Intervista a Francesco Russo, segretario PD di Trieste, capolista al Senato per il Friuli – Venezia Giulia
7 febbraio, 2013   |  

Francesco Russo, 43 anni, insegna all’Università di Udine storia della scuola e politica della formazione. Già Vice Presidente di Area Science Park (uno dei principali Parchi Scientifici e Tecnologici multisettoriali a livello internazionale situato a Trieste) è segretario del Partito Democratico di Trieste.

Negli ultimi anni si è concentrato sui temi del dialogo tra realtà locali, mondo della ricerca e dell’impresa, e sulla valorizzazione del territorio attraverso il turismo scientifico, l’innovazione e la formazione specializzata.

Ha al suo attivo pubblicazioni sui temi delle politiche regionali, nazionali ed europee nel campo della Formazione, della Ricerca e dell’Innovazione.

 

Le domande sono a cura della redazione. Coordinamento di Augusto Garzia.

 

Prima di tutto grazie per la sua disponibilità. Le elezioni del 24-25 febbraio sono fondamentali per cercare di cambiare il nostro Paese, così come noi tutti ci aspettiamo da parte del centro sinistra. Secondo lei, in cosa il nostro Paese andrebbe cambiato con maggiore urgenza?

L’urgenza irrinunciabile, oggi, è rappresentata dalle sfide che Italia e Friuli Venezia Giulia dovranno affrontare nei prossimi anni: parlo di rinnovamento, crescita, sviluppo. Innanzitutto le elezioni che tra pochi giorni ci chiameranno a scegliere qualcosa più di un cambio governo: un cambio di campo, un cambio di passo necessario per consentire al nostro Paese di affrontare con fondamenta più solide le sfide che lo attendono nel prossimo futuro. Dovremo decidere se superare i vecchi (e nuovi) populismi e investire su forze responsabili e europeiste, le uniche capaci di schierare in squadra competenze in grado di coniugare attenzione ai conti pubblici, sviluppo, coesione sociale. Il PD si pone al centro di questo progetto come forza popolare e affidabile, capace di ricostruire e rasserenare il Paese, senza promettere futuri mirabolanti ma proponendo scelte anche difficili di cui c’è bisogno per un’Italia più moderna.

La prima parte della campagna elettorale è stata caratterizzata dai temi delle tasse, impostati da Berlusconi e che hanno visto spesso il PD nelle condizioni di doversi in qualche modo difendere, precisare, smentire. E’ d’accordo che dobbiamo essere noi a dettare i temi ? E nel caso del suo collegio quali intende proporre come prioritari?

Credo che su alcuni temi il prossimo governo debba dare un segnale forte e tempestivo. Se vincerà le elezioni, fin dal primo Consiglio dei Ministri, il Partito Democratico porterà avanti un grande progetto sulla legalità, con particolare attenzione alla normativa anticorruzione, cui aggiungere, in particolare, l’introduzione del reato di autoriciclaggio e la ripenalizzazione del falso in bilancio:  queste sono misure urgenti e indispensabili per un Paese che ha voglia di uscire dal ristagno che troppo spesso gli ha impedito di esprimere il proprio potenziale. Da parte mia, in quest’ottica, ho scelto fin da subito e con convinzione di aderire all’appello “Senza Corruzione – Riparte il Futuro”, pubblicando i miei dati e impegnandomi, insieme agli altri firmatari, a lavorare per migliorare, fin da subito, la legislazione in materia di lotta alla corruzione nel nostro Paese. Credo che la politica e il Parlamento debbano riappropriarsi del ruolo di esempio e guida morale del Paese e so che questo è anche il pensiero di Pier Luigi Bersani ed Enrico Letta che, come me, hanno già aderito alla petizione promossa da Libera e dal Gruppo Abele.

Nel suo collegio che ha visto in precedenza prevalere di poco il PDL e dove quindi è a portata di mano un significativo ribaltamento, quale può essere il peso di “disturbo” delle liste di Monti e di Ingroia?

Non penso che la presenza di queste formazioni, che stento a definire ‘nuove’ vista la composizione delle liste, modificheranno lo scenario, non quanto essi stessi avrebbero sperato. Il PD, invece, ha gestito al meglio proprio il mix tra partecipanti alle primarie ed esperienze che saranno preziose per le sfide dei prossimi anni. Le primarie, poi, sono state vere e partecipate e ci hanno permesso di rimettere nelle mani dei cittadini la scelta dei candidati. Ora lavoriamo uniti attorno a Debora Serracchiani per far ripartire un Friuli Venezia Giulia bloccato dall’immobilismo del centrodestra.

Fermo restando che uno dei temi principali, assieme al lavoro e ad esso intrecciato, è quello dei giovani, cui va particolarmente la sua attenzione, come intende affrontarlo, che cosa può proporre?

I giovani sono il futuro di questo Paese e meritano di essere al centro dell’agenda politica del prossimo governo. La partita decisiva ruota intorno al fisco: dobbiamo abbattere la pressione sul lavoro giovanile; con il cuneo fiscale di oggi, infatti, non è possibile immaginare nessuna forma di sviluppo e rilancio del Paese. Anche in questo campo, il PD non si lancia in proposte impossibili: meglio concentrarsi su obiettivi concreti per ottenere risultati concreti.

Ha in mente un modello di sviluppo che dia delle prospettive di crescita in termini di equità e sostenibilità?

È importante individuare grandi aree di investimento, ricerca e innovazione verso cui orientare le imprese, dall’industria ai servizi. Focalizzare l’attenzione su qualità e tipicità e puntando su mobilità sostenibile, risparmio, efficienza energetica, tecnologie per la salute, per la cultura e per l’arte. La nostra identità va declinata sulle esigenze di sostenibilità, anche aiutando le piccole imprese a fare rete, capitalizzarsi, accedere all’innovazione e all’internazionalizzazione.

Sono tante le riforme necessarie per metterci appunto al passo dell’Europa, alcune delle quali a costo zero: lavoro, diritti, cultura, scuola e università, mobilità, infrastruttura, sanità, giustizia, coesione territoriale, istituzionali. Quali sono per lei le più urgenti? Ci può anticipare i primi tre provvedimenti che proporrà di approvare?

Il primo, come ho già detto, è un grande progetto di legalità attorno al miglioramento della normativa anticorruzione. Accanto ad esso, ci confronteremo per una riforma concreta che sblocchi l’imponente macchina della Pubblica Amministrazione. Ancora, le aziende: ci impegneremo da subito per ascoltarne le necessità, anche intervenendo sulla tassazione del lavoro.

La nostra testata si pone l’obiettivo di condividere idee, suggestioni e ragionamenti. Soprattutto ora che si dovranno stabilire le basi su cui costruire la storia d’Italia dei prossimo quarant’anni e il suo rapporto con l’Europa.  Lei che vive in una regione di frontiera ed ha tradizioni culturali mitteleuropee, quale idea ha dell’Europa e quale il suo e nostro ruolo nei prossimi decenni?  

Il nostro posto è l’Europa, ognuno forte della propria specificità. L’autonomia è, per noi, non uno scudo ma una risorsa straordinaria, che può renderci in grado di intervenire dove altre regioni hanno difficoltà, superando campanilismi, per esempio mettendo ospedali, università e parchi scientifici in condizioni di collaborare, riportando il Friuli Venezia Giulia a servizio delle piccole e piccolissime imprese, realizzando infrastrutture moderne e un welfare sostenibile a favore dei nostri concittadini. Vogliamo una Regione nuovamente laboratorio di eccellenze in un Paese forte e autorevole, protagonista del percorso che porta agli Stati Uniti d’Europa.

Infine, non la voglio sfiancare oltre, un tema delicato quale il rapporto tra politica e cittadini. Il Partito Democratico ha dimostrato la volontà di cambiare radicalmente il modo di “fare politica”, organizzando ad esempio le primarie. Secondo lei andando al governo, come potrebbe  il Partito Democratico migliorare la percezione che molti cittadini hanno della politica?  E quali sono, al nostro interno, i problemi maggiori  da risolvere per migliorarci?

La buona politica prima di tutto ascolta le persone, poi parla con loro e di loro. È un confine sottile, ma in un tempo di cambiamenti straordinari, come quello che stiamo vivendo, è impensabile costruire percorsi innovativi e collettivi senza mettersi in ascolto dei fenomeni sotterranei che hanno già cambiato il modo di stare insieme, comunicare, produrre, consumare, fare cultura. Dobbiamo avere l’orecchio a terra, quindi. E gli occhi al futuro.

 




 
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