Inspiration Porn

Tu lo sai cosa significa “inspiration porn”?
No?! Molto bene, perché non vedevo l’ora di raccontartelo…
hai presente Maria Chiara Giannetta sul palco dell’Ariston?  Il monologo sui ciechi che ha stuzzicato i tuoi dotti lacrimali, ma senza portare a casa il risultato, perché di ste robe alla fine non se ne può quasi più.
Come? Ti è sfuggito qualcosa? Ora ti spiego tutto: dopo quattro puntate di Sanremo a qualcuno è sembrato doveroso trattare il tema delle disabilità. La giovane e talentuosa attrice interpreta una detective cieca (ma con il superpotere di un udito infallibile) nella fiction “Blanca”. Per far aderire meglio il suo personaggio si è fatta aiutare da quattro persone non vedenti, che le hanno mostrato come vivono la loro quotidianità. L’attrice, munita delle migliori intenzioni, ha voluto condividere con gli spettatori questa intensa esperienza, ma come nella maggior parte dei casi, la prospettiva è quella degli abili, oggettivando per l’ennesima volta delle persone, persone cieche, a cui su quel palco è stata tolta anche la voce, a favore di questo monologo forzatamente strappalacrime, tenuto della stessa Giannetta, su quanto siano meravigliosi, incredibilmente coraggiosi e di grande ispirazione i suoi “custodi”, i suoi “angeli”.
Praticamente dei cuccioli di foca dietro al vetro di un acquario. Cuccioli a cui è stata fatta una carezza e a cui dedicare degli occhi commossi ed una voce tremolante.
Questo approccio mainstream non è altro che una visione dichiaratamente pietistica della rappresentazione delle persone con disabilità che diventano fonte di ispirazione proprio per la loro disabilità.

Nulla togliere alla bravissima attrice, ma hai mai pensato che la parte di un disabile possa essere interpretata da… (rullo di tamburi)… un Vero Disabile? Perché questa cosa a me riporta alla mente il teatro elisabettiano, quando le donne venivano interpretate (a gran fatica) dagli uomini perché considerate degli esseri dall’emotività troppo instabile e assolutamente non adeguate al palco.

Hai mai pensato che un disabile possa esistere anche senza dei superpoteri che compensino i suoi limiti, che lo rendano una “persona speciale”, come se per giustificare la sua esistenza, si debba per forza elevare a protagonista di imprese straordinarie o eventualmente a creatura straordinaria nel compimento di azioni quotidiane del tutto ordinarie. Hai mai pensato a come il termine “diversamente abile” si faccia carico di aspettative corrotte? Ti manca la capacità di camminare, di sentire, di vedere, o hai problemi mentali, ma io devo per forza trovare in te qualcosa che compensi questa imperfezione, perché non puoi farmi sentire a disagio per questo. Non è accettabile. Devi sicuramente avere qualche super qualità che ti restituisca una dignità.
Il problema in questo è proprio la parola “io”, nucleo portante dell’universo. Chiusura selettiva alla possibilità di immaginare di vestire i panni dell’altro, ma per davvero, non solo per farti sentire meno peggio. Da spettatore, quando guardi questi siparietti, non ti scappa di pensare che forse l’altro sia un soggetto vero e non un personaggio di fantasia, che abbia delle emozioni proprie e non sia messo lì a solleticare le tue e a farti stare più sereno? Ti viene mai il dubbio che questi momenti si possano trasformare in cultura invece che la conferma dell’ennesimo stereotipo?

(Instagram @valetomirotti)

Valentina Tomirotti (https://instagram.com/valetomirotti?utm_medium=copy_link) al riguardo scrive sul suo profilo Instagram: “Non si fa! (Non è banale, è reale) è questione di rispetto dell’essere umano: la gente non capisce che queste gag sono deleterie per i diritti civili di ognuno di noi. L’insulto non è solo la parolaccia, è nel gesto, nell’idea, nell’atteggiamento.

(Instagram @valetomirotti)

Non posso fare a meno di chiedermi perché ci faccia stare così bene tirare fuori il nervo scoperto della pena, della pietà, di questa empatia dozzinale, perché ci faccia stare bene raccontare con stupore che una persona non vedente riesca ad alzarsi al mattino, farsi il letto e prepararsi il caffè. Perché vedere prima i limiti per poi elevarsi in uno slancio di ammirazione. Perché abbiamo sempre bisogno di qualcosa che ci aiuti a digerire la disabilità, come se fosse il pranzo di Natale a casa di zia Lina. Forse perché ci fanno sentire a disagio? Indegni di ciò che abbiamo e di cui non siamo comunque mai contenti?

(Stella Young durante l’intervento in TED – Sydney 2014)

Ora ti sarà sicuramente più facile capire a cosa si riferisca l’Inspiration Porn (pornografia motivazionale), termine usato per la prima volta da Stella Young , attrice, scrittrice  e attivista per i diritti dei disabili, che, durante il suo TED speach, nel 2014, ha deliberatamente utilizzato il termine “porn” per sottolineare che il meccanismo è lo stesso dei film a luci rosse, ovvero quello di oggettivare un piccolo gruppo di persone, in questo caso disabili, a beneficio di un grande gruppo di persone.

(Stella Young – dal Web)

Lo scopo è quello di motivare ed ispirare, in modo che tu possa pensare: “Beh, per quanto brutta sia la mia vita, potrebbe essere peggio. Potrei essere quella persona.

Ma, come giustamente fa notare Stella Young, cosa accade se tu sei quella persona? Se devi costantemente diluire la tua disabilità per chi ti sta intorno, per confortarlo, per alleviare il disagio nei suoi occhi? Quando non puoi esistere perché sei troppo concentrato a pensare a come gli altri ti percepiscono.

Alex Dacy (https://instagram.com/wheelchair_rapunzel?utm_medium=copy_link) in una campagna di sensibilizzazione su Instagram dice “Sono orgogliosa di essere disabile. Il momento in cui ho smesso di annacquare la mia disabilità per placare lo sguardo abile è quando la mia vita è iniziata davvero.

La campagna è del 2020 e si chiama “Disabile DesiderAbile”, pensata e promossa da MySecretCase (nato come e-commerce di sex toys fino a diventare un portale di educazione sessuale, intesa come un vero e proprio diritto per il benessere psicofisico) per infrangere il tabù della sessualità legato alla disabilità. Una campagna fatta di tante voci e tante storie che parlano del bisogno di ognuno di noi: vivere una sana sessualità, oltre i pregiudizi, oltre l’ossessione della perfezione estetica, o l’ansia di performare. E come potrà essere una strada che parte dal pietismo per arrivare al desiderio? Lunga e scoscesa. Perché è difficile pensare di avere delle risposte istituzionali senza che prima vengano abbattuti certi muri. Credo che il cambiamento sia più facile e rapido nel singolo individuo, che nella comunità, quindi ogni singolo individuo si ritenga responsabile dell’influenza che ha sulla società in cui vive. Ogni singolo individuo si senta in dovere di fare un passo in avanti, di aprirsi al dialogo, di mettere in discussione ciò che vede, di cambiare prospettiva, di non fermarsi in superficie.

Tra l’abilismo e l’inspiration porn, ci sono molte bucce di banana su cui si rischia di scivolare, non sempre per mancanza di sensibilità o per cattiveria, il più delle volte si cade a causa di un’inadeguata educazione. C’è ancora molto da fare per edificare una società davvero inclusiva, per riconoscere che siamo tutti esseri umani con caratteristiche eterogenee e che abbiamo il diritto di pari opportunità e trattamento. Credo che un buon punto di partenza sia la comunicazione, quella vera, quella costruita sull’ascolto, sull’onestà, sull’empatia, sull’apertura verso l’altro. E credo che la buona comunicazione richieda la collaborazione di tutte le parti coinvolte.

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