Intervista a Luisa Stagni, Presidente Consulta della Cultura Municipio Roma XII
20 dicembre, 2012   |  

Intervistiamo la Dott.sa Luisa Stagni, Presidente della Consulta della Cultura del Municipio Roma XII Eur, appena rieletta per la seconda volta. Direttore artistico dell’associazione di promozione  socio- culturale OperaDecima, attrice, regista ed insegnante di recitazione e laboratori per attori professionisti e non.

 

Presidente, non tutti sono al corrente dell’esistenza delle Consulte… cosa sono?

Le  Consulte  sono un  organismo  di partecipazione attiva dei cittadini alla vita politica del Comune  in cui vivono, hanno  intenti consultivi e propositivi, sono organismi istituzionali che si occupano di tematiche specifiche di interesse pubblico: sanità, disabilità, cultura, condizione femminile,  ecc.

La nostra è stata istituita nel nostro Municipio con delibera del Consiglio Circoscrizionale N. 37 del 22 novembre 1999…Siamo vecchietti..

 

Di che cosa si occupa la Consulta?

La nostra Consulta si occupa della Cultura nel dodicesimo Municipio.

Ne fanno parte associazioni culturali, cooperative, comitati, regolarmente istituiti e anche singoli cittadini,  che svolgono la loro attività artistico-culturale prevalentemente nel nostro territorio.

 

E di cosa si occupano le associazioni?

Le associazioni iscritte sono circa una trentina, nel panorama del territorio occupano  diversi ambiti culturali. Ci sono Associazioni teatrali, musicali, di arti visive, qualcuna si occupa di  archeologia, di scuola e cultura generale con progetti di formazione e divulgazione, legati alle realtà in cui lavorano; in alcuni casi le associazioni collaborano ad un progetto unico, come ad es. la “Festa della Cultura” che si svolge, annualmente, promossa dalla Consulta in collaborazione con il Municipio e le altre realtà culturali esistenti.

Parlo di Associazioni che lavorano da decenni nei quartieri il cui livello artistico-culturale è altissimo.

 

Che bisogno c’è di iscriversi alla Consulta per svolgere tali attività ?

La consulta ha un ruolo di collegamento con le Istituzioni politiche ed amministrative del Municipio; è un portavoce delle esigenze culturali espresse dal territorio ma la sua funzione è anche quella di monitorare le linee di politica culturale degli amministratori locali e garantire la trasparenza. Insieme si è più forti e con un rappresentante istituzionale si è più efficaci… Naturalmente la nostra funzione è soprattutto propositiva quindi le associazioni iscritte hanno una opportunità in più per dialogare con i politici e con le altre realtà culturali del Municipio.

 

Siete dunque un osservatorio privilegiato delle proposte culturali del municipi. A tal proposito, qual è la situazione culturale del nostro Municipio?

In questo Municipio non ha mai brillato la politica culturale. Con le varie amministrazioni che si sono succedute, di opposti colori politici, abbiamo sempre fatto fatica a relazionarci e a costruire qualcosa insieme. Per onestà intellettuale, devo ammettere che con l’attuale amministrazione siamo riusciti a realizzare quello che in tanti anni non era nemmeno pensabile. Con tanta fatica, però, troppa! Il problema è la mancanza di idee culturali, di incompetenza.

La carenza più evidente è la mancanza di una politica culturale che caratterizzi questa amministrazione. Come si dice,  è troppo facile “sparare sulla croce rossa…”. Intendo dire che “le mancanze” sono davvero troppe e le poche proposte culturali realizzate denotano una casualità e non una progettualità. Non sono favoriti, purtroppo, spazi di aggregazione culturale come i centri culturali o spazi pubblici dedicati ai giovani; mancano le sedi per le associazioni, compresa la sede della Consulta. Andrebbero recuperati spazi abbandonati o degradati per restituirli all’uso sociale, trasformandoli in luoghi di cultura, come ad esempio casali, scuole non funzionanti, piccole strutture agricole o industriali di cui il territorio abbonda. C’è nel XII municipio un polo museale meraviglioso. Un patrimonio di storia, cultura, tradizione, di antropologia, di scienza, artistico.

L’Eur è di per sé u museo all’aperto della migliore architettura razionalista. C’è un’area archeologica sconosciuta ai più, in zona Laurentina. Insomma voglio dire che il patrimonio in Beni culturali nel nostro territorio è ricchissimo, ma non se ne fa un punto di forza turistico –culturale né, tantomeno,di crescita economica o sviluppo del lavoro giovanile.

 

Ma il centro culturale Elsa Morante, da quasi due anni attivo, non assolve a tali carenze?

Quel Centro Culturale mi sta molto a cuore. Purtroppo, pur essendo diretto magistralmente dalla Dorr.sa Paolino, a questo Centro manca una collocazione culturale, una posizione nel panorama dei Teatri di Cintura  che gli era stata promessa.

Il centro culturale  Elsa Morante è un bellissimo spazio immerso nel verde ma è una “cattedrale nel deserto”.

Nei mesi di attività, questo spazio ha accolto molte iniziative delle Associazioni del nostro territorio, del Comitato di quartiere, delle scuole, qualche iniziativa di Zetema, che è la società del Comune che lo ha in gestione.

Nel complesso, l’immagine che ha è quella di uno spazio da affittare a prezzi, più o meno convenienti, anche in questo caso, senza una linea culturale leggibile.

Inoltre, questo spazio è scollegato dal quartiere, sia per via della difficile raggiungibilità senza un’automobile (non ci sono linee di trasporto pubblico che lo serva con passaggi di corse frequenti e in orari di attività serale) sia per la mancanza di pubblicità capillare nel quartiere in cui è ospitato, così come  nel municipio stesso. Alcuni abitanti che vivono nei palazzoni di fronte al Centro, non sanno cosa ci sia dentro ai cancelli che lo circondano. Durante la nostra Festa della Cultura, per la prima volta sono entrati… apprezzando ciò che avevano sotto casa senza saperlo.

Basterebbero pochi accorgimenti, come dicevo una linea di autobus, una illuminazione adeguata, una insegna luminosa con il nome, delle bacheche esterne con affissa la programmazione e le iniziative quotidiane, maggiori contatti con le scuole, organizzare delle mattinée teatrali o di musica, aprirlo agli anziani con attività idonee. Ci vorrebbe una direzione artistica per il teatro, l’arena dovrebbe essere aperta tutta l’estate.

 

Ha parlato prima della mancanza di una sede per la Consulta, come mai non vi è mai stata assegnata, pur essendo un organismo municipale?

Bella domanda. La rigirerei alla nostra amministrazione municipale. Sono anni che chiediamo di avere uno spazio pubblico nel quale, sia i cittadini che le altre associazioni, si possano avvicinare e conoscere la nostra attività. Ci piacerebbe avere uno spazio nell’Urban Center di Spinaceto o in altre sale del Municipio. Già che ci siamo vorremmo anche essere messi nei bilanci annuali come voce alla quale assegnare una parte pro quota che consenta la nostra sopravvivenza. I costi che sopportiamo sono autofinanziati dalle associazioni, ma non ci consentono di promuovere iniziative di routine. Per esempio telefonare alle scuole, agli iscritti, tenere attivo il sito web (www.consultacultura12.it, n.d.r.), rilanciare la promozione della Consulta con depliants, locandine, ecc. è tutto a spese nostre…

 

Siamo prossimi alle elezioni politiche, quali sono gli obiettivi culturali ed i suggerimenti che la Consulta potrebbe offrire ai prossimi amministratori locali?

Ci piacerebbe avere a che fare con politici preparati per il ruolo che devono sostenere, gente competente. Siamo stanchi di confrontarci con persone che, nel nostro caso, non sanno di cultura e che considerano il bene culturale solo un impiccio di cui disfarsi. Vogliamo amministratori coraggiosi che sappiano investire sulla Cultura quale bene comune, fonte di ricchezza e opportunità di lavoro.

Ci piacerebbe che lo scarso finanziamento riservato alla Cultura fosse impiegato per progetti innovativi, per la costruzione di reti culturali auto sostenibili. Vorremmo degli amministratori che recuperino il degrado nel territorio. Le faccio un esempio per tutti: il quartiere di Decima è segnalato quale progetto architettonico di altissimo valore, studiato nei libri di architettura, visitato dai laureandi e dagli studiosi, ma se cammina per le strade del quartiere… vede solo degrado, sporcizia, abbandono  di quelli che, un  tempo, erano  bellissimi giardini. C’è di mezzo anche l’A.T.E.R., con il quale non è facile relazionarsi, ma da bravi amministratori del bene comune, potrebbero muovere i primi passi e trascinare anche il carrozzone “case popolari” nel recupero.

Ci piacerebbe che trovassero gli spazi per i giovani, luoghi di incontro e di attività in cui far crescere la loro capacità creativa, portandoli fuori  dai Centri Commerciali.

Ex cinema, ex casali, ex fabbrichette, scuole, locali di pertinenza dei condomìni, insomma qualsiasi spazio inutilizzato dovrebbe essere ridato ai cittadini in veste di luogo di cultura.

Ci serve competenza, coraggio e lungimiranza. Vorremmo questo dai futuri amministratori municipali.

 

  




 
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