Intervista a Silvio Lai, Capolista al Senato per la Sardegna
20 febbraio, 2013   |  

Silvio Lai, è nato a Sassari a 45 anni dove vice con Chiara e i suoi ragazzi: Francesco che ha 16 anni, Pietro che ne ha 9, Gabriele che ha 8 anni e
Alessandro che ha 4 anni.

E’ segretario regionale del Partito Democratico in Sardegna dal 26 ottobre 2009

Nel 1992, a 25 anni, è stato eletto per la prima volta presidente regionale delle Acli, poi molto lavoro con le organizzazioni di rappresentanza della cooperazione sociale, dell’associazionismo e del volontariato.

Eletto in Consiglio Regionale, partecipa alla nascita dei Democratici di Sinistra e nel 2007 alla fondazione del Partito Democratico con le primarie del 14 ottobre. E’ impegnato a livello regionale e nazionale per il radicamento e la diffusione dei sentimenti e delle speranze dei tanti che hanno voluto la nascita del PD, in Italia e in Sardegna.

 

Innanzitutto grazie per la disponibilità. Le elezioni del 24-25 febbraio sono fondamentali per il nostro Paese: noi tutti ci aspettiamo un grande risultato  che permetta al centrosinistra di cambiare l’Italia. Secondo Lei, in cosa il nostro Paese andrebbe cambiato con maggiore urgenza?
Occorre intervenire rapidamente su tutti i nodi che condizionano il rapporto di fiducia tra i cittadini e le istituzioni. A partire dalla credibilità. La maggioranza politica che avremo in Parlamento può non essere sufficiente se la società italiana non si sente nuovamente in sintonia con le proprie istituzioni locali, regionali e nazionali, se non percepisce la pubblica amministrazione come un aiuto alla propria vita eo alla propria impresa, se non percepisce la giustizia come un elemento di eguaglianza e i diritti fondamentali, se non vede un futuro partendo dalla scuola sino alla sanità, come strumenti di garanzia per tutti.
La prossima legislatura dovrà tenere insieme riforme strutturali, per rendere più efficiente il sistema amministrativo e i servizi e più sobrie le istituzioni, e iniziative per far ripartire lo sviluppo, stendendo una urgente rete di protezione per chi non ne ha più e recuperando immediatamente le generazioni giovani che stiamo perdendo. Un lavoro enorme che richiede grande coinvolgimento e comprensione e un tetto sopra la nostra testa, l’Europa.Un anno fa ci e’ stato detto che eravamo sull’orlo del baratro. Non crediamo che l’emergenza sia finita, ma i temi della campagna elettorale, invece di dirci come aggredire il debito pubblico, ridurre i costi della politica e della pubblica amministrazione, riformare la macchina dello Stato e delle istituzioni, combattere lobby e privilegi, vere zavorre dell’economia italiana, vertono adesso tutti su come ridurre le tasse che ci sono state prima propinate insieme ad una riforma punitiva del sistema pensionistico. Lei cosa ne pensa ?
Penso che non si deve fermare il cambiamento al contrario. Va confermato e rafforzato costruendo sulle scelte di riforma la più ampia partecipazione, dando voce alle generazioni silenziose che hanno percepito che la politica non si stava più occupando di loro. Proviamo a guardare tutti alle nostre scelte con gli occhi di chi ha 20 anni e deve scegliere che fare della sua vita. Ascoltiamoli, ma veramente.
Il disincanto per la politica e per i partiti nasce dal loro distacco dai cittadini. Dal non saper cogliere i loro bisogni e, ancor più, nel non saper vedere le molte soluzioni che esponenti della cosiddetta società civile o amministratori locali hanno saputo dare a tali bisogni e che potrebbero essere riproposte con successo.  Come ristabilire questo legame e un autentica attenzione al mondo reale?
Io non penso che sia così, almeno in parte. Penso che quel distacco sia frutto di tanti anni di politica in cui l’insegnamento che passava era quello dell’occuparsi solo dei propri personali affari. Siamo di fronte al frutto avvelenato di una società disegnata in 20 anni dove prevale la furbizia rispetto al dovere, l’aggiramento delle leggi e non il loro rispetto, l’idea del colpo di fortuna o di teatro piuttosto che il lavoro come base della propria crescita personale, l’idea di una società di individualità senza coesione e solidarietà. A che serve la politica in un mondo così, è solo uno dei tanti punti di accesso al successo personale, un ascensore sociale come fare il calciatore o la velina.
Questa cultura che si è fatta idea politica è il fondamento della rottura del rapporto tra politica e cittadini. Noi sappiamo che una ricostruzione del Paese sul piano economico e sociale passa anche attraverso una nuova cultura e una nuova coesione senza la quale il nostro progetto non avrà radicamento, non sarà forte come serve.
Ci può sintetizzare quali sono le 3 principali proposte che sta portando avanti nel suo Collegio o impegni con i suoi elettori che porterà avanti in Parlamento ?
Ne ho scelto due fondamentali.
Nel mio territorio occorre un rapporto nuovo tra le multinazionali italiane e straniere, e un governo forte che non sia subordinato ai loro interessi. Il mio impegno è su questo tema fondamentale per porre fine all’abuso dell’utilizzo del territorio in maniera non corretta sul piano ambientale, sociale e sul piano dei diritti. Vale per i trasporti, per l’energia e per il sistema industriale.Ovviamente, come è facilmente intuibile, il rispetto del territorio implica anche la crescita del settore turistico e dell’indotto di tante imprese che fanno parte dei comparti collegati, dall’agricoltura ai servizi per il diporto nautico.
Il secondo tema riguarda la sfida allo shock demografico che sta colpendo la mia regione, un isola, con l’età media più alta d’Italia, quella con il trend di spopolamento più rapido e la minore presenza di immigrazione. Occorrono politiche anticicliche e strategie che invertano questo processo attraverso interventi di lungo periodo, garanzie sugli standard dei beni comuni e dei diritti fondamentali e politiche di ritorno dei giovani e di accoglienza strutturale di immigrazione.
Condividere vuol dire prima di tutto Comunicare e il centrosinistra è spesso  accusato di avere una comunicazione meno efficiente. Come pensa si possa migliorare? Si prende un impegno con noi per contribuire al suo perfezionamento?
Non credo al tema di una comunicazione più o meno efficiente efficace, se il malessere politico è più profondo. Allo stesso modo come per i prodotti, se un detersivo non ha determnate caratteristiche è inutile dire che lava più bianco, alla prova dei fatti viene fuori che il prodotto non vale.(muore Se vendi detersivi che sono uguali, vende di più quello con la migliore pubblicità, ma se) Credo invece che il PD proponga proponi politiche che occorrono (muore proposte) concrete e vere, non solo comunicazione. In ogni caso il Pd può di certo migliorare ad esempio fare di più per avviare una comunicazione a rete e di rete tra le persone, i cittadini, gli elettori per costruire condivisione e io sono disponibile a contribuire al suo potenziamento. Alle primarie abbiamo già visto che funziona e così dovrebbero funzionare anche le istituzioni che operano a favore dei cittadini, partendo appunto dall’ascolto.Concludiamo con un Suo piccolo appello agli elettori.
Il mio appello è per un voto al Pd alla Camera e al Senato, un voto che dia un ampia maggioranza per una immediata riforma elettorale, una maastricht dei costi della politica e interventi immediati per il lavoro attraverso un allentamento del patto di stabilità. Serve un Governo forte in Europa per intervenire su ques’ultimo punto e per indirizzare l’Europa verso il suo destino di unità. Serve un grande consenso per il Pd se vogliamo rifare l’Italia e fare una Unione Europea.



 
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