “ucronia” a livello lirico e musicale, ovvero la narrazione di eventi improbabili in tempi futuri o passati inesistenti.
I vari stili e linguaggi musicali utilizzati aumentano il senso di spaesamento, come una Alice in Wonderland beatlesiana, un aforisma spurio di Camus su un arrangiamento alla Byörk, un diavoletto sbadato che fa più danni del previsto alla terra, su un brano costruito come una colonna sonora, una sorta di tango punk.

La pubblicazione sarà solo online?

Matteo: La pubblicazione sarà in cd per chi come noi apprezza ancora l’”oggetto” fisico (e ci piacerebbe molto che un giorno potesse esistere in vinile…) ma ovviamente anche attraverso mezzi digitali.
Su Bandcamp il disco è acquistabile in entrambe i formati e il download è in alta qualità, non solo in mp3.
https://nanaue.bandcamp.com/album/28if
In fondo non ha molto senso lavorare tanto per ottenere un mix ed un master della migliore fattura possibile e poi diffondere le canzoni in qualità così ridotta…
Abbiamo anche deciso di limitare a 4 “singoli” la nostra presenza sui sempre più inopinatamente “classici” canali di streaming, per cui il disco intero si potrà solo ascoltare tramite Bandcamp.
Vorrei che questa intervista fosse anzi una occasione per invitare i musicisti a ribellarsi all’uso dei sistemi di streaming visto che, se non per pochissimi, non generano alcun beneficio se non ai proprietari delle stesse piattaforme.
Usiamoli davvero per la “visibilità”, come una volta si usavano le radio o i canali musicali in televisione, rendendo disponibili alcune canzoni e smettiamo di regalare (“svendere” sarebbe persino bello…) il frutto di lavoro, studio ed ispirazione!

Emiliano: C’è un’altra considerazione da fare sul formato, la durata e l’utilizzo odierno della musica. Le piattaforme di streaming facilitano un ascolto frammentato, la costruzione di playlist, e l’uso di brani singoli come musica per le immagini e le “stories” degli utenti dei vari social network.
Se da un lato i creatori dovrebbero avere la saggezza e la lungimiranza di utilizzare i canali di comunicazione che il mercato propone (in fondo Platone dovette, suo malgrado, “scrivere” i suoi dialoghi e non solo raccontarli e riproporli ai suoi allievi), dall’altro dovrebbero rivendicare la migliore fruizione possibile di ciò che hanno creato.
Insomma, noi abbiamo una sessantina di minuti di musica che andrebbe ascoltata di seguito, con un buon impianto audio o delle buone cuffie e la nostra piccola crociata è quella di convincere i nostri ascoltatori a farlo nella maniera migliore possibile.

In questa piccola crociata ci sta dando una mano la bravissima Claïs Lemmens, che riesce a cooptare nuovi fans dai social media per catapultarli nel vecchio e polveroso mondo della “slow” music.
Un’azione un po’ carbonara, ma che sta avendo i suoi frutti.

http://www.emilianodeferrari.com/

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