Il Punto al 15 Marzo
15 marzo, 2013   |  

Oggi si riunisce per la prima volta il Parlamento. Con un annunciato nulla di fatto per le nomine.

La situazione politica è estremamente critica e indecifrabile. Farne il punto è un’impresa disperata.

Quello che si scrive rischia di essere superato prima ancora che si sia asciugato l’inchiostro (virtuale)  con il quale viene steso.

Bersani sta insistendo disperatamente nel suo tentativo di “agganciare” i grillini e responsabilizzarli.

Ha contro – ad onta dell’ostentata unanimità – gran parte del partito.

Renzi  smania ogni giorno di più per tornare in campo e sostituirlo, anche se oramai la realtà lo ha abbondantemente scavalcato.  E’ troppo tardi e troppo presto insieme, per nutrire speranze di successo.

D’Alema, sempre lui, ancora una volta sta tramando e mira – contro la stragrande maggioranza dei nostri elettori – a ricucire con il PDL e mettersi nelle mani di Berlusconi.  Ma quando mai rispetterà i suoi frequenti, quanto puntualmente smentiti,  passi indietro e cesserà di atteggiarsi civettuolamente a colui che non ha cariche né ruoli nel partito, mentre fa del tutto per dettarne i giochi.

Lo stesso Napolitano, sin qui baluardo contro lo sfascio, ci ha sconvolto (il termine non è eccessivo) con il suo atteggiamento nei confronti  dell’eversivo comportamento della dirigenza e dei parlamentari del PDL verso i giudici.  Quel che ognuno può ricavare – sicuramente, si spera, ben oltre le sue intenzioni – è che ha messo sullo stesso piano i giudici ed un leader di partito che non avrebbe mai dovuto essere eletto, che ha pesanti condanne e molte altre ne ha evitate con suoi provvedimenti legislativi ed è tuttora sotto processo  con imputazioni che nulla hanno a che fare con la politica o la libertà di opinione.

I grillini, dal canto loro, sono voluti andare in Parlamento – dove sono arrivati in numero ben superiore alle loro stesse aspettative – e continuano a giocare come fossero ancora un semplice movimento di protesta, esterno alle forze politiche istituzionalizzate e non parte ormai integrante delle stesse.

Grillo, loro dominus, non smette di usare il linguaggio sprezzante e mostrare il  totale rifiuto di ogni responsabilità, puntando ad un obiettivo di totale sfascio, dal quale si ripromette di uscire, con imminenti elezioni, conquistando la maggioranza. (Per fare che?).

Maggioranza che invece finirebbe verosimilmente per baciare le capacità di manipolazione della realtà e l’assenza di ogni scrupolo e senso dello stato,  proprie di Berlusconi. Un vero e proprio incubo!

Eppure, qualcosa va fatto.  L’ottimismo della volontà, a scapito del cupo pessimismo della ragione, spinge il buon Bersani a proseguire il suo tentativo di condurli a ragione.  Tutti, come detto, gli danno contro.

E qui si apre l’eterno problema di un partito che non riesce mai a trovare una sintesi unitaria, che mostra unanimità di facciata quando il vento sembri favorevole e nel frattempo si prepara a tagliare le gambe al leader sin lì indiscusso.

Bersani sta sbagliando?  Possibile, ma se di ciò è responsabile non lo è certamente da solo.  Quando, imponendosi alla nomenclatura, ha imposto le primarie per sé e poi per le candidature al Parlamento, ha ottenuto un grosso successo e seguito, di cui tutti si sono fatti padri.

Quanto tutti, ripetiamo tutti,  sull’onda dei favorevoli pronostici, si sono seduti dedicandosi al gioco delle future poltrone e si è verificato l’inaspettato flop, il padre dell’insuccesso è rimasto lui. Solo ed unico.

E’ ormai del tutto evidente – quale che siano gli sviluppi della situazione, anche in caso di insperato miracolo – che il gruppo dirigente va completamente rinnovato.

L’esplosione movimentista, i cui segnali positivi -  al netto  delle improvvisazioni e dei comportamenti indigeribili -  non siamo stati minimamente in grado di cogliere e fare nostri, è la prova del fallimento di una classe politica che non sa leggere né tanto meno comunicare.  Neanche ciò che di buono elabora.




 
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