CHE VINCA LA GENTE. CHE VINCA IL PARTITO
30 novembre, 2012   |  

Il Tg3 raccoglie la voce di un giovane novantunenne… che dinnanzi agli occhi innamorati della sua signora ci racconta che forse è l’ultima occasione in cui potrà votare,  esprimere il suo pensiero, le sue speranze per le giovani generazioni.

Questa foto, scattata domenica 25 novembre alle 14.30 circa, è di inestimabile valore. Da questa immagine le raffiche del cuore mi raccontavano che sarebbe stata una giornata indimenticabile, al di là di ogni risultato, al di là di ogni polemica, che, puntuale, è arrivata.

Hanno vinto le persone. Ha vinto la partecipazione. Ha vinto il desiderio di esserci, di non arrendersi, di non rassegnarsi e di credere ancora.

E ha vinto Pierluigi Bersani. Qualunque siano stati i risultati. Qualunque saranno i risultati di domenica prossima.

Ha vinto l’uomo che ha voluto tutto ciò. Ha vinto l’uomo che ha messo in discussione il suo ruolo, consolidato da uno statuto. Ha vinto l’uomo che ha permesso pluralità di pensieri, espressioni, voci, cuori. L’uomo che dall’inizio della sua avventura si preoccupa di parlare di contenuti e non ricerca il difetto o le mancanze dell’avversario.

Ha vinto l’uomo, e non il one man show

Quando è nata Condivisione Democratica tutte le nostre energie si sono concentrate nella volontà di aiutare il Partito Democratico nella sua iniziativa politica. Soprattutto, il desiderio di raccogliere le voci della sua gente, di alimentare il motore del suo progetto con il carburante più bello, più buono, una miscela esplosiva di entusiasmo e progettualità.

Per questo, auspico, auspichiamo, che i risultati definitivi possano esprimere un vincitore che organizzi il suo viaggio in questa direzione.

Contestazione dei dati,  rentrée di terminologie care alla rottamazione, critica alle regole che hanno permesso a tutti l’opportunità di esprimersi, attribuzione all’avversario di guasti o lacune nelle scelte politiche, insidiano non poco la mia fiducia, ed alimentano, contro ogni mia volontà, il sospetto che una vittoria di Matteo Renzi aprirebbe una fase storica alquanto incerta e preoccupante per il Partito.

Perché Matteo Renzi non ha offerto la sua presenza quando l’Assemblea Nazionale del Pd ratificava le norme? Perché non sventola una bandiera del Partito Democratico nelle sue iniziative? Perché continua incessantemente a parlare di “Noi e Loro” rimarcando nettamente le differenze?

Renzi proclama di rottamare la vecchia politica. Ma è lui stesso che sembra far propri vecchi modelli quando affronta il tema delle percentuali, rivendicando il suo risultato a fronte della scarsa consistenza di quella che emerge come la sua quota all’interno del Partito (2% dei parlamentari, ecc.).

Ma il fatto stesso che la rimarchi, non è forse ammettere che alla propria fetta ci tiene eccome? E poi, con tale ragionamento, Renzi intende forse sottolineare il fatto che 1.393.990 persone che hanno votato Bersani siano solo espressione dell’apparato, e non liberi cittadini fiduciosi nel segretario, felici nella partecipazione e nella condivisione?

Come noto, Eugenio Scalfari ha parlato di natura antropologica del Partito fortemente messa in discussione rispetto ad una vittoria del sindaco fiorentino.

Carlo Verdone, ad “otto e mezzo”,  pur elogiando le sue straordinarie doti comunicative, la velocità delle sue argomentazioni, si pone delle domande proprio su tali attributi…

Al di là di tutto ciò, e delle considerazioni più o meno politico – filosofico – antropologiche sulla questione, non voglio dare credito alle continue voci che identificano in Matteo Renzi la figura di un uomo di “destra”.

Una cosa però è certa. Molte caratteristiche di Renzi hanno inasprito gli animi e mettono seriamente in discussione la sua capacità di guida di una coalizione composta da un’importante ricchezza di idee e culture: scarsa sobrietà nei toni,  manifestazione di una certa incapacità a dimostrare rispetto nei confronti di persone (storie, valori, sentimenti), un certo gusto nell’alimentare la cultura del sospetto.

Ci è riuscito anche con me…  Mi ha insegnato ad essere un po’ più smaliziato, diffidente, insomma a non fidarmi…

I primi frutti di questo insegnamento li ho messi subito in pratica… quando ho letto dichiarazioni di Silvio Berlusconi che aspetterà l’esito delle Primarie del Pd prima di decidere della sua candidatura… Se vince Renzi, non si candida.

Devo gioire… o preoccuparmi?

Per ora… voglio solo credere e sperare che qualunque sia il risultato delle Primarie, il partito ritrovi unità, condivisione e partecipazione. Che vincitori e vinti preparino immediatamente le carte per la vittoria del partito e della coalizione di centro sinistra.

Soprattutto, che vincitori e vinti non danneggino lo straordinario spettacolo che ci è stato offerto domenica scorsa, e che speriamo si ripeta agli occhi del mondo dopodomani.

Guai a disilludere l’entusiasmo ritrovato, le speranze riaccese…

Guai a sciogliere le file più belle mondo!

 

 




 
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