Europa e Futuro
22 maggio, 2013   |  

Riprendiamo, per stralci, data la sua persistente attualità, un articolo del 5 ottobre 2011 di Barbara Spinelli su Repubblica dal titolo “Riconquistare il futuro”, di persistente attualità

Un aspetto impressionante, nella crisi che traversiamo, è l’ impreparazione dei popoli.

Non è l’ impreparazione di chi si sente riparato. Questa volta gli animi sono impauriti, disorientati, come se mancasse loro una bussola che indichi dove sta, veramente, il Nord. Nei Paesi più colpiti, come la Grecia, la disperazione può sfociare in guerra civile: come può sdebitarsi una nazione così sprofondata nella recessione, senza sfasciarsi? Nei Paesi che stanno meglio, come la Germania, cresce un isolazionismo antieuropeo non meno intirizzito. In Italia il disorientamento è diverso: la democrazia è talmente guastata, il legame sociale talmente liso, l’ opinione talmente disinformata, che ciascuno scorge nella crisi qualcosa che concerne gli altri, mai se stesso.

Anche se diversi, i popoli hanno però questo, in comune: non sanno la storia che fanno. Vivono come in una caverna: fuori c’ è un aperto da cui dipendono – l’ Europa, il mondo – ma di cui non sanno nulla. Non vedono il futuro, sempre aperto visto che lo scriviamo noi. Non vedono che il futuro è ormai cosmopolitico nei fatti, non nella teoria. La cosa che più temono è cambiare ottica.

……. i popoli sono impreparati, ma perché qualcuno li vuole così: incavernati, frammentati, dunque malleabili. Dicono che la formazione dell’ opinione pubblica – ingrediente fondamentale in democrazia – è stata guastata dal dominio politico sulle tv.

…. I politici usano il popolo, gli tolgono sovranità nell’ attimo in cui ne magnificano il primato. L’ essenza del populismo è questo bluff.

….Questo fanno i moderni pretendenti politici: invece di guidare incoraggiano la credulità, assecondano gli interessi di chi vuol conservare privilegi e ineguaglianze che la deregolamentazione liberista ha creato.

…Ma soprattutto di Europa i politici non sanno parlare, in nessun Paese dell’ Unione: la evocano sempre come nostro obbligo, mai come nostra opportunità. Denunciano sempre la sua inconsistenza, senza chiarire che se l’ Europa è debole è perché i governi la mantengono in questo stato, non affidandole poteri e aggrappandosi al proprio diritto di veto.

… Il populismo lusingandoli li sfrutta, per occultare quel che accade: una crisi che rovina non solo l’ economia, ma quel che tiene unite le società e dunque la democrazia. Una diserzione delle classi dirigenti, restie a spiegare come solo in un governo europeo ritroveremo la padronanza (la sovranità) che tutti stiamo perdendo, governati e governanti. Secondo alcuni, il populismo è il marchio del XXI secolo.

(i governati) erano consumatori, anziché cittadini. Costretti d’ un colpo a consumare meno, sgomenti, si riscoprono cittadini. La paura può divorare l’ anima, la storia non essendo progressista lo testimonia. Ma può anche  aguzzare  la  vista. Nell’ 800, una prima previdenza pubblica nacque perché il socialismo incuteva spavento. Bismarck, in Germania, fu il primo a creare lo Stato che protegge i deboli e l’ interesse generale, trasformando la paura di perdere il passato in costruzione del futuro. Così la destra storica in Italia. Le prime norme a tutela del lavoro, della vecchiaia, dell’ invalidità, degli infortuni vennero dal liberale Giolitti. La destra di oggi non somiglia in niente a quella di ieri.

.. Se oggi i governanti volessero ritentare la via di Bismarck, dovrebbero abituare i popoli a pensare che da soli non ce la faranno. Ogni giorno constatiamo che la statura conta, nella globalizzazione: sei forte se rappresenti non uno staterello (la Padania ad esempio) ma se competi con le grandezze demografiche di Cina, India,  Brasile, Usa, Russia.

Inizialmente il populismo sorge come risposta democratica alle oligarchie. Un laccio stringe il capo al suo popolo, e questo laccio, simbolo della sovranità popolare, comanda su tutto, non tollerando né istituzioni intermedie né autorità sovranazionali. Il populismo semplifica, quando per uscire dalla crisi urge complicare, differenziare i poteri.

L’ Italia è in questo un laboratorio. Il deserto tra leader e popolo non resta vuoto, viene occupato da nuove oligarchie: più mafiose di prima, indifferenti al bene comune..

…La crisi diventa occasione se si dice la verità. Bisogna cominciare a dire che in Occidente non riusciremo a crescere come ieri. Secondo gli esperti, ci vorranno 40-50 anni perché i salari dei Paesi emergenti (Cina, India, Brasile, Russia) raggiungano i nostri.

Il nostro futuro sarà fatto di meno consumi. Non di crescita zero, purché sia un crescere diverso.

Fu inventata per questo l’ Europa unita. Perché non aveva più senso, costruire il futuro facendosi governare dalle menzogne sul passato.




 
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