Intervista a Emma Fattorini, capolista al Senato per la Basilicata
22 febbraio, 2013   |  

Emma Fattorini è dal 2000 ordinario di Storia contemporanea presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’ Università “La Sapienza” di Roma.
Laureata in Filosofia morale all’Università di Firenze ha approfondito in Germania i suoi studi sulla questione religiosa nell’Italia e nell’Europa Otto-Novecentesca.
Ha condotto ricerche di storia politico-diplomatica presso l’Archivio Segreto Vaticano sul nuovo ruolo che la Santa Sede, all’indomani della Prima Guerra mondiale, viene assumendo nello scenario internazionale.
Pio XI, Hitler e Mussolini (Einaudi 2007), la prima ricerca fondata sugli Archivi Segreti vaticani, al centro di vaste polemiche internazionali sulla posizione del Vaticano nei totalitarismi novecenteschi, è ora tradotto in tedesco e in inglese ( Hitler, Mussolini and Vatican, Polity press 2012).
Membro del Comitato nazionale di bioetica, del comitato scientifico della Enciclopedia Italiana Treccani, dell’Istituto L. Sturzo e del premio Pirovano.
Ha svolto un’intensa attività pubblicistica, collaborando con diversi istituti di ricerca, scrivendo su molte riviste specializzate, sulle pagine del Corriere della Sera,de l’Unità e del Sole 24 ore e collaborando a numerosi programmi radiofonici e televisivi relativi alla storia contemporanea. E’ tra le fondatrici del comitato “Se non ora quando”.

 

Prima di tutto la ringraziamo per aver accettato di rispondere alle nostre domande.
Se ci consente, inizieremmo con una domanda personale. Lei è nata a Cervia, vive e insegna a Roma, ed è stata designata dal PD - immaginiamo come esponente della cosiddetta società civile -come capolista al Senato in Basilicata. Si aspettava una virata del genere alla sua vita?

Questa esperienza è sicuramente nuova per me, anche se non è nuovo il mio coinvolgimento, oltre che nell’Università, in tante altre realtà del ‘sociale’ dove la politica è presente, la scuola, la bioetica, il movimento delle donne, le realtà ecclesiali. Una passione che ho sempre avuto, quella politica, presente anche nei miei studi oltre che nelle mie esperienze. Ma certo, sì, la mia vita è stata stravolta. Ho deciso però di accettare questa candidatura con convinzione perché il momento che stiamo vivendo è decisivo. Lo so si dice spesso così e tante volte è un’osservazione più retorica
che reale, ma questa volta è vera. Viviamo un periodo molto simile a quello del dopoguerra e senza però l’energia morale e spirituale che dava energia ai nostri padri.
Le elezioni del 24-25 febbraio sono cruciali per il nostro Paese: noi tutti ci aspettiamo un grande risultato che permetta al centrosinistra di cambiare questo Paese. Anche a lei chiediamo: in cosa il nostro Paese andrebbe cambiato con maggiore urgenza?
Bisognerebbe, in un momento di grande difficoltà per l’Italia ripartire con un’idea di sviluppo che non penalizzi gli ultimi.
Le priorità, poi, di questa che speriamo sia una legislatura costituente e della stabilità, sono le grandi riforme , quella elettorale e della giustizia, e quella della semplificazione dell’amministrazione pubblica e del lavoro. Queste
sono delle priorità. Poi io penso alla cultura , alla scuola e all’università, come realtà veramente
prioritarie. Infine, ho già avuto modo di dire che nei momenti cruciali della storia nazionale la responsabilità dei cattolici in politica torna ad essere il banco di prova del loro senso nazionale e della loro più profonda identità di credenti: dobbiamo agire, in particolare da cattolici, con spirito di servizio per il bene comune, cercando di rendere quanto più concrete possibile le speranze in questo momento di innegabile svolta sia per i cattolici, che per l’Italia.
Un altro tema su cui si sta dibattendo a lungo è il rapporto tra politica e cittadini. Il Partito Democratico ha dimostrato la volontà di cambiare radicalmente il modo di “fare politica”, organizzando ad esempio le primarie. Secondo lei se, come ci aspettiamo, il PD andrà al governo come potrebbe migliorare la percezione che molti cittadini hanno della
politica?
La sfiducia alimentata dall’antipolitica costituisce, oggi, il vero pericolo e una minaccia di fronte alla quale agire sul serio con l’unico vero antidoto: ridare credibilità alle istituzioni e alla politica. Partendo da se stessi e dal proprio partito.

Anche qui non facciamo della retorica. C’è da tempo una vera e propria crisi delle élite in questo paese, un decadimento culturale e morale prima che politico. E bisogna partire da quello, per quello la scuola e la famiglia sono decisive.
Bisogna poi far sì che la rinascita della politica riparta dall’impegno a realizzare dei cambiamenti profondi, dopo anni di sostanziale immobilismo, soprattutto se si pensa al fatto che è mancata un costante e piena formazione delle classi dirigenti in primo luogo della classe politica cattolica.  L’elaborazione di una nuova cultura politica all’altezza delle necessità attuali contribuirà fortemente al miglioramento della percezione che molti cittadini hanno, oggi, della politica.
Lei, studiosa della Chiesa contemporanea e da tempo impegnata per il suo rinnovamento spirituale, come giudica gli attuali moniti del Cardinal Bagnasco che mette in guardia contro comportamenti imbonitori messi in campo da uomini della politica? E’ un cambio univoco di atteggiamento verso la destra berlusconiana da parte del Vaticano?
Intanto, mentre le rispondo è giunta la notizia delle “dimissioni” del papa. Un cambiamento sconvolgente che non deve disorientare ma che è una spia di grandi cambiamenti per la chiesa. Nulla potrà più essere come prima.
Per quanto riguarda le parole del Cardinale Bagnasco, mi sembra che la chiesa, abbia finalmente capito che è stato grave dare credibilità a quello che il berlusconismo ha significato nel nostro paese, è stato un prezzo pagato a scapito della verità. Le parole di Bagnasco sono confortanti e non perché vadano strumentalizzate a fini di schieramenti ma proprio perché alludono ad un’ispirazione di fondo meno spaventata e più lungimirante, volta, appunto a concorre perché cresca una nuova classe dirigente. Credo che oggi una delle priorità per un cattolico in politica sia, mantenendo ben salda l’ “identità d’ispirazione” addivenire ad una nuova “ laicità aperta” per dare una mano in concreto per far sì che si affermi una politica nuova, nel solco di quella “buona” politica che ha il suo perno nel senso di responsabilità.

Lei fa parte del Comitato nazionale di bioetica e fra i temi scottanti che andranno affrontati ce ne sono molti che riguardano drammatiche scelte individuali che richiedono un quadro di certezze ma anche di umana attenzione e rispetto. Qual è la sua posizione al riguardo e come intende sostenerla in Parlamento?

Riallanciandomi anche alla risposta precedente penso di debba finalmente aprire una stagione che lasci alle spalle le contrapposizioni e le guerre sui principi astratti per un confronto che in nome un umanesimo comune sappia individuare davvero i principi irrinunciabili. Che sono quelli essenziali, quelli che si difendono attraverso un senso maturo e consapevole delle distinzioni in modo che non si metta più sullo stesso piano, per esempio, l’eutanasia con una morte dignitosa. La stagione del confronto deve essere avviata insieme a quella delle distinzioni, evitando il conflitto e le strumentalizzazioni politiche su temi tanto delicati.

Sollevando l’occhio dal presente (e, come storica, dal passato) e guardando al futuro, come immagina il nostro Paese, diciamo, fra 20 anni?
L’immaginazione e la speranza a volte si sovrappongono e allora diciamo che spero che fra venti anni avremo un Paese che, pur attento alle necessità dei più deboli sia rinnovato, moderno, efficiente e competitivo, senza perdere
l’anima e pieno di lavoro ed energie giovani, e quindi meno funestato dalla paura del confronto e aperto a trarre quanto di più di prezioso possa arrivare dalle esperienze e dalle culture diverse che abiteranno il suo suolo.

Per concludere, una frase che sintetizzi il suo impegno e la sua campagna elettorale?
Confrontarsi con tutti mantenendo salde le proprie radici d’appartenenza, in nome di uno spirito di ricostruzione nazionale per il bene comune. Insegno da trent’anni all’università e ho un figlio adolescente, quindi conosco bene il
mondo dei giovani e della ricerca, oltre a quello delle donne: il mio impegno sarà soprattutto nei loro confronti.

 




 
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