INCONTRO CON SILVIA COSTA. LA CULTURA AL CENTRO DELL’EUROPA
21 maggio, 2014   |  

SILVIA COSTA: LA CULTURA AL CENTRO DELL’EUROPASilvia Costa ha accolto il nostro invito, e le siamo molto grati.

Silvia è nata a Firenze il 12 giugno del 1949 e si è laureata in Lettere moderne all’Università di Roma. Giornalista professionista, ha collaborato a riviste, quotidiani e alla realizzazione di alcuni programmi televisivi della Rai. Dal 1978 al 1985 è stata redattore del quotidiano “Il Popolo”. Dal 1976 al 1985 è Consigliere Comunale di Roma per due mandati, e ha fatto parte delle Commissioni Scuola e Cultura. Deputata alla Camera per tre Legislature (1983-1994), è stata membro effettivo della Commissione Interni e quindi della Commissione Cultura, Scienza ed Istruzione. Nella XI legislatura è stata componente della Commissione Parlamentare di Vigilanza sulla Rai. Sottosegretario di Stato al Ministero dell’Università, Ricerca Scientifica e Tecnologica (1993/94), nel Governo Ciampi, è stata Presidente della Commissione Pari opportunità tra uomo e donna presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri fino al settembre 2000. Nel novembre 2000 è stata nominata membro della Commissione centrale di Beneficenza della Fondazione Cariplo. È stata consigliere del CNEL nella VI e VII Consiliatura. Nel 2003 è stata insignita del titolo di Grande Ufficiale della Repubblica dal Presidente Ciampi. Dal 2005 al luglio 2009 è stata assessore all’Istruzione, al Diritto allo Studio e alla Formazione della Regione Lazio. Nel giugno 2009 è stata eletta al Parlamento Europeo. E’ stata eletta vicepresidente della Delegazione per le relazioni con l’Iraq del Parlamento europeo ed è componente delle Commissione Cultura e Istruzione e componente supplente della Commissione Diritti della Donna e Uguaglianza di Genere e della Commissione per le Libertà Civili, la Giustizia e gli Affari Interni. Nel 2014 si ricandida con il PD nella circoscrizione del Centro (Lazio, Marche, Toscana, Umbria).

 

Domanda: Nel tuo programma emerge con chiarezza un’attenzione particolare al riconoscimento della cultura come asse portante della nuova Europa…

Risposta: Sono stata relatrice di questo importante programma per il Parlamento Europeo che stabilisce misure e stanziamenti per la cultura, la creatività e l’audiovisivo per i prossimi sette anni. Il programma riunisce, pur mantenendo la distinzione tra i marchi, i “vecchi” MEDIA e Cultura e prevede risorse per 1,46 miliardi, il 10% in più rispetto al settennio precedente.

Le principali novità del programma, per titoli, riguardano il riconoscimento del valore duale della cultura (intrinseco ed economico), l’inclusione del patrimonio tangibile e intangibile, la complementarietà con le altre politiche dell’Ue, la più dettagliata articolazione di uno strumento finanziario di garanzia europea sui prestiti, l’accompagnamento dei settori culturali e creativi nell’era digitale, la valorizzazione del ruolo di artisti, professionisti e creativi, la valorizzazione della dimensione imprenditoriale, l’allargamento del pubblico e lo sviluppo di nuovi pubblici, l’educazione culturale, media e digitale.

Ci siamo dati anche un obiettivo più strategico e orizzontale:  quello di non confinare cultura, creatività e audiovisivo in un comparto, ma di batterci perché esse “irradiassero” tutta la nuova programmazione 2020, varata dal Parlamento Europeo con 960 mld per sviluppo, crescita e occupazione. Contro il silenzio assordante della proposta della Commissione sulla cultura, siamo riusciti in un’impresa che sembrava persa in partenza.

Abbiamo lavorato perché il sostegno alla cultura, al patrimonio culturale, al cinema al multimediale e al turismo culturale fossero individuati come risorsa trasversale di crescita umana e inclusione sociale, di sviluppo anche territoriale di ricerca e di buona occupazione e innovazione. Oggi, visione e risorse per la cultura e la creatività e l’audiovisivo  ci sono nei fondi strutturali, in Horizon 2020 (RICERCA 70 miliardi), in COSME (PMI, 2,3 miliardi), Sviluppo rurale (95 miliardi), Erasmus+ (15 miliardi), Garanzia Giovani (6 miliardi).

Adesso, fare la differenza in Europa significa impegnarsi per realizzare lo Spazio europeo della Cultura, dell’Istruzione e della Ricerca, come condizione prioritaria per un nuovo modello di sviluppo e di nuova occupazione. Significa favorire un’Europa che sia generatrice di creatività e talento, che valorizzi e promuova il patrimonio culturale, materiale e immateriale, investire nella coesione e nella competitività dei sistemi territoriali anche attraverso il rilancio degli itinerari culturali europei, il turismo culturale, le smart cities, lo sviluppo rurale, il sostegno alle imprese e una crescita ambientale e sociale sostenibile.

 

D: Quale idea hai del nuovo Partito Democratico? Riuscirà a riaccendere l’entusiasmo di cittadini e militanti? Porrà le basi per una nuova fiducia sociale?

R: La scelta di Matteo Renzi come segretario ha indicato nel PD l’esigenza di mettere in atto una forte apertura e un collegamento più vitale con la società, le sue attese e la sua capacità di proposta.

C’è da tempo bisogno di un’iniziativa politica in Italia e in Europa che finalmente parli di sviluppo, crescita e occupazione oltre gli egoismi nazionalistici e un approccio troppo rigorista. Tutto questo si potrà fare se si avrà la volontà, che Renzi ha mostrato di avere, di superare correntismi esasperati e coinvolgere le migliori energie presenti nel partito in questo processo. Ora c’è bisogno di reagire con forza e compattezza al dilagare dei populismi e dei nazionalismi, di rispondere con i contenuti a chi alza i toni della dialettica poltica senza dire realmente cosa farà. Faccio un esempio: a quale gruppo parlamentare si iscriverà Grillo, una volta in Europa? E la Lega, che farnetica sull’uscita dall’UE e dall’euro senza spiegare ai cittadini le disastrose conseguenze dell’immediata svalutazione della moneta cui il nostro Paese andrebbe incontro (fuga di capitali e moltiplicazione del debito, solo per citarne un paio) , poi chiede più Europa quando si tratta di politiche migratorie?

All’interno del PD c’è ancora una pluralità di identità e di percorsi che rappresentano la sua ricchezza, e non un elemento di divisione.

Voglio ricordare che in Europa come al livello nazionale anche in Europa si disegnano maggioranze che determinano le politiche che vengono adottate. Nella scorsa legislatura abbiamo influenzato le scelte politiche della Commissione Europea votato contro l’irrigidimento del patto di stabilità; a favore della tassa sulle transazioni finanziarie e gli eurobond per gli investimenti e la crescita; avanzando la proposta  6 miliardi per la Garanzia Giovani, che in Italia riguarderà quasi 1 milione di ragazzi tra i 15 e i 29; ottenendo il raddoppio del Fondo  per gli indigenti   a 3,5 mld; chiedendo la revisione della convenzione Dublino 3  a favore di una accoglienza davvero europea degli immigrati; approvando il varo di 960 mld per il programma 2014-2020, per lo sviluppo, l’occupazione e l’innovazione contrastando la proposta di tagli del Consiglio dei Ministri.

Dobbiamo sapere che con una presenza più forte del PD e con l’affermazione del gruppo S&D possiamo imprimere una svolta e riprendere la via della crescita e degli investimenti, opposta alla logica fallimentare del solo rigore imposta dai governi di centrodestra.

 

Come immagina Silvia Costa l’Europa alla fine del suo mandato?

Il mio impegno sarà di fare la differenza, proseguendo il lavoro nei temi per i quali da sempre mi sono battuta. Lavorerò per continuare a fare la differenza,  per favorire un’Europa che sia generatrice di creatività e talento, che valorizzi e promuova il patrimonio culturale, materiale e immateriale, investire nella coesione e nella competitività dei sistemi territoriali anche attraverso il rilancio degli itinerari culturali europei, il turismo culturale, le smart cities, lo sviluppo rurale, il sostegno alle imprese e una crescita ambientale e sociale sostenibile. Per costruire l’Europa dei diritti e delle opportunità, contro ogni discriminazione, a cominciare dalle giovani generazioni e dalle donne, e valorizzare il ruolo delle famiglie, delle comunità e tutelare i diritti dei minori.

Per mettere al centro delle politiche europee la drammatica questione della disoccupazione giovanile incentivando e verificando l’utilizzo dei Fondi strutturali, della Garanzia Giovani, dei programma Horizon 2020, ERASMUS e COSME, ma anche con un forte impulso all’adozione della Carta professionale europea, all’investimento nelle Alleanze per la conoscenza tra istruzione e imprese per le alte competenze tecnico specialistiche e al riconoscimento dei titoli e dei crediti formativi.

Per un governo politico europeo, per dotare la UE di risorse proprie (tassa sulle transazioni finanziarie, eurobond), per completare il mercato unico, anche digitale, realizzare una Difesa e un Politica estera comune.

Per promuovere la coesione, la sussidiarietà e la solidarietà anche difendendo il modello sociale europeo, lo sviluppo sostenibile e il riequilibrio territoriale, la promozione delle PMI e dell’economia sociale, la lotta all’inquinamento e al riscaldamento globale.

Per  investire in una nuova politica di partenariato euromediterraneo, fondato su accordi bilaterali con la UE, che sostenga lo sviluppo in quei Paesi, ne rafforzi i processi democratici e prevenga il traffico di esseri umani, ma anche che riapra vie legali di immigrazione e di circolazione in Europa dei cittadini di Paesi Terzi.

Perché credo che solo in Europa e con l’Europa l’Italia potrà giocare il suo ruolo nel mondo.

 

Ringraziamo Silvia Costa per la puntualità e la chiarezza delle sue risposte, nonchè per la sensibilità umana e politica dimostrata. Un sincero in bocca al lupo per la sua rielezione dal direttore e da tutta la redazione di Condivisione Democratica.

 




 
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