INCONTRO CON GUIDO TOGNETTI
28 dicembre, 2014   |  

Guido Tognetti, Direttore artistico, scrittore, autore televisivo, conduttore radiofonico ed esperto di musica, cinema e fotografia, nasce a Novara cinquantaquattro anni fa.

Da venti anni collabora con Claudio Baglioni nel ruolo di Art Director. Partecipa come consulente artistico/autore e personaggio televisivo al programma “Anima mia” e, come autore e personaggio televisivo, al programma “L’ultimo valzer”. Lavora con Roberto Vecchioni alla realizzazione dell’album “Sogna ragazzo sogna”. È autore delle dieci rassegne artistico/musicali di Lampedusa “O’scià”, che vede la partecipazione di oltre 350 artisti di fama nazionale e internazionale. Realizza e conduce i programmi radiofonici “Retropalco” e “ Dieci “ in onda su RTR 99.0, con Fabio Martini.

Da sempre è impegnato a promuovere l’incontro tra arte, cultura e sociale. Sensibile talent scout, ha offerto a molti giovani l’opportunità di un palcoscenico, la possibilità di esprimere la propria personalità artistica e la promozione dello sviluppo professionale.

Ha recentemente pubblicato per Memori/Cassetti  Editore il romanzo “TAG – ISABEL, CHI SEI?”, un thriller ambientato a Lucca, che vanta la prefazione di Claudio Baglioni.

Con Guido siamo amici da molti anni. Ci sarà perdonato, quindi, lo stile confidenziale.

 

1)      Guido, ai nostri ospiti rivolgiamo sempre l’invito ad esprimere un pensiero… Se potessi descrivere il nostro Paese in poche righe, inizieresti dicendo che…

Direi che è un viaggio in cerca di speranza in un deserto colmo di miraggi, ma con pochi sogni. Costruire un progetto è appartenere a una storia vera, un senso di cultura, e soprattutto di valori, che in questo periodo storico vedo appannati se non addirittura dispersi. Per il percorso, occorre smettere di promettere il futuro, ma lavorare sull’oggi, in ogni direzione e in ogni senso. Ovviamente nel senso più giusto del termine.

2)      Avverti speranze di rinascita?

Rinascere significa essere già morti. Io non credo che siamo a questo punto. Diciamo “feriti gravemente” ma con forti possibilità di guarigione, con una buona equipe di medici. La positività non va mai persa, ma va concretizzata da azioni vere, forti, importanti e utili alla gente. Si parla sempre di presidenti, senatori, assessori e così via. Vorrei che il termine da oggi fosse – il popolo, la gente, le persone -

3)      La tua sensibilità cosa vorrebbe suggerire alla Politica?

Smettere di far politica. Non è utile. Non servono parole, ne controversie. Quelle si osservano negli stadi durante le partite. Qui occorre il “fare” e non il “faremo”. Come diceva mia nonna, “tiriamoci su le maniche e diamoci da fare”. Questo occorre, un’azione e una buona azione. Sempre.

4)      La musica, che occupa un grandissimo spazio nella tua vita, è pressoché scomparsa come materia nelle scuole e poco valorizzata nelle sue dinamiche professionali. Quali strumenti secondo te dovrebbero essere attuati dalle Istituzioni per ovviare a questa incresciosa noncuranza?

La musica non è scomparsa, è scomparsa la cultura della musica. Far scivolare nel limbo una storia che parte dal primo 900 fino ai giorni nostri è un delitto. L’arte della musica è un arte della vita. Non se ne può e non se ne deve fare a meno. Non ci sono innocenti, siamo tutti colpevoli di non sapere insegnare e tramandare qualcosa di così grande che ha elevato il nostro secolo con note e parole e grandissimi artisti. La musica è movimento, bisogna continuare a muoverla, a promuoverla, a seminare il seme dell’arte per far ricrescere foreste di partiture.

5)      Parliamo del tuo romanzo  “TAG – ISABEL, CHI SEI?”, tua prima opera letteraria. Come lo hai concepito? Come ha raggiunto la tua creatività?

Scrivere è stato forse il primo mio modo di comunicare. Fin da piccolo amavo cimentarmi in piccoli copioni che davo agli amichetti per interpretare parti fantastiche nei nostri giochi da fantasia. La scrittura è ciò che mi circonda da sempre. Il romanzo è forse quasi uscito da sé, in una notte insonne, dove l’idea di un uomo come tanti, che riceve la sera di San Valentino (è il responsabile dell’obitorio di una piccola città Toscana)  il cadavere di una donna misteriosa di cui si conosce solo il nome, è stato il primo tassello. Far diventare poi il protagonista un indagatore personale tramite facebook, è stata la conseguenza dei giorni nostri. I social sono il nuovo mezzo per conoscere e per cercare, anche se, a volte (come accade nel romanzo) portano colpi di scena in grado di cambiare il corso della vita. Un thriller nato per caso, quasi dettato dalla fantasia frenetica di una storia che mi prendeva sempre di più, mano a mano che la andavo a raccontare. E la cosa sorprendete è che io stesso venivo sorpreso dalle vicende del protagonista e degli altri personaggi, buoni o cattivi del romanzo

6)      Potresti misurare il contatto con la realtà che c’è nel tuo romanzo? I tuoi personaggi sono il frutto di una fantasia artistica o di una attenta osservazione dei tratti umani?

Credo che all’interno di un racconto, ci sia sempre molto di fantastico, mitigato o trattato con le nostre esperienze e quotidianità della vita. Dicono che in ogni libro c’è sempre qualcosa di noi. Io credo di averci messo tanto, in ognuno dei personaggi, dove trovo sempre qualcosa di me, anche se appena rarefatto o silente. I tratti umani sono il nostro modo di essere e di vivere e di considerare il tempo del cammino, a volte buono a volte meno. Osservo spesso cosa accade intorno a me e dentro me stesso. Forse proprio da qui è partita la storia di Isabel.

7)      Forse, la nostra avventura umana è un thriller?

La nostra è sicuramente una – magnifica – avventura, dove  possiamo trovarci ogni tipologia di stile. Non siamo supereroi, quelli fanno parte del nostro sogno bambino. Ma siamo sicuramente – eroi – tutti quanti, nel condurre una partita che sappiamo da sempre che non avrà una rivincita.

 




 
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