intervista a donatella ferranti, capolista per la Camera nel Collegio Lazio 2
1 febbraio, 2013   |  

Donatella Ferranti – Nata a Tarquinia (VT) il 3 giugno 1957. Laureata in Giurisprudenza. È magistrato dal 13 maggio 1981. Giudice del lavoro a Cagliari fino al 1984, è stata in seguito sostituto procuratore presso il Tribunale di Viterbo. Dal 1999 Magistrato addetto presso la Segreteria del Consiglio Superiore della Magistratura, ne è diventata Vice Segretario Generale nel gennaio 2004 e poi Segretario Generale nel novembre dello stesso anno. In tale ruolo ha collaborato con i Vice Presidenti Virginio Rognoni e Nicola Mancino, occupandosi della organizzazione dell’attività consiliare e del personale amministrativo consiliare. Capogruppo del Pd nella commissione Giustizia della Camera nella XVI legislatura e componente della Giunta per le autorizzazioni a procedere di Montecitorio.

E’ Capolista per la Camera nel Collegio Lazio 2 (le provincie del Lazio, Roma esclusa).

Ha sottoscritto, come numerosissimi candidati PD, i 5 punti di impegno e trasparenza contro la corruzione della campagna promossa dall’associazione Libera e dal gruppo Abele.

Le domande sono a cura della redazione. Coordinamento di Augusto Garzia.

On.le Ferranti,

prima di tutto la ringraziamo per la Sua disponibilità.

Le elezioni del 24-25 febbraio sono fondamentali per il nostro Paese: un anno fa ci è stato detto che eravamo sull’orlo del baratro e non sembra  che l’emergenza sia finita. Tuttavia, i temi della campagna elettorale, invece di dirci come aggredire il debito pubblico, ridurre i costi della politica e della pubblica amministrazione, riformare la macchina dello Stato e delle istituzioni, combattere lobby e privilegi, vere zavorre dell’economia italiana, vertono adesso tutti su come ridurre le tasse o contestare una pur pasticciata  riforma del sistema pensionistico. Sono  tutti temi fortemente sentiti dall’elettorato. Lei cosa ne pensa ?”

Come ha giustamente ricordato Bersani ad ascoltare le promesse di Monti e Berlusconi le tasse sarebbero già calate di oltre 30 miliardi. La verità è che ad eccezione del Pd nessuno ha il coraggio di dire agli italiani come stanno realmente le cose. Penso però che la gente non ne possa più di sentirsi fare promesse su promesse e non vederle mai realizzate. Ne va della credibilità della politica.  In questo il Pd è molto concreto. Per noi il lavoro è il cuore dell’azione del governo che ci candidiamo a guidare. Avere al centro il lavoro vuol dire mettere in campo una nuova politica economica, che non sia solo di rigore, ma che guardi a quelle criticità sociali che la politica sembra ignorare. La fotografia che ci consegnano tutti gli istituti di ricerca e quello che vediamo nei territori è molto preoccupante. Alla perdita del potere d’acquisto, con aumenti delle pensioni e degli stipendi nettamente inferiori all’inflazione, all’incremento della disoccupazione, alla dilagante precarietà nel mercato del lavoro, adesso si somma anche la crisi del sistema di welfare familiare. In questi ultimi anni gli italiani hanno resistito perché le generazioni precedenti erano ancora in grado di dare una mano a quelle nuove. Non è più così. L’erosione dei risparmi denunciata solo pochi giorni fa dall’Istat ci indica chiaramente che a breve la situazione diverrà esplosiva. In questo contesto non si possono  fare promesse da marinai e deve essere chiaro da che parte si sta. L’alleanza Pd-Sel guidata da Bersani metterà in campo politiche di sviluppo per dare una sterzata al paese nel senso dell’equità sociale.

Fra le molte riforme da fare   ce n’è una in particolare in cui lei, per la sua esperienza e ruolo, può avere un’importante voce in capitolo: quella  della giustizia.  A prescindere dall’eliminazione di norme scandalose o dal ripristino di altre soppresse, quali sono i molteplici fattori sui quali intervenire  per rendere il processo, sia civile (il più ingolfato) che penale snello e in grado di giungere a sentenza definitiva in tempi “europei”?

Lasciamo da parte le critiche ai disastri messi in campo dai governi di destra in questi ultimi venti anni. E’ bene ricordare però che la giustizia è una macchina delicata. Dal  suo buon funzionamento dipendono l’effettività dei diritti ,l’eguaglianza dei cittadini , la certezza del quadro regolamentare e quindi anche la capacità del nostro paese di poter attrarre investimenti dall’estero. Noi siamo convinti che si vuole davvero modernizzare la giustizia e attuare anche in Italia  un processo dalla ragionevole durata  bisogna  affrontare il problema in maniera sistematica prima dal punto di vista  ordinamentale e organizzativo ,poi dal punto di vista normativo. I campi di intervento sono molteplici  ne elenco solo alcuni tanto per capire la complessità dell’intervento che si dovrà mettere in campo nella prossima legislatura. In primo luogo è necessaria la  riorganizzazione degli uffici giudiziari anche mediante  la  ridefinizione dei distretti ,per arrivare  a una diversa  e più razionale allocazione delle risorse . Per non parlare del passaggio effettivo  e uniforme sul territorio nazionale  al processo telematico e l’applicazione dell’informatica  a tutti gli atti del processo; della  semplificazione dei riti; della deflazione della domanda di giustizia civile; del necessario piano di investimento in strutture e personale. Insomma un’azione coraggiosa e ad ampio raggio che il Pd ha messo nero su bianco in un pacchetto di proposte presentate in questa legislatura e che realizzeremo nella prossima.

Altro duplice tema, che sta diventando un’emergenza nazionale ed ha avuto evidenze drammatiche nella nostra Regione, è la corruzione  che si lega a quello della crescente pervasività della malavita organizzata.   Cosa propone  al riguardo nella sua campagna elettorale?

La cultura dell’illegalità rappresenta uno dei più rilevanti ostacoli allo sviluppo sociale del paese. Solo per la corruzione ciascun cittadino italiano paga una tassa occulta di oltre 1500 euro ogni anno. Come è stato più volte evidenziato – tra gli altri, dalla Banca Mondiale – i migliori tassi di crescita e attrazione di investimenti  si riscontrano nelle nazioni ritenute  più credibili dalle comunità degli uomini d’affari. Quando si parla di illegalità non si deve fare solo riferimento alla violazione di norme penali da parte delle organizzazioni criminali, ma anche alle altre forme più subdole ed insidiose quali  lo scambio occulto legato alla corruzione e alla concussione, che non è più un fenomeno episodico ed isolato ma assurge a sistema diffuso, che sempre più si è andato evidenziando anche  nel settore privato tra le società per azioni, ad esempio, e le società di certificazioni, tra società e banche. Nella nostra regione i dati sono molto preoccupanti. Le cause  sono purtroppo  note e risiedono nelle dimensioni eccessivamente ampie del settore pubblico, in particolare della spesa pubblica; nell’eccessiva ampiezza degli spazi di discrezionalità amministrativa, senza controlli di risultato; nell’eccessivo numero dei passaggi amministrativi e dei soggetti coinvolti, nel l’opacità e nella lunghezza delle procedure amministrative; nell’eccessiva chiusura del sistema bancario. L’illegalità si nutre anche della inefficacia delle norme  che riguardano la materia ambientale, fiscale, urbanistica, lavoristica, previdenziale. A tutto questo si somma l’inefficienza della giustizia che genera vere e proprie sacche d’impunità. Come vede quando si parla di giustizia è difficile ragionare per compartimenti stagni. E’ tutto collegato:  l’ illegalità diffusa, se non combattuta adeguatamente, comporta costi enormi, diretti ed indiretti, e destabilizza le regole del mercato e dello Stato di diritto.

Mi rendo conto che le sto ponendo domande pesanti, ma non posso  omettere ovviamente il tema principe del lavoro, emergenza fra le emergenze. Che cosa si può fare nell’immediato e, ampliando l’orizzonte, quale modello di sviluppo  possiamo proporre per il Paese, anche con un occhio di riguardo per la nostra Regione?

Come le dicevo già all’inizio per noi il lavoro è il cuore del programma con cui ci candidiamo a governare il paese. L’Italia non può essere europea solo nel rigore. Noi chiediamo che si rispettino i parametri europei nei conti pubblici ma anche nella civilizzazione. Esiste un vero e proprio ‘spread sociale’ di cui si parla troppo poco. L’Europa non e’ solo il fiscal compact, e’ uno standard di civilizzazione, un terreno che ci sfida sotto il profilo dei diritti, delle mentalità’, della cultura, dei grandi valori.

Veniamo considerati , e noi stessi ne abbiamo la convinzione, i vincitori delle prossime elezioni. Resta però l’incognita, causa il Porcellum, della maggioranza al Senato.  Nella nostra Regione, dove la Provincia ha rappresentato in passato l’anello debole, quale ritiene sia  il potenziale competitore o avversario in grado di insidiare il raggiungimento della maggioranza e, soprattutto, come ritiene di combatterlo?

La campagna elettorale non può mai essere guardata con superficialità ed arroganza. Molti cittadini maturano la propria decisione su chi votare solo nell’ultima settimana, qualcuno, si dice, addirittura andando al seggio. In ogni caso Zingaretti è nettamente sopra nei sondaggi rispetto a Storace. Se questi dati fossero confermati nelle urne la vittoria sarebbe imponente e avremmo una maggioranza consistente per mettere finalmente in campo un’azione di rilancio del Lazio. Del resto, non scordiamoci che stiamo andando a votare anche nel Lazio proprio per il fallimento delle alleanze di centrodestra. La giunta Polverini è crollata negli scandali finanziari, anche su Storace c’è molta freddezza da parte del Pdl, specie quello romano, ed è ancora vivida nei cittadini del Lazio la consapevolezza che i tagli subiti in questi anni, pensiamo in primo luogo alla sanità, sono conseguenze di scelte sbagliate proprio della passata giunta Storace. Il centro destra ha deciso di ricandidare chi ha già fallito, noi vogliamo segnare una svolta ed ecco perché ho apprezzato la scelta di Zingaretti e di tutto il Pd di non ricandidare in Regione chi in questi anni in Regione era già stato. Serve un cambiamento radicale e Zingaretti lo interpreta al meglio.

Lei è  capolista per la Camera  e quindi sicuramente verrà eletta, anzi rieletta.  E di questo siamo felici, avendola già apprezzata per il suo fattivo impegno. Come e quanto pensa di coinvolgere, supportare, coordinare  gli altri componenti della lista  per un gioco di squadra che massimizzi i risultati e dia agli elettori l’immagine di una compagine finalmente coesa e quindi più in grado di realizzare le promesse?

Questa campagna è un grande gioco di squadra. La regia regionale di Gasbarra sta certamente aiutando in questo senso, ma è evidente a tutti noi che la partita regionale è un tassello di quella nazionale. Ben vengano dunque tutte le iniziative congiunte con i candidati alla Pisana e quelli al parlamento nazionale.

Grazie nuovamente per la sua cortesia e disponibilità ed un in bocca al lupo per lei e per tutti noi.




 
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