Sergio Forconi: Arte, passione e grande umanità.

Mi è molta piaciuta la definizione ‘Attore per caso’ scelta per il titolo della tua biografia scritta da Anna Maria Biscardi, con la prefazione di Leonardo Pieraccioni. E’ il racconto di una vita semplice, di un uomo semplice, di un lavoratore che è diventato attore per caso.

Sì è proprio così. Sono un ‘attore per caso’ perché ho cominciato proprio per caso,  io non volevo fare l’attore!
Da ragazzo, frequentavo la Casa del Popolo, come facevano tanti giovani di allora. Si cercava di fare cultura. A Grassina, dove abitavo, c’era la compagnia teatrale de Gli Sfacciati Paesani, ormai ferma da 10 anni.
Così decidemmo di riattivarla e di mettere in piedi una commedia in vernacolo dal titolo ‘La fortuna si diverte’, che era stata portata in scena anche da Edoardo De Filippo (L’agonia di Schizzo’).

Io non avrei dovuto recitare. Mi avevano assegnato il ruolo di coordinatore e leggevo la parte di tutti quanti durante le prove. L’attore protagonista non si presentava quasi mai perché era stato bocciato e i suoi lo obbligavano a restare a casa per studiare e quindi toccava sempre a me leggere la sua parte. Una sera, il regista, visto che la commedia era pronta per essere portata in scena, mi propose di prendere il ruolo del protagonista, dato che sapevo la parte a memoria.
E tra un ‘Tu la fai!’ e un ‘Io non la fò!’, accettai. Anche perché se avessi rifiutato, la commedia non sarebbe mai andata in scena.
Mi mise di fronte ad una responsabilità e io, sebbene fossi giovane, la accettai di buon grado.

A Grassina c’era un mio omonimo che aveva tre anni più di me e quando iniziò a girare la notizia che l’attore protagonista era il Forconi, tutti pensavano fosse l’altro. E io zitto! Non lo dissi a nessuno fino al giorno che son salito sul palco e tutti, vedendomi, esclamarono: ‘Ooooooh! Guarda ‘i gliè sto qua!’ E sai che ti dico? Dopo il secondo passo, mi sembrava di esserci nato su quel palcoscenico!
Facemmo tante altre commedie e varietà, dopodiché entrai a far parte del Teatro fiorentino.

Tu hai lavorato con le migliori Compagnie, dalla Compagnia teatrale di Wanda Pasquini, di Giovanni Nannini alla Compagnia il Grillo al Teatro Nuovo di Firenze, che è una delle ultime e più prestigiose compagnie eredi della grande tradizione del Teatro Vernacolare Fiorentino.

Sì e ancora oggi faccio teatro. Il cinema è stato il passo successivo e ho anche recitato in molti spot per Carosello: da Cynar con Ernesto Calindri (nella serie  Fermate il mondo, voglio scendere!’), a l’Amaro Giuliani, la lacca Libera e Bella, i formaggi Invernizzi e l’Invernizzina.

Una carriera davvero strabiliante la tua! Sono più di 100 le
partecipazioni a fiction, film e cortometraggi!
Hai collaborato con alcuni dei più grandi nomi dello spettacolo italiano e internazionale.

Sono per me ricordi indelebili e momenti emozionanti, come quelli trascorsi con Roberto Benigni durante le riprese di ‘Berlinguer ti voglio bene’ di Giuseppe Bertolucci.

Famosissima la tua battuta: “finisce il ricreativo, principia i’ curturale”.
Con Benigni hai recitato anche nel Pinocchio di Matteo Garrone. Immagino l’emozione nel ritrovarsi sullo stesso set dopo tanti anni!

E’ stata davvero una festa ritrovarsi tutti insieme!
Prima di girare le scene di
Pinocchio, Garrone mi invitò ad andare da lui per alcuni incontri, durante i quali era presente anche l’amico Massimo Ceccherini, attore, sceneggiatore e regista, con cui ho fatto tanti lavori. Massimo è un comico dal volto drammatico.
Devo dire che la sua interpretazione della volpe è davvero fantastica!

Un giorno, mentre stavo provando insieme a lui la parte di Mastro Ciliegia, squillò il cellulare a Matteo Garrone e sentimmo che rispondeva: ‘Ciao Roberto, allora stasera si va a cena insieme. Senti, qui c’è un attore che ha fatto con te ‘Berlinguer ti voglio bene.’  
E poiché Benigni gli disse che voleva parlare con questo attore, Garrone mi passò il cellulare e io non gli risposi con  ‘Ciao Roberto, sono il Forconi’, ma gli dissi: ’Finisce il ricreativo, principia i’ curturale!’ Volendo ricordare la famosa battuta del film.
E Benigni: ‘Porca miseria! Come lo imiti bene il Forconi!’
Io gli risposi: ‘Non sono l’imitazione! Son l’originale!’

‘Nooo! Ma davvero?! Ma come stai?

Ci siamo emozionati entrambi e Garrone allora decise di farmi recitare con Roberto, nei panni del negoziante e non più in quelli di Mastro Ciliegia.
Durante le riprese abbiamo ricordato anche i momenti trascorsi con il grande Carlo Monni, straordinario attore e carissimo amico, che purtroppo è mancato, ma è sempre nei miei/nostri pensieri..

A quali ruoli sei maggiormente affezionato?

E’ una domanda difficile… Come ruolo teatrale sono affezionato al ruolo nell’Acqua Cheta, che è stato interpretato anche da Renzo Montagnani e tanti altri attori.
Sono legato anche a ruoli drammatici. Per citarne uno, quello interpretato in ‘Grazie di tutto’, in cui ho avuto l’onore e il piacere di lavorare con il grande Nino Manfredi, con la regia di suo figlio Luca.
Luca mi ha poi diretto nella serie tv ‘Un posto tranquillo‘, nel 2003, per RAI1.

Tu hai lavorato con tantissimi attori e registi, tra cui Leonardo Pieraccioni.

Ho impersonato il babbo di Leonardo per ben due volte, la prima nei panni di Osvaldo Quarini nel film Il Ciclone e l’altra ne Il pesce innamorato. Il nostro primo incontro, però, fu sul set di ‘Zitti e mosca’ con Benvenutie poi mi chiamò per ‘I Laureati’.

‘Il Ciclone’

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