Diploma di Moralità
13 gennaio, 2015   |  

La scoperta di una “Mafia Capitale” che regola così pesantemente e capillarmente i lavori amministrativi, non è una faccenda da sottovalutare minimamente. Non è il momento di abbandonarsi all’idea che sia ineluttabile la presenza di una mafia nella vita amministrativa e politica. Come se questa vicenda fosse solamente la scoperta che ora a Roma c’è una Mafia così come ce n’è una Napoli, a Palermo, a Reggio Calabria o a Bari. Non è solo una “Mafia in più”. E’ la testimonianza che il nostro sistema economico e politico è inquinato dal malaffare e questo drena risorse al paese proprio in un momento storico delicato come quello che stiamo vivendo.

Quindi ora più che mai ci sono da prendere provvedimenti che possano spezzare il circolo vizioso del malaffare.

Si è potuto appurare, già in varie occasioni, che i cosiddetti “Certificati Anti-mafia” non rappresentano un mezzo efficace per sconfiggerla. Questi non evitano nel concreto che gli appalti per le opere pubbliche vengano affidati a società di fatto controllate da gruppi di potere illeciti, ma certamente hanno il merito di rendere la vita un po’ più difficile a quelle società che non riescono a dimostrare in modo cristallino la provenienza dei propri capitali. Ciò non basta!

E’ necessario radicare la lotta alla mafia non nelle aule di tribunale, quindi dopo che “il fatto è avvenuto”, ma prima, nelle sedi di assegnazione degli appalti, o ancora prima nelle sedi che tali bandi li elaborano. Pensiamo sia utile creare un percorso di formazione degli amministratori e dei dirigenti pubblici dove venga spiegato loro –sì, venga spiegato! – come contrastare la Mafia.

Le istituzioni non sono state conquistate dalla mafia con colpi di stato violenti, ma con un lento e progressivo scivolare dei politici o degli amministratori verso personaggi che certamente non si presentano con la coppola e la lupara a tracolla. Non è così semplice resistere alle lusinghe del soldo facile e rapido per ognuno di noi, e lo è oltremodo per chi considera la carriera politica come forma di arricchimento economico o di potere.

Per evitare che nelle istituzioni ci siano persone che chiedono puntualmente la “loro parte” come extra è necessario estirpare la credenza o la consuetudine che siano normali tali richieste. È necessario avere una formazione politica e amministrativa che escluda tutti coloro che non sono motivati esclusivamente dallo spirito di servizio alla collettività.

Quello che dobbiamo fare è preparare una classe politica che tragga la propria legittimazione non dall’essere “il canale giusto”, “lo strumento” per accedere alle istituzioni, ma una testa pensante, una risorsa che possa apportare soluzioni per la vita quotidiana o anche per interessi economici e sociali manifesti e chiari.

Una classe politica che sia assolutamente a digiuno di qualsiasi meccanismo che muove la Società e priva della conoscenza istituzionale adeguata non può promuovere, alla prova dei fatti, nessun miglioramento: lo Stato è un sistema complesso e deve essere affidato a persone competenti. Occorre avere validi conoscitori, non grigi burocrati, che sappiano quali sono le leggi e i regolamenti che lo muovono ed anche quali siano effettivamente i vincoli da rimuovere o le risorse da utilizzare per far funzionare meglio tutto il sistema.

Del resto anche un semplice amministratore di condominio per esercitare la professione deve prima avere una abilitazione riconosciuta da una associazione specializzata (Anaci, Associazione Nazionale Amministratori di Condomini e Immobili, ecc.) che ne valuta le competenze rispetto alle norme che regolano questo ambito.

Per uscire da questo meccanismo che è la corruzione e l’idea “della scorciatoia” c’è bisogno di maggiore competenza, di maggiore capacità nel gestire la “cosa pubblica”.

Subito dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale si è avvertita la necessità di una nuova classe dirigente. Nel 1945 in Francia (École Nationale d’Administration – Scuola Nazionale di Amministrazione, ENA) e nel 1957 in Italia (Scuola Superiore della Pubblica Amministrazione SSPA, ora Scuola Nazionale d’Amministrazione SNA) sono state fondate delle scuole atte a creare una classe dirigente di alto livello permettendo la garanzia a tutti i giovani cittadini di un accesso giusto ed equo alla funzione pubblica, fondato esclusivamente sul merito, prevedendo studi, tirocini e una formazione iniziale e continua.

Anche la nostra Seconda Repubblica è una entità giovane e ha bisogno di una classe dirigente capace, così come nella creazione della Prima Repubblica.

Altro punto che ha permesso l’infiltrazione della mafia nelle istituzioni è la presenza di società miste pubbliche/private, o società di diritto privato ma con capitale pubblico. Una peculiarità italiana. Un altro tipo di “scorciatoia” alla burocrazia già prevista da una legge del 1990.

“I comuni e le province, nell’ambito delle rispettive competenze, provvedono alla gestione dei servizi pubblici che abbiano per oggetto la produzione di beni ed attività rivolte a realizzare fini sociali ed a promuovere lo sviluppo civile e delle comunità locali” attraverso “società per azioni a prevalente capitale pubblico locale” con “la partecipazione di più soggetti pubblici o privati”.  Con questa scelta si voleva snellire la pubblica amministrazione ed invece si è lasciato campo aperto all’arbitrio del personale amministrativo e politico che – come si diceva prima – è diventato il canale giusto per permettere a privati di affinare i propri appetiti di soldi pubblici. Così gli amministratori delle “Società Partecipate” sono scelti tra “gli amici e gli amici degli amici”.

I soldi pubblici devono essere affidati a personale preparato, consci delle leggi e dei regolamenti che regolano l’attività della quale si occupano, animati da spirito di servizio, selezionati a livello nazionale.

La nostra proposta è che qualora ci sia l’impiego di soldi pubblici a capo di questi finanziamenti, ci sia un dirigente selezionato dalla nostra Scuola Nazionale d’Amministrazione che dovrà tornare, con lo stesso spirito per la quale era nata, a formare una classe dirigente per una Nuova Repubblica.

 

A nostro avviso, solo in questo modo sarà possibile uscire dal circolo vizioso: conoscendo i normali percorsi burocratici tutti potranno accedere ai servizi dello Stato senza dover chiedere “piaceri” o prendere “scorciatoie”. Utilizzando liste nazionali si taglia il “cordone ombelicale” che lega i dirigenti al proprio territorio e all’humus imprenditoriale della propria terra (del resto le leggi sono uguali su tutto il territorio nazionale), la formazione di alto livello permette di comprendere già ai primi segnali quali possono essere le debolezze che rendono l’istituzione e la propria figura corruttibile o ricattabile.

Il titolo raggiunto dai dirigenti a conclusione del percorso formativo iniziale dovrà essere un Diploma di competenza e di moralità.




 
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