Frida Kahlo: Viva la Vida!
27 giugno, 2014   |  

“Sono nata nella pioggia.

Sono cresciuta sotto la pioggia.

Una pioggia fitta, sottile… una pioggia di lacrime.

Una pioggia continua nell’anima e nel corpo.

Ho imparato nella pioggia a sopravvivere: alle barbarie di una vita spezzata, a me stessa dolorante e, infine a Diego.”

Non conoscevo Frida Kahlo ed è stato un incontro dirompente….come la sua vita.

Alle Scuderie del Quirinale fino al 31 Agosto, c’è una mostra dedicata a lei intitolata semplicemente con il suo nome : Frida Kahlo. Una mostra che consiglio di vedere sia per chi conosce già l’artista sia per chi voglia iniziare a scoprirne la vita e le opere.  

Era nata nel luglio del 1907 ma per tutta la vita sostenne di essere nata nel 1910. In quell’anno il popolo messicano insorse e la rivoluzione diede voce ad un paese isolato riconquistando per se stesso i colori, l’arte la voce del suo paese. Frida era figlia di quella rivoluzione.

Credo che tutti gli individui che hanno avuto a che fare con lei sia che si tratti di uomini che donne, sia per arte, per amore, per politica siamo stati travolti da un comune punto denominatore …….la passione.  Passione che esce da ogni poro della sua pelle, passione come reazione dettata da più che una sensazione ma da una presenza fissa accanto a lei : l’idea della morte “E la Morte, La Pelona, mi ha subito sorriso, danzando intorno al mio letto.”

“Prigioniera di un corpo che agognava la morte e si aggrappava alla vita.”

La vita di Frida Kahlo, già altamente corrotta dalla nascita per problemi di salute derivanti dalla spina bifida prende la definitiva strada il 17 settembre 1925 quando l’autobus su cui viaggiava viene investito da un tram. La morte quel giorno ha fissato negli occhi Frida e non l’ha più lasciata, ma il suo urlo, Viva la Vida! è stato più forte della morte stessa. Il suo corpo in quell’incidente fu trapassato, la spina dorsale spezzata in 3, la sua potenzialità di essere madre, di dare la vita, rubata per sempre. Passò mesi immobile nel letto dentro sarcofaghi di gesso e acciaio. Lì in quel letto lasciò uscire la sua pittura, quella che era stata solo potenzialità ora prendeva vita. Iniziò a dipingere sdraiata. Poteva muovere solo le mani, poteva vedere solo se stessa riflessa su uno specchio. Iniziò a dipingere se stessa. Ma era la sua faccia o la morte che si impossessava di lei? Per i medici non si sarebbe più alzata, invece lei camminò di nuovo e con 3 quadri sotto braccio andò da lui …da Diego Rivera ,il pittore e muralista più famoso del  Messico rivoluzionario. Fu l’amore della vita, amore tormentato, costellato da tradimenti e gelosie …”Diego è come la mia vita: un lento avvelenamento senza fine, tra gioie di sublime intensità e abissi di angosciosa disperazione. …Eppure amo la vita quanto amo Diego”  

Frida dipingeva tutto quello che le passava per la testa, dipingeva perché ne aveva bisogno . Si definiva la gran ocultadora, perché con l’allegria che aveva occultava la malinconia che scorreva in modo perenne nelle sue vene. Ma nella pittura non si occulta e non si inganna; sulle tele buttava fuori tutta la sua disperazione, la sua gelosia la sua rabbia il suo amore totale per Diego, la sua passione incondizionata verso la vita. Colori forti, intensi come la sua anima e come la sua terra.

E’ il simbolo dell’esuberanza artistica della cultura rivoluzionaria messicana.

Frida e Diego, Frida e il  Messico binomio indissolubile, profondo.

“Aspetto felice la partenza.

E spero di non tornare mai più “

Le citazioni  sono tratte da “ Viva la Vida!” di  Pino Cacucci




 
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