La rivoluzione dell’onestà
10 novembre, 2012   |  

OnestàLa mia avventura professionale ha ricevuto tanti doni. Sottili e giganti sensazioni, incontri, confronti, sguardi, pensieri. Tutte fanno parte del mio vissuto, e lì resteranno per sempre.

Ma ciò che maggiormente ha sfiorato le onde della mia anima è stato lavorare ad un progetto dedicato a Massimo Troisi, con la scrittura e la regia dello spettacolo “Cuore di Mare”, andato in scena lo scorso anno.

Mi sono immerso nel suo meraviglioso mondo, fatto miei i suoi pensieri, mi sono nutrito della sua poesia, della sua genialità semplice, della sua sconvolgente e genuina umanità.

Ed ho avuto l’onore di conoscere, di abbracciare il sentimento di un suo grande amico, di un grandissimo attore: Renato Scarpa.

Nel ricordare Massimo la sera dello spettacolo, Renato ha sottolineato la purezza del suo cuore, la profonda onestà che i suoi occhi limpidi non mascheravano: “Adesso Massimo sarebbe un rivoluzionario… perché nel nostro paese stiamo vivendo momenti molto difficili… sommersi da questa ondata di volgarità che ci ha così profondamente offeso… aveva ragione Monicelli… dobbiamo fare una rivoluzione e questa rivoluzione si chiama… onestà! E possiamo farla tutti ogni giorno, ognuno facendo la propria parte”.

Ogni volta che rivedo il filmato, ogni volta che ascolto le parole di Renato colorate da un’emozione a stento mantenuta, si affacciano alle finestre del mio cuore e della mia mente infinite combinazioni di stati d’animo. Soprattutto inizio a sentire le mie certezze ridimensionate e rimesse profondamente in discussione.

Si parla facilmente di Rivoluzione. Talvolta se ne sparla. Se ne discute senza comprendere il peso che hanno le parole, la loro straordinaria forza comunicativa e persuasiva.

Spesso si invoca per convenienza. Per catturare animi e sensibilità. Per carenza di altre frasi ad effetto.

E anche di onestà si discute. E guai se non se ne discutesse di questi tempi… Guai se non provassimo sdegno o se fossimo catturati dalla rassegnazione, o peggio dall’indifferenza.

Guai se perdessimo l’entusiasmo di lottare per il traguardo di una nuova classe dirigente, che si caratterizzi per l’integrità morale dei suoi componenti, che abbia come primo requisito l’indiscusso valore morale dei suoi rappresentanti.

Ma guai anche a perderci in banali generalizzazioni, a farci sopraffare da una indignazione senza riserve che rischia di scagliare fango su persone e storie che hanno lavorato e lavorano per il nostro Paese.

Guai a gettare nel frullatore mediatico tutti incondizionatamente, perché questo mortifica il cuore di chi fa del suo lavoro l’impegno per il bene comune, allontanandolo dalla sua preziosa passione; questo genera la mancata distinzione tra buona e cattiva politica, tra onesti e disonesti, facendo irrimediabilmente il gioco di questi ultimi, come ha recentemente sottolineato il nostro segretario Pier Luigi Bersani.

E guai a non sentirci noi stessi sempre e comunque sotto la lente di ingrandimento…

L’onestà è anche quella di guardare dentro di sé… di accertare la verità dei nostri comportamenti, la bontà delle nostre azioni, il  motore dei nostri sentimenti.

L’onestà è quella di guardare dritto negli occhi chi ci ascolta, di non camuffare le sue percezioni, di non adulare la sua rabbia, le sue reazioni. Di non sobillare la sua fragilità.

L’Italia e la politica non hanno bisogno di bravi comunicatori. Non hanno bisogno di slogan, sfoggiati da chi gode di buona presenza scenica, da chi si muove con disinvoltura su palchi inneggianti sovvertimenti e cataclismi.

La vittoria dell’onestà non è la competizione. Non è l’offesa, l’irrisione dell’avversario. Non è la sua rottamazione.

Onestà è lavorare seriamente per il Paese. Con sobrietà ed impegno.

La vittoria dell’onestà è riuscire a far ritrovare alle persone il sentimento di tornare ad esprimersi.

Il traguardo dell’onestà è trasmettere alle persone una nuova fiducia. E’ quello di far ritrovare il senso di svegliarsi una mattina la domenica per uscire di casa, con il desiderio di trovarsi dinnanzi ad una fila di persone che aspetta il proprio turno, per decidere del suo futuro… perché un nuovo entusiasmo ha catturato attese e speranze.

Sentimentalismo? Visione romantica della politica? Piuttosto un nuovo slancio, una tensione ideale verso una nuova passione, verso il vero e giusto cambiamento.

L’Italia ha bisogno di chi grida di avere un sogno. Di  chi trasmette con limpidezza e sincerità quel sogno. Di chi scende per le strade, nelle piazze, tra la gente… non per alimentare il suo sconforto, ma per ascoltare la sua voce, per renderla partecipe, attrice protagonista nella costruzione del Paese di oggi e di domani.

L’Italia ha bisogno di credere. E ha bisogno, per questo, di una rivoluzione. E questa rivoluzione si chiama… onestà.




 
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