INCONTRO CON ENRICO GASBARRA. UN NUOVO UMANESIMO SOCIALE PER L’EUROPA
22 maggio, 2014   |  

A cura di Giorgio Gabrielli e Gerry Mottola

Enrico Gasbarra ha accolto il nostro invito, e per questo gli siamo molto grati.
D’altra parte, abbiamo già avuto modo di conoscere ed apprezzare la persona di Enrico. Il direttore, in particolare, ha avuto modo di lavorare al suo fianco in occasione delle Elezioni Provinciali di Roma del 2003, e da allora conserva un ricordo legato alla sua serietà, competenza e sensibilità. Un grande in bocca al lupo da parte di tutta la redazione di Condivisione Democratica per questa sua nuova ed importante avventura.

Enrico è nato a Roma, quasi cinquantadue anni fa.
Si iscrive giovanissimo alla Democrazia Cristiana, nel 1978.
Nel 1985 viene eletto consigliere della I Circoscrizione del Comune di Roma (attuale Municipio I), ricoprendo l’incarico di presidente della Commissione Traffico-Urbanistica.
Nel 1989 viene rieletto consigliere della I Circoscrizione di Roma con il maggior numero di voti in assoluto. In virtù di ciò viene eletto Presidente della Circoscrizione.
Nel 1993 diventa consigliere comunale di Roma e viene eletto Presidente del Consiglio Comunale. L’anno seguente aderisce al Partito Popolare Italiano. In seguito ricoprirà vari incarichi nella Giunta di Francesco Rutelli come Vicesindaco della Capitale.
Alle elezioni regionali del 2000 viene eletto consigliere regionale del Lazio per il Partito Popolare nominato vicepresidente della Commissione regionale per la Famiglia.
Nel giugno del 2001 è vicesindaco di Roma nella giunta di Walter Veltroni. Nello stesso anno aderisce a La Margherita.
Nel 2003 viene eletto Presidente della Provincia di Roma, guidando di una coalizione di centro-sinistra.
Nel 2007 aderisce al Partito Democratico.
Nel 2008 è eletto alla Camera dei deputati per il Partito Democratico nel Collegio Lazio 1.
Nel 2012 è stato eletto segretario regionale del Partito Democratico del Lazio.
Alle Elezioni politiche italiane del 2013 è eletto alla Camera dei Deputati.
Nel 2014 si candida alle Elezioni europee con il PD nella circoscrizione del Centro (Lazio, Umbria, Marche e Toscana).

 

Domanda: La nostra testata si pone l’obiettivo di condividere idee, suggestioni e ragionamenti, coinvolgendo militanti e cittadini nella ricerca di un giusto percorso. La sfiducia alimentata dall’antipolitica costituisce, oggi, il vero pericolo e una minaccia di fronte alla quale agire sul serio, con l’unico vero antidoto: ridare credibilità alle istituzioni e alla politica. Partendo da se stessi e dal proprio partito. Senti di condividere?

Risposta: L’antipolitica può essere fermata non dalla rabbia, che pur comprendo, ma dalla buona politica che si costruisce con gli esempi che sono di natura personale, ma nel contempo anche politici e quindi collettivi, soprattutto per coloro che desiderano rappresentare i cittadini e hanno l’onore di guidare un’istituzione, un ente locale. Possiamo ridare credibilità alla politica soltanto se non cediamo alla tentazione di distruggere tutto, di seguire i capipolo che vogliono portarci ancora più giù: in questo caso a pagarne il prezzo maggiore sarebbero comunque i cittadini più deboli. La sfida del 25 maggio, la scelta di una nuova Europa è tutta qui: da una parte la proposta di chi propone un nuovo futuro fatto di riforme per portare il Paese fuori dalla crisi e dal pantano, dall’altra la furia distruttiva di chi grida e non ha proposte.

 

D: Nei tuoi incontri, nell’ispirazione concettuale del tuo programma, parli della necessità di un nuovo “umanesimo sociale”. Cosa intendi esattamente?

R: Si, è un tema che sento molto e che ritengo meriti una ampia discussione, anche nella politica. “Eliminare le barriere delle disuguaglianze” è l’ammonimento di papa Francesco e rappresenta l’ammonimento più alto per chi ha responsabilità di governo, per chi ha l’onore di rappresentare i cittadini nelle istituzioni, ad ogni livello. Ma è nel contempo una mission che riguarda tutti, soprattutto ora che con la crisi sono aumentati disagi, solitudine, ed esplosi problemi sociali ai quali vanno date risposte e soluzioni immediate. In questi ultimi anni abbiamo assistito a politiche caratterizzate in Europa e purtroppo anche in Italia dalle destre e dall’idea che il più forte potesse trainare con sé il più debole. La cultura conservatrice ha creato al contrario più differenze, forbici più grandi tra chi ha molto e chi non ha. Ha piegato il ceto medio, colpito dalla pressione fiscale e dalla paura per il futuro: la nascita di un figlio da evento di felicità si trasforma in un problema per la precarietà, per la tenuta economica della famiglia che ha perso sicurezze e si sente lasciata sola. Ecco, oggi più che mai dobbiamo rimettere al centro la persona, che è un valore che va al di là del Pil. I diritti, così come la felicità devono essere al centro di una nuova ricostruzione morale e civile, ma anche politica dell’Italia e di una nuova Europa. Per questo chi grida alla distruzione, chi incendia le piazze non vuole bene al Paese. Il 25 sarà decisivo per scrivere un nuovo futuro: la proposta del Pd è l’unica oggi in campo, con Renzi, per dare una speranza seria all’Italia.

 

D: Consentici un sorso di campanilismo… Attraverso il tuo impegno in Europa quali prospettive e vantaggi potrebbero presentarsi per Roma?

R: Se eletto sarò a servizio della capitale, accanto ai suoi bisogni, agli amministratori, cercando in ogni modo di far tornare risorse europee e progetti che oggi sono vitali per far uscire Roma dalla crisi: infrastrutture, rete sociale, innovazione , ambiente ma anche le imprese devono trovare nell’Europa un’alleata. Abbiamo visto che si è riusciti a fare il salva-banche nel pieno della crisi. Ora è indispensabile il salva-famiglie e il salva imprese. Se non creiamo lavoro, non ripartiamo. I numeri di Roma, con le macerie lasciate da Alemanno che infatti fugge ed è costretto a candidarsi alle europee al Sud, sono grigi: disoccupazione al 12%, circa 30 mila aziende chiuse, 40% di giovani senza lavoro e una chiusura del credito da parte delle banche senza precedenti. E’ evidente che serve subito un grande Piano anti-crisi che metta insieme le energie migliori della Capitale, dal volontariato, a chi crea lavoro, e quindi amministratori e parlamentari con le forze sociali per portare fuori dal tunnel Roma. E’ evidente quindi che le risorse europee sono centrali per la città e per la ripresa.

 

D: Proviamo ad immaginare il futuro… Tra 5 anni, alla fine del tuo mandato, quale Europa troveremo?

Innanzitutto vediamo il risultato di domenica 25, nella speranza che sia positivo. Il mio augurio, al di là delle elezioni europee, è che finalmente si arrivi alla costituzione degli Stati Uniti d’Europa, con l’elezione diretta del presidente. Un grande obiettivo, una riforma che darebbe finalmente un nuovo verso all’Europa, più coesa, più unita e vicina ai cittadini che sentirebbe in maniera diversa un’entità che oggi è percepita in buona parte come un insieme di regole, di paletti, di vincoli e di burocrazie. In secondo luogo che la delegazione italiana sia stata capace di riportare tutti i fondi comunitari messi a disposizione per il nostro Paese e che troppo spesso non abbiamo sfruttato. Non possiamo permetterci di lasciare miliardi di euro non utilizzati in Europa col rischio di perderli. Massimo impegno quindi per i territori, per una nuova programmazione europea delle risorse, veramente utile allo sviluppo delle nostre aree. Anche per questo io, se sarò eletto, aprirò degli sportelli Europa con un assistente parlamentare fisso scelto e condiviso con amministratori, sindaci, forze sociali, del volontariato, associazioni di categoria e università: per legare in maniera forte il territorio con l’Europa, per essere incisivi e utili.




 
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