Il Gazometro
21 ottobre, 2016   |  

Chi è nato al quartiere Ostiense lo conosce da sempre, sa che guardando verso S. Paolo dal ponte dell’industria o passando per via Ostiense ad un certo punto ti si piazza davanti agli occhi.

Parlo di lui, l’imponente Gazometro.

Diventato ormai da tempo parte integrante, insieme ai monumenti antichi e alle cupole delle chiese, dello skyline di Roma e reso famoso al grande pubblico anche grazie ad alcune inquadrature del film “Le fati ignoranti” di Ferzan Ozpetk ,regista molto legato al quartiere, il grande Gazometro non domina soltanto la ex zona industriale ma è diventato uno dei riferimenti topografici della città, simbolo dell’industria del gas e emblema dell’archeologia industriale a Roma.

Complice una domenica da ottobrata romana ma soprattutto l’iniziativa del FAI (Fondo Ambiente Italiano), il FAImarathon, ho potuto fare conoscenza con questo gigante d’acciaio che popola da sempre il mio panorama cittadino.

A Roma l’illuminazione pubblica a gas fu introdotta durante il papato di Pio IX nel 1854 con una solenne cerimonia a Palazzo Doria. La prima officina sorgeva in via dei Cerchi, in prossimità del Circo Massimo.

Questo sistema d’illuminazione, ottenuto bruciando il gas prodotto dalla distillazione del carbon fossile, opportunamente depurato, è il risultato di ricerche e tecnologie messe in moto, quasi contemporaneamente in più paesi alla fine del Settecento. Le grandi città europee adottarono questo sistema di illuminazione, in sostituzione di quello a olio già ai primi dell’Ottocento: le vie di Londra furono illuminate nel 1814-1818, quelle di Parigi nel 1829, quelle di Vienna nel 1833.

Tra la fine dell’Ottocento e i primi del ’900 – anche in seguito all`introduzione dell’energia elettrica – il gas venne impiegato per usi domestici.

L’officina di San Paolo entrò in funzione nel luglio del 1910 quando gli impianti di Via dei Cerchi risultavano ormai inadeguati alle nuove esigenze di Roma Capitale e l’aumento dei consumi aveva reso necessaria la costruzione di una nuova grande officina.

L’ubicazione dell’officina, all’interno di un’ansa del Tevere, chiusa sul lato nord da via del Commercio e ad est da via Ostiense su cui affaccia l’accesso principale, risultava ottimale per l’approvvigionamento delle materie prime: il trasporto del carbone che giungeva dall’Inghilterra nel porto di Civitavecchia veniva effettuato o attraverso il breve raccordo alla linea ferroviaria Roma – Pisa o attraverso il fiume.

I tre gasometri di minori dimensioni, entrati in funzione intorno al 1910, sono stati costruiti da Samuel Cuttler & sons Londra, il grande gasometro invece fu invece costruito nel 1936 dalla ditta Klonne Dortmund e Ansaldo di Genova. Sembra che fu costruito così imponente per volere di Mussolini per non sfigurare davanti all’imponente gazometro di Berlino, bombardato poi dagli alleati.

Il tipo di gazometro utilizzato a Roma è denominato a “telescopio”, in quanto il cilindro interno, attraverso le guide laterali, si innalza, indicando la capacità del gas contenuto.

All’inizio del 1960, in previsione dell’ imminente arrivo del gas naturale a Roma, vengono costruiti impianti moderni e di elevata potenzialità per il reforming catalitico del metano.

Nel 1970, il metano entra nelle prime case del quartiere Spinaceto e il 1981 segna l’avvio dei lavori per la completa metanizzazione di Roma.

I fabbricati della ex officina del gas, sono stati dismessi gradualmente, a partire dagli anni Sessanta e gli impianti smantellati.

Per saperne di più su reforming metano è possibile consultare la pagina Treccani.
E’ possibile poi avere più informazioni sul FAI, direttamente dal Sito.




 
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