Riconoscimento, Libertà e Conoscenza

Il tema del riconoscimento è sicuramente uno dei più pregnanti dell’attualità sociale e politica, portato alla ribalta da tutte le contraddizioni emerse con la pandemia che continua ad imperversare con le sue varianti.

In realtà lo è sempre stato, anche se la “lotta per il riconoscimento” era prima irreggimentata  in categorie più leggibili come quelle, ormai superate, delle classi sociali. Axel Honneth, teorico del riconoscimento, (concetto già trattato da Hegel), riflette su come “i conflitti del nostro tempo possono essere interpretati come uno scontro tra diverse idee di libertà” e su come la pandemia, invece di aumentare la consapevolezza della libertà “positiva”, ossia dell’autolimitazione intesa come un potenziamento della propria libertà personale (come evidenziato già da Hegel, avviene nell’amore e nell’amicizia), ha acuito quello di libertà “negativa” ossia l’esasperazione delle libertà individuali, tendenza già in atto da molto tempo nelle nostre società.

Oggi assistiamo al bellum omnia contra omnes: terrapiattisti contro la scienza, complottisti contro  “integrati”, no-vax contro pro-vax, scienziati contro sé stessi, politici in lotta tra di loro (anche se questo lo è sempre stato, adesso è una lotta pericolosa che coinvolge le Istituzioni).

Emblematico è in questo senso l’ultimo rapporto 2021 del Censis sullo stato sociale del Paese, dove il dato significativo che emerge è l’irrazionalità che ha infiltrato il tessuto sociale: per il 5,9% degli italiani (circa 3 milioni) il Covid non esiste, per il 10,9% il vaccino è inutile. Il 5,8% è convinto che la terra è piatta, per il 10% l’uomo non è mai sbarcato sulla luna, per il 19,9% il 5G è uno strumento sofisticato per controllare le persone. 

C’è da chiedersi perché tutto questo. Il Censis parla di aspettative soggettive tradite, che inducono le persone a rifugiarsi nel pensiero magico e sciamanico. 

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La situazione è però più complessa e chiama in causa le radici stesse della democrazia. Come affermava John Dewey, la democrazia deve poter trarre l’autorità dal suo interno, dalle fondamenta, ossia dal “popolo”, ecco perché è così importante l’Educazione, cosa di cui la nostra società è manchevole anche a causa del decadimento del sistema scolastico e universitario. Ma senza voler colpevolizzare sempre qualcun altro, manca anche la volontà delle singole persone di andare oltre gli echi e le false sirene, di approfondire e ricercare, superando l’infodemia al netto delle responsabilità dei sistemi dell’informazione. 

Si scambia infatti sempre di più la disponibilità di informazioni in una presunzione di conoscenza in ogni campo del sapere, in un “fai da te” dello scibile, ad uso e consumo del tutto individuale. 

Si pensi, anche in funzione dei bias e delle dissonanze cognitive o, più banalmente della credulità in persone non accorte o sufficientemente consapevoli, agli effetti nefasti o, semplicemente al disorientamento indotto da questo bombardamento incontrollato di informazioni.

Ormai, attraverso i social, si formano degli universi paralleli, dei convincimenti personali, dei pregiudizi, che sono spesso contro il senso scientifico e le regole stesse della vita comune.

Questo è un altro dei problemi della nostra società che vede sempre di più la riduzione della dimensione pubblica e sociale a scapito di quella individuale e virtuale, dominata dagli algoritmi e caratterizzata dalle cosiddette “casse di risonanza” (le eco chambers, dove risuonano gli echi di tutti quelli che la pensano nello stesso modo). 

Ormai è preponderante il regno del privato e dell’individuale, dove c‘è sempre meno spazio per il riconoscimento dell’altro. Sempre Dewey affermava che la bassa interazione sociale, la scarsità di relazioni nello spazio pubblico, diminuisce l’intelligenza collettiva. Ed è proprio quello che sta avvenendo, una società oscurantista che fa sempre meno uso della ragione, preda delle paure e delle fobie e dunque facile preda delle false credenze e delle manipolazioni.

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In tutto questo dobbiamo mettere il decadimento dell’Etica pubblica ed il conseguente scadimento della politica, ormai priva di visione ed appiattita sul contingente, sempre più ridotta a rappresentazione invece che a rappresentanza e, quando va bene, a pura governance amministrativa ma senza progettualità, anzi costretta ad ingaggiare competenze e prestigio dall’esterno, incapace di farsi classe dirigente. Mai così attuale la frase di De Gasperi: ” il politico pensa alle prossime elezioni, lo statista alle prossime generazioni”. Ma dove sono gli statisti in Italia? Tutto è teso al presente, all’immediato, come dice la filosofa Donatella Di Cesare, siamo in un’ “immanenza satura” dove non c’è più visione del futuro. 

Tra l’altro, da questo fiume di denaro che è il PNRR ci si aspetterebbe insieme ad una vera progettualità, più coraggio e generosità. 

In tal senso possono essere interessanti alcune delle proposte avanzate dal Forum delle Disuguaglianze Diversità.

Ecco perché è così importante il tema del riconoscimento, non solo da parte della Politica ma anche da parte delle singole persone, perché l’Altro siamo noi, non solo per la nostra stessa identità ma come esseri appartenenti ad un unico genere umano.

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