intervista a rosaria capacchione, capolista al senato per la campania
14 febbraio, 2013   |  

Rosaria Capacchione, nata a Napoli il 16 febbraio 1960, giornalista professionista dal 1983, vice-caposervizio presso il quotidiano “Il Mattino” (ora in aspettativa), cronista di nera e giudiziaria, occupandosi in particolar modo di camorra e del clan dei Casalesi, autrice del libro “ L’oro della camorra” che  parla di come i boss casalesi sono diventati ricchi e potenti manager e come influenzano e controllano l’economia di tutta la penisola.

A causa del suo lavoro di cronista di giudiziaria e per la sua attività contro la camorra, è stata negli anni più volte minacciata di morte e per questo, allo stato attuale, è costretta a vivere sotto scorta.

Ha sottoscritto i 5 punti di impegno e trasparenza contro la corruzione, promossi da Libera e Gruppo Abele, Il suo appassionato impegno civile si sostanzia nella formula della  buona informazione, ovvero  nel riportare “la verità: bella o brutta che sia, lasciando ai cittadini la possibilità di scegliere, di giudicare, di valutare le nostre capacità professionali, il nostro rigore nell’amministrare il Paese.”

Le domande sono a cura della redazione. Coordinamento di Augusto Garzia

Le elezioni del 24-25 febbraio sono, per molti versi,  cruciali per il nostro Paese: noi tutti ci aspettiamo un grande risultato che permetta al centrosinistra di cambiare questo Paese e di liberare il Mezzogiorno dai troppi vincoli che lo attanagliano.  Secondo Lei, in cosa il nostro Paese andrebbe cambiato con maggiore urgenza?

“Nello stato sociale, oggi praticamente azzerato, e nelle prospettive di lavoro: per chi ha vent’anni e per chi ne ha 40 e che, soprattutto al Sud, non ha mai conosciuto lavoro che non sia precario o al nero. Una generazione è già perduta, un’altra si avvia a diventarlo”.

Lei si presenta per a prima volta e come capolista al Senato a delle elezioni nazionali, dopo una esperienza in cui ha mancato di poco l’elezione all’Europarlamento.  Che effetto le fa essere finalmente in grado di portare nella sede legislativa le sue battaglie combattute in prima linea e con gravi rischi personali?

“Un po’ mi spaventa, è una grandissima responsabilità. Una cosa è l’attività di denuncia, un’altra quella di programmazione. Spero di essere all’altezza del compito”.

La malavita organizzata, in particolare la camorra ha condizionato e continua a condizionare pesantemente la sua Regione per poi estendersi nel resto del Paese. Cosa propone a livello sia normativo che  amministrativo  per arrivare a tagliare gli artigli a questa belva e ridurre  drasticamente  le connessioni con la politica?

“Ho aderito alla piattaforma di Libera e Gruppo Abele con convinzione, così come mi convince la proposta di legge della Cgil sui beni confiscati. Ma vado oltre: è arrivato il tempo di introdurre nella Costituzione, all’articolo 41, l’obbligo da parte dello Stato di promuovere l’attività di reimpiego di beni e capitali confiscati”.

Il Mezzogiorno non soffre  solo per la malavita:  disoccupazione, in particolare giovanile e femminile,  diritti civili,  salute,  ambiente ecc.,  sono temi stringenti. Quali di essi  vedranno in via prioritaria il suo appassionato impegno?

“L’ambiente, argomento di cui mi sono già occupata nella mia attività professionale. E il lavoro”.

Uno degli aspetti più preoccupanti oggi è il rapporto tra politica e cittadini che ha alimentato quell’ondata di distacco spesso rabbioso impropriamente etichettato come “antipolitica”. Il Partito Democratico ha dimostrato la volontà di cambiare radicalmente il modo di “fare politica”, organizzando ad esempio le primarie e operando un ricambio. Che cosa altro dovrebbe fare per migliorare la percezione che molti cittadini hanno della politica?

“Modificare la legge elettorale e tornare a fare politica di base, tra la gente, che in questi giorni sta dimostrando di avere voglia di sapere e di confrontarsi”.

La politica deve tornare ad essere partecipazione e condivisione, il che vuol dire prima di tutto comunicare. Il centrosinistra appare spesso è spesso scarsamente efficace nel farlo, anche quando avrebbe ottimi argomenti a suo favore. Che cosa gli manca: chiarezza, sintesi, passione o che altro?  Lei, che sa comunicare con estrema efficacia, come pensa si possa migliorare? E si prende un impegno anche in tal senso?

“Gli ultimi vent’anni sono stati gli anni della comunicazione da “Grande Fratello”, fuorviante e depistante: colpa del conflitto d’interesse e, perché no, anche di una cattiva maniera di essere giornalisti. Il servizio pubblico deve tornare a essere, appunto, pubblico. E la comunicazione politica un po’ più seria. Il gossip non mi attrae”.

Nel ringraziarla per aver voluto rispondere con concisa schiettezza alle nostre domande, le rivolgiamo il più caloroso “in bocca al lupo” per la prossima certa esperienza, sapendo di poter contare sul suo massimo impegno relativamente ai temi prediletti.

 

 

 

 

 




 
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