I NEMICI DELLA DEMOCRAZIA
26 gennaio, 2013   |  

Riproduciamo l’articolo “I NEMICI DELLA DEMOCRAZIA” di Nadia Urbinati, nella sua versione integrale, pubblicato su “Repubblica” il 20/11/2012.

 

 

Ammalata di un invecchiamento precoce, la democrazia sembra avere molti nemici, in Europa:

  • i mercati finanziari che condizionano i bilanci degli Stati costringendo i governi a falcidiare i servizi sociali e ad alzare le tasse, una correlazione che non è più giustificabile;
  • i “pochi” potenti che non hanno più intenzione di condividere lo stesso destino di chi è sempre meno uguale perché più bisognoso e vogliono cancellare gli obblighi della solidarietà nazionale;
  • i movimenti populisti che hanno tutto l’interesse a far esplodere le contraddizioni per lucrarne posizioni politiche;
  • i leader demagogici che cercano il consenso mediatico e si fanno rappresentanti della causa della rivolta chiamando i poliziotti a disertare e a unirsi alla guerriglia, ad ammutinarsi;
  • i movimenti violenti che generano la paurosa illazione che lo stato democratico sia il nemico principale dei cittadini democratici, non gli accumulatori di rendite (del resto invisibili e senza un nome).

Non aiutano i governi che, venuti a promettere buona amministrazione e decisioni giuste benché amare, hanno col tempo dimostrato di non aver molto altro da offrire se non tagliare risorse alle spese sociali, colpire la già umiliata scuola, falcidiare la sanità; senza nulla proporre se non tagli e austerità, in un crescendo che sembra non fermarsi mai e non è più giustificabile.

Così, in un’Italia impoverita e dalle enormi difficoltà economiche, cresce la percentuale di cittadini che non si sente più rappresentata, ed esplodono le rivolte, si accendono le piazze.

La democrazia che è nata dopo la guerra non voleva essere un corredo di politiche liberiste integrato con lo stato repressivo. Per reagire allo statalismo corporativo e fascista:

  • non ha promesso uno Stato minimo ma uno Stato sociale giusto;
  • non ha promesso una società votata all’impoverimento progressivo, ma una società capace di elevare le condizioni dei molti.
  • non ha promesso uno Stato che tassa le rendite alte meno dei redditi da lavoro, che tassa le proprietà immobiliari dei privati cittadini meno di quelle della Chiesa.
  • infine, non ha promesso che i sacrifici venissero a pesare più su chi ha meno forza.

Le violenze che feriscono le nostre città sono un grido d’allarme disperato: dobbiamo condannare la violenza, ma non possiamo dimenticare per questo l’ingiustizia nella quale la democrazia è intrappolata, in Italia come in Europa.

Quelle manifestazioni sono una denuncia della spirale di decisioni che sembrano seguire solo una direzione: punitive con i molti e deboli e indulgenti con i pochi e potenti.

È pericoloso pensare che queste prove generali di guerriglia urbana siano solo e semplicemente una questione di ordine pubblico. Sono anche una questione di ordine pubblico e sono anche un segno di scontento popolare.

Ma prima di tutto sono una prova che il governo dell’emergenza sta creando nuova emergenza; che è sulla strada sbagliata come lo è non avere una politica sociale ed economica per il futuro del paese e del continente. Come lo è non sapersi alleare con le forze progressiste europee e americane per reagire al dogma dei mercati finanziari, prendere decisioni coraggiose e quindi rivedere scelte e cambiare direzione di marcia.

Senza di esse ogni governo di emergenza è purtroppo un generatore di emergenza.

La democrazia, scriveva Tocqueville, ha la capacità di correggersi con più democrazia. È urgente dimostrare che questa non è solo una massima scritta in un libro ottocentesco.

 

Nadia Urbinati – Repubblica 20 nov 2012

http://temi.repubblica.it/micromega-online/i-nemici-della-democrazia/




 
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